Eurolandia rischia la recessione

18/03/2003




            martedì 18 marzo 2003

                Bruxelles rivede all’1% le previsioni sul Pil 2003 e non esclude una «stagnazione o ancora peggio»

                Per le tensioni geopolitiche può cadere la fiducia
                Partirà la procedura anti-deficit francese (3,1%)

                    Eurolandia rischia la recessione
                    ADRIANA CERRETELLI


                    DAL NOSTRO INVIATO
                    BRUXELLES – Vigilia di guerra in Irak, economia europea in costante perdita di colpi. Le nuove previsioni ufficiali di Bruxelles non arriveranno prima di aprile ma già si ipotizza una crescita quasi dimezzata rispetto alle proiezione del novembre scorso: dall’1,8% di allora si è ormai scesi «intorno all’1%», ha ammesso ieri il direttore generale Ecofin, Klaus Regling. Ma alla fine potrebbe anche essere molto meno. Per la prima volta infatti gli uomini del commissario Ue competente, Pedro Solbes, di solito molto cauti nell’uso delle parole, «non escludono la stagnazione o perfino la recessione in Eurolandia», complici le grandi incertezze che oggi caratterizzano l’evoluzione dei prezzi del petrolio da una parte e quella della fiducia di imprese e consumatori dall’altra. Pur riconoscendo la difficoltà di valutare in anticipo l’impatto della guerra in Irak sull’economia, Bruxelles non si tira indietro, delinea anche lo scenario peggiore, quello che potrebbe concretizzarsi in presenza di un aumento prolungato dei prezzi del greggio combinati con un crollo della fiducia. Una miscela di questo genere sarebbe micidiale per la crescita europea. Motivo? Il caro-petrolio eroderebbe i redditi delle famiglie incentivandone le propensione al risparmio e quindi la flessione dei consumi. Ne risentirebbero negativamente le imprese, a loro volta tormentate dal calo dei profitti e quindi degli investimenti. Ma a soffrire in un quadro del genere sarebbero anche turismo e viaggi internazionali come nel dopo-11 settembre. Il commercio mondiale potrebbe rallentare sul filo delle tensioni geopolitiche, del peggioramento delle relazioni con il mondo islamico come della minaccia di attacchi terroristici. Tutto questo avrebbe inevitabilmente un impatto negativo anche sulle Borse innescando alla fine una spirale negativa che potrebbe appunto sfociare nella stagnazione o peggio nella recessione, si legge nel rapporto trimestrale della Commissione sull’economia di Eurolandia. Come mai tanto allarmismo? Se è vero che l’economia dell’area presenta anche lati positivi – dal costante calo della core inflation, all’incremento della produttività del lavoro, al basso livello dei tassi di interesse – è altrettanto vero che oggi appare molto meno attrezzata per affrontare la crisi rispetto alla prima guerra del Golfo. Che le sorprese nel 1990-91 in una fase di crescita e non di forte rallentamento, tra l’altro in un panorama di sostegno popolare all’intervento militare, senza quindi la variabile della sfiducia diffusa che rischia di fare grossi danni se combinata a una lunga fiammata dei prezzi petroliferi. Sarà davvero lo scenario più cupo ad avere la meglio? La Commissione lo analizza ma spera che resti un’ipotesi di scuola. Soprattutto se la guerra dovesse rivelarsi breve, l’aumento del prezzo del petrolio temporaneo e non superare una forchetta compresa tra il 50 e il 100%. Nell’attesa di scoprire come effettivamente andranno le cose, pur insistendo sulla necessità di continuare sulla strada delle riforme strutturali perché l’economia europea resta ancora «troppo rigida» non meno che sul rispetto del Patto di stabilità, Pedro Solbes sembra tacitamente orientato a darne un’interpretazione sempre più flessibile. E non potrebbe essere altrimenti visti i chiari di luna all’orizzonte congiunturale. E così ieri, commentando i dati Eurostat sull’andamento di deficit e debiti pubblici nel 2002 in Eurolandia, di fronte alla conferma che il disavanzo francese, dopo quello portoghese e tedesco, ha sfondato a sua volta la soglia proibita del 3%, Bruxelles ha confermato che avvierà la procedura anti-deficit eccessivo come atto dovuto, come constatazione di atto, limitandosi a «presentare in aprile il rapporto del caso senza raccomandazioni». Per la Germania è stato d’altra parte confermato che «se la sua cresita non raggiungerà quest’anno l’1%, il suo disavanzo potrà superare di nuovo il 3%».