Eurispes contro Istat: ogni volta che cambia il paniere diminuisce l’inflazione

30/01/2003

            30 gennaio 2003

            Dopo il rallentamento di gennaio
            Eurispes contro Istat: ogni volta che cambia il paniere diminuisce l’inflazione

            Luigina Venturelli
            MILANO Basta cambiare il paniere dell’Istat, aggiungere pizza e
            miele da una parte, togliere chitarra e borotalco dall’altra, in seguito
            applicare il nuovo insieme di prodotti alle rilevazioni di gennaio,
            e la magia è fatta: l’inflazione cala al 2,7%.
            Questa è la lettura che l’Eurispes fa dei dati forniti dalle città
            campione sui prezzi al consumo, in diminuzione su base annua
            dello 0,1% rispetto allo stesso periodo del 2002.
            Il problema sta nella contemporaneità fra la notizia del rallentamento
            e la presentazione del nuovo paniere: «Sono un grande
            estimatore dell’Istat – ha commentato sarcastico Gian Maria Fara, il
            presidente dell’Eurispes – perchè riesce a fare cose che nessun
            mortale sa fare. Cambia il paniere e l’inflazione diminuisce. Perchè
            non ne fa uno nuovo anche domani? Un paniere al giorno e in una
            settimana l’inflazione è bella che ridotta».
            Insomma, il lifting al paniere non sarà la panacea di tutti i problemi di rilevazione, tanto più che problemi concreti da affrontare ce ne sono, come quello di ricalcolare l’incidenza del sommerso sul prodotto interno lordo, che secondo l’Eurispes è del 27,8% della ricchezza prodotta.
            Dato molto vicino a quello fornito dal Fondo monetario internazionale,
            ma molto lontano dal 14% stimato dall’Istat.
            «Berlusconi ha ragione quando lamenta che il Pil italiano è
            sottostimato. I calcoli Istat non corrispondono a verità, perchè
            legati a una base d’analisi vecchia, che si riferisce ai dati del 1991,
            non essendo ancora stati elaborati quelli del censimento 2001. In
            questo modo attribuiscono il sommerso all’agricoltura che, invece,
            si è spostato nel terziario, nei servizi e in parte nell’edilizia».
            Ma – ha sottolineato Fara – non si tratta di una questione
            personale: «Non voglio apparire come colui che aggredisce sempre
            l’Istat, per chissà quale scontro in atto e chissà quali interessi. Ma
            forse ci sentiamo un po’ meno istituzionali e un po’ più vicini ai
            cittadini. E quindi, cerchiamo di interpretare le attese, le esigenze e
            i problemi che i cittadini hanno».
            Un’interpretazione tentata anche dal presidente di Confcommercio,
            Sergio Billè, con la proposta di reintrodurre i mini assegni e
            il doppio prezzo lire-euro. Ma, a sentire le associazioni dei consumatori
            e persino Confesercenti, non sembra una gran trovata.
            «Non si può giocare a monopoli – ha detto l’Intesa – sulle spalle
            dei consumatori. Idee ludiche come quella dei mini assegni non
            solo appaiono ridicole, ma non servirebbero assolutamente a nulla,
            visto che il problema non è la percezione dell’inflazione ma l’aumento
            di prezzi e tariffe».
            Più morbido nei toni, ma non nella sostanza, il commento di
            Marco Venturi, presidente di Confesercenti: «I mini assegni sono
            inutili, anzi dannosi. Anche il doppio prezzo rappresenta un passo
            indietro, ma, visto che ci è stato chiesto e si è aperta una polemica
            esasperata sui prezzi, diamo la nostra disponibilità ad un eventuale
            periodo fino a giugno e su base volontaria».