Eurispes: «Un italiano su dieci è povero»

13/07/2007
    venerdì 13 luglio 2007

    Pagina 28 -Economia

    CRESCONO LE INSOLVENZE SUI MUTUI, IN UN ANNO +5%

      “Un italiano su dieci è povero”

      Sono 15 milioni i cittadini a rischio indigenza, rivela l’Eurispes

        ROMA
        Non chiedono l’elemosina gli angoli delle strade, non sono sporchi e trasandati. Per questo qualcuno la chiama povertà in «giacca e cravatta». Ma è pur sempre povertà. E colpisce fasce sempre più estese della classe media. Due milioni e mezzo di nuclei familiari, secondo l’Eurispes. Vale a dire otto milioni di persone (più del 10 per cento della popolazione) costrette a tirare la cinghia già alla fine della terza settimana del mese.

        Sono impietosi i dati dello studio «Problemi di famiglia. Senza rete: la famiglia italiana di fronte alla crisi del Welfare». E mettono in luce un’Italia che arranca stretta tra crisi economica, retribuzioni e pensioni che restano al palo e un’inflazione che secondo l’istituto di statitisca è cresciuta negli ultimi anni del 23 per cento. Del resto col 50 per cento delle famiglie che dispone di un reddito mensile inferiore ai 1.900 euro è facile scivolare verso l’indigenza. Un’investimento sbagliato, o la diminuzione del salario, e si entra a far parte di quei quindici milioni di quasi poveri che rappresentano un quarto degli italiani.

        Senza contare i Working poors. Ovvero coloro che pur percependo un salario, non possono permettersi un’abitazione dove fare ritorno e la sera vanno ad affollare i dormitori pubblici. Ma anche chi una casa ce l’ha, spesso non riesce a pagarla. L’insolvenza dei mutui infatti è in aumento. Nell’ultimo anno le famiglie che hanno trovato difficoltà a pagare le rate sono cresciute del 5 per cento. E si calcola siano 410 mila i nuclei familiari che rischiano di non farcela. D’altra parte a dar retta ai dati dell’istituto di ricerca solo il 23 per cento delle famiglie dichiara di non aver alcun problema nelle gestione delle finanze familiari.

        La crisi ha colpito soprattutto chi aveva un reddito da lavoro dipendente e i pensionati. Ma come è ovvio non se la passano bene nemmeno i giovani precari costretti a saltare da un lavoro all’altro. I più colpiti sono gli impiegati, la cui retribuzione negli anni fra il 2001 e il 2005 secondo la Ricerca dell’Eurispes, ha perduto il 20 per cento del potere d’acquisto. Impoveriti anche gli operai che hanno visto ridursi il “peso” del loro salario del 14 per cento. Non va bene nemmeno a dirigenti e quadri che però partono da condizioni di base assai migliori. Ma neanche nel resto d’Europa va molto meglio. Coloro che guadagnano meno del 60 per cento del redditto medio del paese in cui vivono, e perciò sono considerati a rischio povertà, sono ben 72 milioni. E dall’Eurostat viene forse il dato più allarmante: il 20 per cento degli europei in buone condizioni economiche possiede cinque volte più ricchezza di quanta ne abbia il 20 per cento dei meno abbienti.