“EtMaintenant…” «Spiaciuto per i giochini»

11/05/2006
    gioved� 11 maggio 2006

    Pagina 3 – Primo Piano

    L’APPLAUSO DELL’AULA DI MONTECITORIO ANTICIPA LA COMUNICAZIONE UFFICIALE DI BERTINOTTI. IN SERATA DA CIAMPI PER CONCORDARE IL PASSAGGIO DI CONSEGNE

      �Spiaciuto per i giochini�

        Nel suo studio con i fedelissimi, tra ricordi e aneddoti
        Un solo rimpianto: le schede bianche del centrodestra

          retroscena
          FEDERICO GEREMICCA

            ROMA
            La luce del sole che entra ancora un po’ di taglio, inonda e rischiara la stanza della Metamorfosi: una scrivania ingombra di libri, con un unico portaritratti, la foto di Lui con la nipotina, capelli castani e tunichetta a fiori; due comode poltrone damascate a righe larghe, in oro e azzurro; tre sedie pi� dimesse; una piccola scaffalatura sulla quale fa mostra un’altra unica foto, Lui con Yitzhak Rabin; e infine Lui, appunto, Giorgio Napolitano, capo dello Stato in divenire. E’ mezzogiorno, e al primo piano di Palazzo Giustiniani il senatore a vita non pi� leader di partito e non ancora Presidente � oggetto di una lenta ma inarrestabile trasformazione. �Bianca�, �Napolitano�, �Napolitano�, �Napolitano�… scandisce la voce di Fausto Bertinotti che giunge ovattata attraverso la tv. Nella stanza della Metamorfosi, quando si avvicina il momento, quando soltanto cinquanta schede fanno la differenza tra il Senatore e il Presidente, resta solo Gianni Cervetti, l’uomo dell’Oro di Mosca, il compagno migliorista e riformista di cento battaglie e forse pi�. Ha nella tasca della giacca il basco di sempre, e davanti un grande foglio sul quale annota i voti. �Impensabile quindici anni fa – sussurra -. Quindici anni fa, quasi volevano cacciarci dal partito…�.

              Clima familiare
              Due ore prima, per�, la Metamorfosi era appena cominciata in mezzo a un dolce e familiare parlar napoletano. Pochissimi amici hanno avuto il privilegio di tener compagnia al senatore nella sua ultima Trasformazione: un evento che meritava (e meriterebbe) discrezione e riserbo, prudenza e rispetto, e che cos� racconteremo, fermandoci nell’attimo esatto della proclamazione a Presidente. Ma prima no. Anzi, ora no. Ora che sono le dieci del mattino e Giorgio Napolitano, avendo appena votato per se stesso, � proprio qui – di fronte a noi – circondato dagli amici napoletani, ora qualcosa si pu� dire. Gli fa corona il gruppo di comando di �Mezzogiorno/Europa�, il centro studi voluto sette anni fa dal futuro presidente una volta arrivato al Parlamento di Strasburgo. C’� Ivano Russo, giovane ricercatore universitario, poi Alberto Irace, Alfredo Mazzei e il direttore dell’omonima rivista, un ex deputato del Pci, vecchio amico del non ancora Presidente. Napolitano chiacchiera amabilmente, raccontando i giorni della sua candidatura. �Quanti piccoli e inutili disegni – sussurra -, quanti calcoli incomprensibili… C’� perfino chi ha voluto far prevalere, di fronte alla scelta di un nuovo capo dello Stato, l’ingombro e il valore di un’elezione amministrativa�. Si ferma, riflette, poi apre una finestra, quasi cercasse l’aria fresca di Roma e la luce del sole che si alza.

                Nella piccola stanza attigua, un caos di cinque metri per tre, Elvira ed Elettra – le sue segretarie – faticano a filtrare telefonate e richieste di colloquio. Arriva Carlo Guelfi, capo di gabinetto di Giorgio Napolitano ai tempi del Viminale, e i due si isolano in un fitto colloquio. Di nuovo assieme, insomma, di nuovo affianco, alla vigilia dell’istante in cui potrebbe cadere un altro Muro. Magari non � un caso se la prima volta di un ex comunista alla guida degli apparati di Polizia fu possibile con Lui; e anche oggi non si pu� certo dire che sia per caso che possa toccare a Lui passare alla storia come il primo allievo di Togliatti giunto sul Colle da dove si vigila sul rispetto della Costituzione repubblicana. Ma � presto per questo, e il senatore ancora senatore racconta di certi sgomenti, di certe amarezze inaspettate. Quella di Giulio Andreotti, per esempio: �Mi ha chiamato per dirsi stupefatto che altri, il centrodestra, non mi abbiano votato�. E poi, forse, il colloquio pi� imbarazzato, con Gianni Letta al telefono a dirsi dispiaciuto perch� �caro Presidente non ce l’ho fatta, mi hanno battuto, non hanno voluto darmi ascolto�.

                  Il resto dovremmo quasi lasciarlo stare perch� �Napolitano�, �Napolitano�, �bianca�… il senatore � gi� quasi a 400 s� e la Metamorfosi continua, il leader di partito sta lasciando il posto al Presidente di tutti gli italiani, il cui profilo di granitico garante dei diritti di ognuno va facendosi largo tra le schede scrutinate. Ma come non dire delle indecisioni di Gianfranco Fini? Come non dire di quella telefonata di qualche giorno fa �se sei sicuro di restare candidato davvero anche alla quarta votazione, allora � diverso, sappi che per me cambia�? Sussurra il senatore: �Non � cambiato niente, invece, e me ne spiaccio�. E perch� tacere, adesso che ancora si pu�, delle rassicurazioni di Pier Ferdinando Casini? Venticinque voti dall’Udc per aiutare la Trasformazione del senatore in Presidente, e va a saper se poi � andata davvero cos�. E Berlusconi, infine, �con questa storia dei ricatti di Bossi, questa minaccia leghista che sembra nient’altro, ormai, che un alibi buono in ogni momento di difficolt�.

                    Complimenti dorotei
                    Arriva Emilio Colombo, senatore a vita come il senatore quasi Presidente: si salutano, si complimentano e il vecchio capo doroteo non resiste alla battuta �un cosacco al Quirinale, va dicendo qualche cretino. E io non conosco comunisti meno comunisti di Napolitano e democratici pi� democratici dell’uomo che stiamo eleggendo Presidente�. Ma ormai ci siamo quasi. Arrivano gli uomini del cerimoniale per preparare il dopo proclamazione, gentili, ossequiosi, efficienti come mai. Arriva Pasquale Cascella, suo passato e futuro portavoce. Arriva Giuseppe Mennella, una vita negli uffici del Senato, che lo coccola, lo scorta e gli spiega quel che accadr�. Napolitano � in piedi, ascolta tutti, �bianca�, �Napolitano�, �Napolitano� e la Metamorfosi � ormai quasi completata. Telefona Antonio Bassolino, scongiuri, auguri e una richiesta: �Giorgio, la tua prima visita spetta a Napoli. Perch� non vieni subito, anche prima delle elezioni?�. Ma appunto, il dado � tratto, l’uomo che passeggia nella stanza luminosa ha ormai il profilo del Presidente e sarebbe bene fosse chiaro a tutti che Presidente sar�. �Prima del voto… Mah…�. Riflette a voce alta. Un’ingerenza nella campagna elettorale. Un aiuto, oggettivo, ad uno schieramento piuttosto che a un altro. S�, il senatore-Presidente ha gi� scrupoli di questo tipo, alla faccia di chi ha voluto dichiarare che sar� il garante di mezza Italia e dell’altra mezza no.

                      �Ora, per favore…�, ora che manca una manciata di voti all’elezione, Gianni Cervetti e il Presidente chiedono di poter restare soli. Mille immagini attraversano la loro mente, la guerra, il dopoguerra, la lotta alla Dc, Mosca, i carri armati, Berlinguer, le battaglie nel partito, �miglioristi traditori e filosocialisti�, l’emarginazione, la fatica nel tentare di far cambiar linea al Pci, le sconfitte, s�, le sconfitte. Un Presidente cos� non pu� essere il presidente di una sola parte. Un Presidente che ha conosciuto le durezze della faziosit� e le asprezze della scarsa democrazia, non arrecher� ad altri le ferite subite in cinquant’anni di vita politica. Ma alle 12,50 questo e ogni altro pensiero � spazzato via. Gli occhi di Elvira e Elettra si riempiono di lacrime, nel caos dei cinque metri per tre, c’� chi applaude e chi si abbraccia. La Metamorfosi, adesso, � completata.

                        Arrivano i valletti
                        Ecco, il Presidente della Repubblica � diventato inavvicinabile. Arrivano i valletti, i cerimonieri, si prepara la sala per la comunicazione ufficiale che i presidenti di Camera e Senato si accingono a fare a Napolitano. Ed eccolo, ora, il Presidente. Eccolo nell’istante che vale una vita. Abbraccia Gianni Cervetti, che ha gli occhi lucidi. Abbottona la giacca, sistema la cravatta, ringrazia Carlo Azeglio Ciampi, che � il primo in assoluto a telefonare. Poi esce dalla stanza della Metamorfosi e va incontro al suo destino. A destra, sulla parete, il disegno a pastelli che ha incuriosito tutti: un sole che piange e un aereo che bombarda una casa in fiamme, e un po’ pi� a destra un sole che ride, una colomba che vola ed una casa con i fiori alle finestre. �Glielo hanno regalato i bambini di Serajevo quando era presidente della Camera. Da allora lo porta sempre con s�…�.