“Euro” Gli eurosabotatori di Palazzo Chigi

03/01/2002



 










Giovedi 3 Gennaio 2002



SPECIALE EURO
Gli eurosabotatori di Palazzo Chigi

di Luana Benini


Indifferenza, distacco quanto basta, e persino allarmismo. Sono questi i segnali che arrivano dal governo e dalla maggioranza di centro destra nel giorno del debutto dell’euro. Ci sono le sparate di Bossi che non rinnega le sue campagne antieuropeiste, anzi rincara la dose. Ci sono anche le tirate allarmistiche di Antonio Martino, ministro della Difesa, che per la moneta unica prevede fallimenti e agita addirittura la possibilità di un aggravio delle tensioni politiche fra i Paesi membri dell’Unione.
Se il quotidiano leghista «La Padania» parla di «moneta virtuale», il quotidiano di Feltri, «Libero», titola sprezzante «Mezza Italietta in ginocchio davanti a dio euro» e definisce l’euro «il nuovo totem della sinistra». Gratta gratta l’ordine di scuderia viene fuori: freniamo gli entusiasmi. Il che equivale a dare un colpo alla fiducia collettiva.
Perché è vero quello che ha scritto ieri Mario Monti, commissario europeo alla concorrenza, che l’euro ha dimostrato la «lungimirante e tenace determinazione» di alcune personalità politiche che nonostante lo scetticismo imperante hanno saputo convincere e coinvolgere Paesi e cittadini nella nascita della moneta. L’euro è stato il frutto di una battaglia che il centrosinistra ha condotto da solo. E’ una conquista dei governi dell’Ulivo.
Mentre nelle file del Polo l’euroscetticismo è sempre stato di casa. Il Polo abbandonò il Parlamento quando si trattò di votare la finanziaria del ‘96, quella finanziaria che avrebbe consentito all’Italia di rientrare nei parametri imposti da Maastricht. E ora? Non muove un dito, come fa notare Renzo Lusetti della Margherita, neanche per alleviare i disagi del changeover. In compenso tollera le «rodomontate» di Bossi, sottoscrive le frenate all’entusiasmo che arrivano dall’algido ministro dell’Economia Tremonti e i neri auspici del suo collega alla Difesa Martino.
Mentre i Dodici festeggiano l’introduzione della moneta unica il capo leghista assicura che la sfida per l’unità europea «è già persa in partenza»: «A me dell’euro non me ne frega niente. Ma credo che non importi niente a nessuno. La corsa all’euro è un’invenzione dei media. E’ una scelta calata dall’alto in cui il popolo non c’entra». E paventa «un’Europa giacobina col potere che viene dall’alto o espressione della vittoria della finanza sulla borghesia». Il silenzio dei big della Cdl e la «latitanza del premier» sono «imbarazzanti», come dice la diessina Livia Turco.
Il ministro per i rapporti con il Parlamento Carlo Giovanardi non commenta neppure, si limita a ricordare che «ormai l’euro è una scelta irreversibile». Solo Luca Volonté, Ccd-Cdu, definisce «inopportune» le affermazioni di Bossi: «Dimostra di non conoscere neanche le tappe fondamentali che hanno portato alla costruzione dell’Ue e dell’euro». Il problema è che la politica estera di questo governo è un magma indefinito. E le sparate di Bossi non sono affatto innocue o isolate. La Lega pesa nel governo Berlusconi come non trascura di ricordare il vicepresidente del Senato e segretario nazionale della Lega, Roberto Calderoli, che ricorda il ruolo della Lega sul mandato di cattura europeo mentre paventa l’uso della nuova moneta «come un cavallo di Troia da coloro che mirano al Superstato europeo»: «Se così sarà si potrà legittimamente parlare di Forcolandia». Ma non è solo la forza frenante della Lega ad agire in questo passaggio epocale. Come si evince dalle parole meno dirette, più sfumate, ma non per questo meno distruttive di Antonio Martino che sull’Europa è sempre stato tiepido e scettico.
Ieri se n’è uscito con un vero e proprio allarme: «Ci sono grossi rischi che l’esperienza dell’euro si concluda con un fallimento». Non solo, «i dati che abbiamo inducono al pessimismo». E c’è il rischio, ha aggiunto, che l’euro aggravi le tensioni politiche: «D’ora in avanti la politica monetaria sarà solo una e non è affatto detto che andrà bene a tutti.dal momento che nessuno ha pensato di introdurre regole e parametriche fissino le linee della politica monetaria comune, quando gli interessi divergeranno c’è da credere che la Bce sarà sensibile alle istanze dei Paesi più grandi».
Insomma, pronostici pessimi. Lapo Pistelli, responsabile esteri della Margherita ha commentato ieri sera: «Il sentimento scarsamente europeista di alcuni esponenti del governo è così forte che non riescono a tacere la propria ostilità nemmeno nelle ore in cui si festeggia perché l’Europa ha fatto uno straordinario balzo in avanti sulla strada dell’unità». Un’altra «pessima prova sul piano internazionale del governo».