“EtMaintenent…” Massimo il diligente

02/05/2006
    sabato 29 aprile 2006

    Pagina 7 – Primo Piano

    IL PRESIDENTE MANCATO PRIMO ATTO, STRETTA DI MANO CON BERTINOTTI

      Massimo il diligente
      tra un voto e l’altro fa la spola col Senato

        personaggio
        ANTONELLA RAMPINO

          ROMA
          Poteva essere il suo primo giorno da presidente della Camera. E invece tutti lo chiamano �presidente�, ma il deputato D’Alema diligentemente per tre volte risponde alla chiamata all’urna e va a votare per Bertinotti. I due s’incrociano, si sorridono, si scambiano una stretta di mano. Tra s� e la nomina mancata, com’� noto, D’Alema ha messo un giro in barca, via verso Capri. E ieri � ricomparso rilassato, sorridente, perfino cordiale. Dal mare �c’� tanto da imparare�. E forse per questo, in un gesto di somma benevolenza, lancia un invito sull’Ikarus addirittura al no-global bertinottiano Caruso, che gli risponde con un �no grazie� di concetto, �sa, io sono montanaro�. D’Alema naturalmente non s’arrende, �s� s�, lo ero anch’io, poi ho cambiato parere�. Del resto, ha smesso di fumare e riposto gli origami nel cassetto. E per un sogno – se vogliamo chiamarlo come lo chiamano i comuni mortali – che � sfumato, un altro se ne affaccia. La Farnesina, e in fondo, laggi�, forse anche il Colle pi� alto.

            Di certo c’� solo che ieri D’Alema ha iniziato la giornata varcando il portone di Montecitorio alle dieci del mattino sottobraccio a Prodi, e ne � uscito undici ore dopo sottobraccio a Dario Franceschini, di cui sono immediatamente salite le quotazioni come presidente del gruppo unico dell’Ulivo alla Camera. Franceschini si trincera in un ovvio �no comment�, ma quei venti minuti di colloquio nel cortiletto della Camera col presidente della Quercia hanno il valore di un simbolico via libera: tramontata la presidenza di Montecitorio, proprio di D’Alema s’era parlato per quel ruolo.

              Il condizionale � d’obbligo, dato i delicati e perigliosi passaggi che l’Unione ha davanti, e riguarda il presidente della Quercia anzitutto. Quei settanta voti che D’Alema ottiene al terzo giro nell’urna gli sembrano �il massimo�. �Tanto sono tutti di centrodestra…�, si lascia scappare. Un bel viatico qualora e semmai si dovesse trattare di una votazione per il Colle pi� alto, ipotesi che affaccia con insistenza da pi� parti, dato anche che una presidenza (della Repubblica) D’Alema aiuterebbe a rafforzare il governo e la (risicata) maggioranza ben pi� di una riconferma Ciampi. Alla quale nella Quercia si pensa sempre, ma con minor calore.

                Ma ipotesi di cui D’Alema e dalemiani non vogliono neanche sentir parlare. Lui glissa anche su quel che tutti danno per certo. Ovvero sulla disponibilit� data in due colloqui ieri a quattr’occhi con Prodi a ricoprire l’incarico di ministro degli Esteri. �Una postazione che non osterebbe certo un’eventuale candidatura al Colle�, si lascia scappare Giuseppe Caldarola, aggiungendo subito un prudente �per carit�, la mia � solo una considerazione di scuola�. Messo a punto con ulteriore incontro vis-�-vis ancora ieri mattina in Transatlantico con Fassino il ruolo di quest’ultimo: vicepremier con delega leggera, e potrebbe essere una sorta di controllo pi� dell’attuazione delle politiche economiche che del programma, conservando la segreteria della Quercia, congelando e rinviando a data da destinarsi le ipotesi di nuovo congresso dei diesse con relativo �aggiornamento� della leadership. D’Alema invece agli Esteri, appunto. Anche se per ora �Massimo non ha ancora deciso nulla, non � affatto detto che vada al governo, cosa che valuter� con Prodi e Prodi con la coalizione al momento opportuno�, fa sapere un fedelissimo come Nicola Latorre. Tradotto: l’ipotesi Farnesina verr� ufficializzata al momento opportuno.

                  Ma sempre sorridente, sempre disteso, sempre rilassato ieri D’Alema ha speso la parte centrale della propria giornata cercando di cavare le castagne dal fuoco di Palazzo Madama. Quelle cinque schede nulle, una perfino con i numeri esatti della data di nascita di Franco Marini, hanno insospettito l’Unione. D’Alema s’� precipitato nello studio di Angius, capo dei senatori diessini, e con Nicola Latorre ha lavorato ai fianchi Antonio Di Pietro. Uno dei principali sospettati di defezione, assieme a Clemente Mastella che a pomeriggio inoltrato peraltro minacciava apertamente l’appoggio esterno. Raggiunto poi in quella sede anche da Piero Fassino, assieme hanno incontrato Francesco Cossiga, grande sponsor di D’Alema, almeno apparentemente. Che sia lui uno dei tre che hanno vergato sulla scheda il nome di Francesco Marini?