Eurispes: «Gli italiani diventano sempre più poveri»

29/09/2003


27 Settembre 2003

PREZZI ALLE STELLE, GLI STIPENDI ACCELERANO MA RESTANO SOTTO L’INFLAZIONE
Eurispes: «Gli italiani diventano sempre più poveri»
Il reddito delle famiglie è sceso del 3,1%. «Il governo faccia di più»
affaello Masci
ROMA
Le cose si mettono male per le famiglie italiane: mentre il costo della vita in agosto è cresciuto del 2,8% – rileva l’Istat – rispetto allo stesso mese dello scorso anno, le retribuzioni sono cresciute del 2,6%. Ad aggravare la situazione ci si è messa anche la mancata crescita del fatturato industriale che è stata pari a zero (come dato tendenziale, di luglio sul luglio precedente) e di un modesto + 0,9% come dato congiunturale (di luglio su giugno). Il risultato di questo frangente è che il reddito delle famiglie – secondo Eurispes – è sceso da un anno all’altro del 3,1%, con buona pace di chi attendeva una ripresa dei consumi. E, dato che il costo della vita ha già sufficientemente esasperato il rapporto tra i commercianti e i consumatori, questi ultimi minacciano un boicottaggio degli acquisti proprio sotto Natale, dopo aver chiesto all’Antitrust l’apertura «di una indagine sull’andamento dei prezzi». La situazione è preoccupante, e molte critiche si orientano verso il governo che non sarebbe stato capace di muoversi in questi marosi.
Gli stipendi, dunque, continuano a crescere meno dell’inflazione, anche se in agosto il divario si è ristretto, a motivo del contratto della scuola, che coinvolge oltre 900 mila dipendenti pubblici, e degli aumenti tabellari previsti per le Poste e le banche, tutti elementi che hanno fatto risalire l’indice delle retribuzioni dello 0,6% sul mese precedente, portando il dato tendenziale al 2,6%.
«Nella corsa tra inflazione e retribuzioni, continua a vincere l’inflazione ormai al 2,9%», ha commentato la segretaria confederale della Cgil, Marigia Maulucci. Con tutto ciò, continua la Cgil, «i lavoratori continuano a perdere potere d’acquisto: in 220 euro è stata calcolata la perdita secca per una retribuzione contrattuale, alla quale va aggiunto il mancato recupero del fiscal drag per circa 120 euro, totale 340 euro l’anno per manifesta responsabilità del Governo, il quale per tutta risposta si appresta a tagliare le pensioni e i diritti, infierendo ulteriormente sulle condizioni materiali di lavoratori e pensionati».
Nubi inquietanti sono apparse anche sul fatturato dell’industria, che – è sempre l’Istat a dirlo – a luglio registra una variazione nulla in confronto allo stesso mese dello scorso anno, mentre rispetto a giugno c’è un aumento dello 0,9%. Secondo l’Istituto di statistica la variazione tendenziale nulla si deve ad un aumento dell’1% del mercato internazionale e ad una flessione dello 0,3% di quello nazionale.
«I dati Istat – ha detto il viceministro del Commercio delle Attività produttive Adolfo Urso – confermano che i primi sei mesi sono stati difficili, ma ci auguriamo che siano il segnale di un cambiamento significativo che potrebbe manifestarsi e rafforzarsi nei prossimi mesi». Cosa di cui è certo il ministro Antonio Marzano, per il quale «la congiuntura tra poco cambierà» sostenuta anche da una Finanziaria mirata allo sviluppo.
E’ possibile che le cose vadano come il ministro auspica ma, per intanto, Eurispes rileva che gli italiani si stanno impoverendo sempre di più. L’istituto diretto da Gian Maria Fara, elaborando dati della Banca d’Italia, ha dedotto che «il reddito disponibile reale delle famiglie nel 2002 è sceso del 3,1%» a causa da un lato della modesta crescita del Pil e, dall’altro dalla «decisa crescita dei prezzi dei prodotti di consumo abituale delle famiglie a basso e medio reddito».
E se la crisi è la prima responsabile, molte colpe vanno addebitate al governo che, accusa Eurispes, «non è intervenuto in forme apprezzabili». L’impressione che si ha, dice l’Eurispes, «è che al di là di una serie di espedienti di natura tributaria il governo si disinteressi della gestione dell’economia». Tant’è che non è intervenuto «né con l’incremento dei trasferimenti, né con la riduzione delle imposte che anzi si sono accresciute in termini assoluti (e della cui contrazione in termini percentuali hanno benificiato principalmente le imprese). Né con un’azione incisiva nel controllo dei prezzi».