“EtMaintenant…” «Sono uomo di parte ma basta con la logica amico-nemico»

02/05/2006
    marted� 1 maggio 2006
    sabato 29 aprile 2006
    domenica 30 aprile 2006

    Pagina 5 – Primo Piano

    �Sono uomo di parte
    ma basta con la logica amico-nemico�

      Bertinotti: �Dedico questo giorno agli operai
      Dobbiamo riconoscerci nella Costituzione�

        personaggio
        RICCARDO BARENGHI

          ROMA
          Chi l’avrebbe mai detto? La domanda se la fanno nel suo partito e tutti quelli che lo hanno conosciuto sindacalista a Torino e poi a Roma, e uomo politico negli ultimi dodici anni. Chi l’avrebbe mai detto? scriver� oggi Rina Gagliardi su Liberazione in un articolo biografico sul nuovo presidente della Camera. E chiss�, probabilmente anche Fausto Bertinotti stesso se lo chiede: chi me lo avrebbe mai detto?

            E invece eccolo qua, il sindacalista da sempre in minoranza, il politico accusato di radicalismo estremo, di settarismo, l’inaffidabile per definizione, quello che seppell� il primo governo di centrosinistra nella storia d’Italia. Adesso � la Terza carica dello Stato, poltrona voluta da lui e da Prodi, che � costata non pochi malumori nei Ds, tra loro e lo stesso Prodi. Ma da oggi � sua, i voti che ha preso lo soddisfano, ha fatto quasi il pieno della maggioranza. La promessa del giorno prima – �parler� a braccio� – � semi mantenuta: in mano solo foglietti di appunti che per� lui segue attentamente nella lettura. Che comincia con tono estremamente istituzionale, una immediata apertura alla minoranza, all’opposizione. Alla quale d� lo stesso valore dei suoi alleati: in Parlamento siamo tutti uguali e io sar� il presidente di tutti, �avr� per tutti lo stesso rispetto. Sono un uomo di parte che perci� non teme il conflitto. Ma respingo la logica dell’amico-nemico, che nega il discorso dell’altro�. Apprezzamento generale.

              E generale divertimento quando l’emozionato Bertinotti inciampa su Ciampi e lo chiama Carlo Aurelio. Correzione immediata. L’aula applaude subito dopo perch� Bertinotti cita Casini e lo indica come un esempio(l’ex presidente lo aveva abbracciato). Ed � proprio il Parlamento la prima questione che Bertinotti mette al centro, la necessit� di valorizzare un luogo che insieme agli altri della politica riescano a ridurre quel �distacco con il Paese reale. Soprattutto �con quella parte della societ� pi� debole, pi� marginale, che sta fuori�.

                Ma il pezzo pi� ad effetto arriva quando il leader comunista affronta la questione pi� delicata: la guerra, il terrorismo, Nassiriya. Non gli � difficile ripetere che �� irriducibile la nostra scelta contro la guerra e il terrorismo�. Ed � naturale che dedichi un caloroso omaggio alle vittime di Nassiriya, provocando un applauso generale. E vedere tutti, da sinistra a destra, in piedi che applaudono il comunista Bertinotti fa un certo effetto: chi l’avrebbe mai detto?

                  Naturalmente parla del lavoro, �dedico la mia vittoria alle operaie e agli operai�, e ne parla come l’emergenza fondamentale. Non solo perch� �c’� una crisi generale del valore del lavoro�, ma anche perch� la vita � diventata �precaria, insicura, incerta. E’ questo il problema delle nuove generazioni, dunque il problema del Paese�. Non dimentica la laicit� dello Stato (in campagna elettorale era stato criticato dai suoi alleati della Rosa nel Pugno per una certa �prudenza�). Ne parla sottolineandone ovviamente il valore e premettendo che che non si devono negare �le differenze di genere, etniche, tra nativi e migranti, tra credenti e non credenti�. Ma anche dicendo che �la laicit� richiede una sua rielaborazione per farne orizzonte di una nuova convivenza in cui progettare il nostro futuro�. Laicit� insomma, ma quale laicit� si vedr�.

                    Le citazioni sono due, una sulla �lezione di don Milani a proposito della scuola e degli insegnanti �che costituiscono un patrimonio per il Paese�. L’altra � di Pietro Calamandrei: �Vorrei che seguissimo il suo suggerimento e facessimo un pellegrinaggio nel luogo dove � nata la nostra Costituzione, ovvero sulle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati e impiccati, ovunque sia morto un italiano per riscattare la libert�. Come a Marzabotto, luogo di una terribile strage nazista, dove �mi piacerebbe che si svolgesse idealmente questa nostra assemblea: anche l� � nata la nostra Costituzione con la sua irriducibile scelta di pace�.

                      E’ evidente il riferimento al discorso con cui Luciano Violante inaugur� la sua presidenza dieci anni fa. Allora lui disse che bisognava ricominciare da una sorta di pacificazione nazionale, bisognava insomma �capire le ragioni delle ragazze e i ragazzi di Sal�. Oggi il suo successore dice il contrario: le ragioni sulle quali si fondono democrazia e Costituzione sono quelle di chi ha combattuto contro i ragazzi di Sal�.

                        Il presidente, vestito scuro e cravatta chiara, ha finito il suo discorso che qualcuno definisce nobile e antico per la capacit� di tenere insieme il profilo istituzionale con quello pi� politico, pi� suo. Prende un bell’applauso, si prende pure qualche critica di una parte del centrodestra (anche se i deputati dell’Udc non gli lesinano apprezzamenti). Si alza a va a salutare uno per uno i deputati dell’Unione. Un gesto simbolico che dice una cosa sola: il Bertinotti del ‘98 non c’� pi�.