“Euro” La cassiera: «Ho avuto un incubo sprofondavo tra le monetine»

03/01/2002


GIOVEDÌ, 03 GENNAIO 2002
 
Pagina 7 – Cronaca
 
La cassiera
 
Bologna, il primo giorno con l’euro in un grande magazzino
 
"Ho avuto un incubo sprofondavo tra le monetine"
 
 
 
Al supermercato resti in euro finché si può e i clienti ne approfittano "Vengono tutti da noi perché nelle banche c’è sempre la coda"
 
MICHELE SMARGIASSI

BOLOGNA — Anche lei ha sognato l’euro, ma non è stato un bel sogno. «Non riuscivo più a contare, sprofondavo tra le monetine…». Quando s’è svegliata Alessandra Mattrel, 36 anni, cassiera alla Coop Adriatica, ha pensato per un attimo di darsi malata. «Ma il primo giorno con l’euro arriva comunque», un sospiro profondo e via al posto di combattimento, cassa 14, sulla linea di fuoco assieme a trentatré colleghe nervose come lei. Nel cassetto, il fondocassa brilla come il tesoro di Ali Babà, monete mai toccate, banconote mai sfogliate. «È la prima volta che le vedo…». Non ha fatto il corso? «Sì, ma coi soldi finti, tutto teorico». È senza rete il momento della verità.
Un minuto alle 15, e davanti ai cancelli ancora chiusi dell’Iper Lame (quarto in Italia per clientela, 48 mila scontrini a settimana) c’è un esercito di truppe carrellate in fremente attesa. «Mi sento male», vacilla la cassiera 21, «Stasera ci raccolgono col cucchiaino», sospira la collega 19. Alessandra si prepara: «Vengono a spendere le ultime lire». Errore: vengono a cambiare le ultime lire. Il supermercato come surrogato della banca. Il primo cliente di Alessandra poggia sul nastro due litri di latte, sfoggia sorridente un bel centomila e intasca come resto un mazzetto di eurobigliettoni croccanti e una cascatella di monetine. «In banca c’era fila», si giustifica. Coop s’è impegnata a dare resti solo in euro: ne avrà abbastanza? Secondo, terzo, quarto cliente: tutti cash e solo in lire, «di solito 2 su 3 usano il bancomat», oggi la proporzione è invertita, frusciano i bigliettoni, rispuntano perfino quelli da 500 mila, «dove li tenevano, sotto il materasso?». All’ottavo cliente Alessandra si è già adeguata: dice il conto solo in lire. L’euromoneta esce a fiumi, ma non entra. Solo dopo un’ora un cliente tira finalmente fuori un biglietto da 100 euro. E come capita sempre, proprio quando iniziava a prendere confidenza Alessandra inciampa: sul display appare un resto dovuto di oltre 500 euro. «Oddio, non ho battuto i centesimi», fermi tutti, arriva il pronto intervento, cancella, ribatte, il conto torna a posto. «Stavolta me ne sono accorta, ma che succederà stasera alle dieci, dopo sette ore di bip bip? E sarà così per due mesi… Per fortuna febbraio è corto».
Lunga invece la coda: eppure, miracolo, nessuno pianta grane. «Ecco il suo resto, 25 euro e 78 eurocent», la pensionata incassa i contanti senza contarli, «ci guardo a casa». «Oggi sono buonissimi, sarà Babbo Natale». No, Alessandra, è zio Euro: uno zio d’America straricco che non si può offendere facendogli i conti in tasca. E poi c’è l’eccitazione del gioco: in fila i clienti scherzano, ridono. Solo Alessandra non ride. Alle 17, anzi, arriva l’attacco di panico: «Ho pochi biglietti da 5, mi sarò sbagliata con qualche resto». Ore d’ansia aspettando il conteggio finale. Perché è vero che la macchina non sbaglia mai, bip bip e in un attimo il resto è convertito, ma sono le dita a scivolare sulla cartamoneta troppo liscia, «i fogli s’incollano», darne tre per due è un attimo, e non è un’offerta speciale. La paura di sbagliare si legge in faccia alle cassiere, notizie incontrollate seminano il panico in barriera casse: «La Cristina ha battuto 250 euro per errore!».
Ma chi l’ha detto che le macchine non sbagliano mai? Alle 17 si diffonde la notizia, stavolta autentica, che il radicchio trevigiano si rifiuta di entrare in Europa. Ostinato, irriducibile, il suo codice a barre continua a dichiarare alla cassa il prezzo di 52 euro al chilo, cioè 100.686 lire: ci vorranno un paio d’ore di battaglia per aver ragione del renitente all’euro, nel frattempo a tutte le casse attenzioneattenzione al radicchio traditore, «un’altra cosa da tenere a mente», sospira Alessandra, sarà una giornata lunga. «Finirà pure, la lira»: col lavoro che fa, Alessandra ne avrà contate per miliardi, ma non ha rimpianti. «Ciampi ci ha invitato a non aver paura di cambiare, io mi fido di Ciampi, ma allora era meglio fare come in Germania, tutto in una notte, senza il raddoppio…». S’interrompe, c’è un altro cliente: «Pago metà in lire metà in euro, si può?». «Si può», si rassegna Alessandra, cominciando a far conti. Sarà una giornata lunghissima.