“EtMaintenant…” Massimo contro Fausto

20/04/2006
    gioved� 20 aprile 2006

    Pagina 5 – Primo Piano

    CONCORRENTI DIVISI SU TUTTO – SI STIMANO MA NON SI AMANO, HANNO IMPARATO A SOPPORTARSI NEL ‘96

      Massimo contro Fausto
      una poltrona per due

        il duello
        Riccardo Barenghi

          ROMA
          Hanno militato per vent’anni nello stesso partito, il Pci, eppure non si sono quasi mai capiti. Capiti nel senso etimologico del termine: parlavano – oggi un po’ meno – due linguaggi diversi. Racconta un’amica comune che un giorno D’Alema le disse: �Sono andato a parlare di politica con Bertinotti e lui mi ha parlato del contratto dei metalmeccanici… che c’entra?�. Lo stesso incontro Bertinotti lo sintetizz� cos�: �D’Alema pensa che il contratto dei metalmeccanici non c’entri niente con la politica…. ti rendi conto?�. E qui siamo pi� o meno alla met� degli Anni Novanta, sia D’Alema che Bertinotti erano da poco segretari dei rispettivi partiti. Qualche anno prima, quando l’attuale leader di Rifondazione era ancora una sindacalista, i due furono invitati al mare, un pomeriggio al Circeo, l’intenzione dell’ospite era proprio quella di farli conoscere sperando che magari si piacessero reciprocamente. Non si piacquero, per Bertinotti D’Alema era un uomo �troppo politico�, innamorato delle grandi geometrie, strategie, tattiche, giochi di Palazzo. E per D’Alema l’allora sindacalista era �troppo sociale�. �Un uomo colto – disse undici anni fa in una macchina che da Gallipoli ci portava a Lecce – con cui si discute amabilmente di filosofia, letteratura, cinema. Ma di politica non capisce niente�. Aggiunse sarcastico: �Se Fausto mi si mette di traverso, stavolta io lo spiano�.

            Era l’aprile del ‘95, Berlusconi era caduto da quattro mesi grazie al primo colpo politico di D’Alema segretario, altrimenti detto ribaltone. Al governo c’era Dini, di l� a poco ci sarebbero state le elezioni regionali che avrebbero aperto la strada alla vittoria dell’Ulivo dell’anno seguente. Il leader del Pds aveva tutto chiaro in testa, mosse, contromosse, date e scadenze. L’unico punto oscuro era appunto Bertinotti: che avrebbe fatto l’imprevedibile Fausto (che pur di non votare per Dini sub� la prima scissione), avrebbe appoggiato l’Ulivo, avrebbe remato contro, si sarebbe appunto messo di traverso?

              Bertinotti non si mise di traverso, e nacque quel capolavoro di ingegneria politica denominato desistenza: cos� l’Ulivo vinse le elezioni e Prodi riusc� a governare per due anni e mezzo. Periodo in cui i rapporti politici tra i due furono pessimi, nonostante la stima reciproca come si dice in questi casi. Quando nel febbraio del ‘97 D’Alema celebr� il congresso del suo partito all’insegna della modernizzazione del Paese e dell’attacco alla Cgil di Cofferati �sorda e chiusa�, Bertinotti scrisse un articolo durissimo: �Il Pds non � pi� di sinistra, � un partito liberale�. Oppure durante la Bicamerale, invenzione che dava fastidio a Bertinotti quasi quanto a Prodi: tant’� che non partecip� ai lavori delegando Cossutta. Cossutta che al contrario di Bertinotti (che semmai si intende di pi� con Fassino: Torino, la Fiat), ha sempre parlato un linguaggio simile a quello di D’Alema. Il quale disse sul finire degli Anni Ottanta che in Italia solo tre persone capivano la politica: Craxi, Cossutta e lui stesso, e se questi tre si fossero messi d’accordo… La cultura � quella l�, Togliatti e poi Berlinguer. Bertinotti invece viene da un’altra storia, un socialista lombardiano, magari un po’ massimalista, o come gli disse una volta scherzando proprio D’Alema �un anarco-sindacalista, e noi comunisti gli anarco-sindacalisti li fucilavamo�.

                Anche lo sport li divide (D’Alema va in barca, in palestra, in bicicletta, gioca a calcio, Bertinotti si limita al ping-pong e al biliardo). O il rapporto con la borghesia: D’Alema si annoia nel salotti borghesi ma gli interessa la borghesia, una classe sociale con la quale fare un patto. Bertinotti viceversa. Il melodramma li separa, a D’Alema piace mentre Bertinotti lo considera un rumore. Letture diverse, Bertinotti divora romanzi, D’Alema preferisce saggi o libri in qualche modo funzionali al suo lavoro. In comune hanno una forte passione per la propria famiglia ed entrambi, seppur in luoghi diversi, hanno partecipato al ‘68. D’Alema tir� addirittura una molotov, che per� non esplose, e raccolse i fondi per il manifesto, gruppo col quale si sent� subito in sintonia anche Bertinotti.

                  La pubblicistica giornalistico-politica attribuisce a entrambi la responsabilit� della rottura del governo Prodi, un complotto al quale avrebbe partecipato anche Franco Marini. Si disse che l’idea era quella di sostituire Prodi con Ciampi per arrivare poi a un governo D’Alema con Bertinotti dentro. Non and� cos�, e forse cos� non fu nemmeno pensato. Tuttavia D’Alema, pur condannando duramente la rottura di Bertinotti, non si spese pi� di tanto per cercare di evitarla. Magari perch� aveva capito che non era evitabile. Erano gli anni delle due sinistre, una teoria che andava bene a tutti e due: ognuno si sarebbe dovuto costruire la sua, Bertinotti quella radicale, D’Alema quella di governo. Teoria che si tradusse in pratica con la guerra del Kosovo: una sinistra la faceva e ne rivendicava la sua giustezza umanitaria, l’altra sinistra protestava nelle piazze.

                    Due anni dopo per� Berlusconi vince le elezioni lasciando le due sinistre e i loro leader al tappeto. E poi arriva l’11 settembre e l’Afghanistan e l’Iraq e nel frattempo la Cgil di Cofferati prende la guida dell’opposizione, i girotondi mettono sotto processo i dirigenti della sinistra, la situazione rischia di sfuggire di mano agli uomini dei partiti. D’Alema e Bertinotti si rivedono, stavolta parlano la stessa lingua: durante una cena mettono le basi per la collaborazione futura, quella che porter� alla nascita dell’Unione. Ovviamente bisogna prima liberarsi di Cofferati, ma non � un lavoro difficile per chi conosce l’arte della politica (a questo punto l’ha imparata anche Bertinotti) e sa che i movimenti, per quanto potenti, prima o poi rifluiscono e si affidano a chi � deputato a rappresentarli.

                      Oggi i due si stimano pi� di ieri, l’estate scorsa Bertinotti rest� ammirato per un’intervista di D’Alema: �Piacerebbe anche a me riuscire a produrre un fatto politico di cui si discute poi per una settimana�. Adesso un �fatto politico� sono riusciti a produrlo insieme, e comunque vada se ne discuter� per pi� di una settimana: chi due due sar� il Presidente della Camera?