“EuroLavoro (1)” In Europa non si può lavorare più di 48 ore

12/05/2005
    giovedì 12 maggio 2005

    pagina 11

    In Europa non si può lavorare più di 48 ore
    Approvata la direttiva che prevede l’eliminazione dell’«opt out», la norma che permetteva di superare il limite

      DALL’INVIATO
      Sergio Sergi

        STRASBURGO. Una battaglia sull’orario di lavoro a 48 ore é stata vinta. Il Parlamento europeo ha fatto segnare ieri un punto importante a favore dell’Europa sociale: ha cancellato la clausola dell’«opt-out», la possibilitá prevista da una direttiva del 1992 di superare, anche con il consenso del lavoratore, la settimana lavorativa di 48.

          Nel percorso di revisione della normativa, in sede di prima lettura parlamentare, la clausola é stata soppressa con un emendamento approvato con un margine di ben 105 voti e confermata nel voto finale della relazione del deputato Alejandro Cercas, un socialista spagnolo. L’aula ha, infatti, detto di sí alle modifiche parziali apportate alla direttiva, in favore di un riequilibrio del rapporto tra vita professionale e vita privata, con una maggioranza di 373 voti. I contrari sono stati 268 e gli astenuti 13.

            Ha sostenuto la relazione un ampio fronte composto dai deputati del Pse (tra loro, i parlamentari della delegazione italiana), dei Verdi, di una parte dei liberal-democratici dell’Alde (tra loro i parlamentari della Margherita e anche il radicale Pannella), una grossa fetta del Ppe.
            Il voto sulla disciplina dell’orario di lavoro in Europa ha messo in bella vista una radicale spaccatura nel fronte del centro destra italiano: a favore della relazione, infatti, hanno votato i deputati dell’Udc, gli esponenti di Forza Italia Riccardo Ventre e Francesco Vernola, il socialista De Michelis e anche il leghista Speroni in dissenso con il suo collega Salvini.

              Contro la risoluzione si sono schierati, ma con motivazioni differenti, la sinistra del Gue (con Rifondazione e Comunisti italiani), la destra dell’Uen (con Alleanza nazionale) ma con l’esponente della Destra Sociale, Roberta Angelilli, a favore dell’abolizione dell’«opt-out». Da notare che appena l’altro ieri era stata annunciata, dai capi delegazione Tajani (Fi) e Muscardini (An) la nascita del coordinamento della «Casa delle libertá» in sede europea. Al primo voto importante, il coordinamento non risulta aver funzionato.

                «Ha vinto l’Europa della burocrazia», dicono i forzisti Mario Mauro e Mario Mantovani. «No, ha vinto l’anima sociale dell’Europa», replica Armando Dionisi capo gruppo Udc che ha votato insieme a Lorenzo Cesa della direzione del partito. «Si vede che sono davvero messi male e non li unisce piú nulla» – dice Antonio Panzeri, parlamentare italiano Pse che ha seguito il percorso del provvedimento. «Con questo voto – aggiunge – é stata battuta l’idea di chi voleva introdurre soluzioni che avrebbero peggiorato le condizioni lavorative e alterato gli equilibri della vita di ciascuno. La messa al bando della clausola é una conquista di tutta l’Europa e 25 e la direttiva sull’orario é parte integrante dell’Europa sociale».

                  Oltre alla soppressione, dopo un periodo di transizione (previsto per venire incontro alla situazione britannica, una delle realtá piú segnate dalla vecchia norma), dell’«opt-out», la direttiva cosí modificata prevede l’estensione a 12 mesi del periodo in cui calcolare le 48 ore di media settimanali. Una soluzione di compromesso che ha cercato di andare incontro all’esigenza di garantire migliori condizioni di lavoro e, al tempo stesso, di sicurezza. Inoltre, la direttiva regola anche la questione della reperibilitá che riguarda alcune categorie di lavoratori e che la Corte di Giustizia Ue ha giá sentenziato che va conteggiata come lavoro effettivo.

                    La vittoria é stata salutata con soddisfazione dalle forze politiche di centro-sinistra. La Confederazione dei sindacati europei e la Cgil (con Giampaolo Patta e Carla Cantone) sottolineano che é stato sconfitto il tentativo di peggioramento della norma. Soddisfatti anche i sindacati britannici per un «compromesso di buon senso». Irritati gli imprenditori europei dell’Unice che invocano la flessibilitá come «essenziale per la competitivitá delle imprese».

                      Gli imprenditori, ovviamente, confidano nei rapporti di forza del Consiglio che all’inizio di giugno dirá la sua ed é possibile che la situazione venga nuovamente ribaltata perché un gruppo molto grande di Paesi (tra cui Germania, Gran Bretagna, Slovacchia, Polonia) potrebbe formare una «minoranza di blocco». E la stessa Commissione di José Barroso ha annunciato la propria contrarietá alla svolta impressa dal Parlamento, caratterizzando, in tal modo, la propria azione in senso contrario alla tradizione dell’esecutivo.