“EtMaintenant…” La rivincita delle tute blu immaginarie

02/05/2006
    domenica 30 aprile 2006

    Pagina 4 – Primo Piano

    MARINI & BERTINOTTI - DALLA CISL �BIANCA� ALLA CIGL �ROSSA� PARLANDO A UNA CLASSE OPERAIA CHE NON ESISTE PI�

      La rivincita delle tute blu immaginarie

        Gli ex sindacalisti arrivano al potere
        Quanta differenza con Lama e Carniti

          analisi
          FABRIZIO RONDOLINO

            Siamo dunque passati dal �presidente operaio� ai presidenti sindacalisti. E infatti �alle operaie e agli operai� ha dedicato Fausto Bertinotti la sua elezione a presidente della Camera. C’�, in queste parole, tutta la ritualit� che pu� infondervi il sommo sacerdote di una chiesa oramai scomparsa. La classe operaia non esiste pi� da tempo, gli operai in carne e ossa sono una sparuta minoranza che, spesso, vota Lega o Forza Italia, e tuttavia nell’immaginario della paleosinistra sopravvivono come figure messianiche, identitarie, assolute. Bertinotti tuttavia, che � di formazione socialista (prima il Psi e poi il Psiup) e non comunista, sa infondere alla ripetitivit� del breviario un certo �glamour�, e riesce a essere chic persino quando parla di operai (� per questo, sia detto di passaggio, che i suoi ex compagni ora con Diliberto lo detestano: perch� a loro capita l’inverso, di apparire antichi anche quando parlano di astronavi). Pi� laicamente, e insieme pi� democristianamente, Franco Marini nel suo breve discorso di insediamento si � limitato ad annunciare che sar� �il presidente di tutto il Senato�.

              In questo simultaneo ascendere alla seconda e alla terza carica dello Stato di due ex sindacalisti, c’� una doppia valenza simbolica che potr� incuriosire qualche osservatore. Da un lato, infatti, il sindacato � storicamente, oltrech� concettualmente, la �casa della sinistra�, cio� il luogo in cui la sinistra per la prima volta ha preso forma e si � organizzata. Come tutti sanno, in Inghilterra ancor oggi il sindacato � parte integrante del partito laburista. Non solo: nella storia lacerata della sinistra novecentesca, il sindacato (ogni sindacato) ha sempre incarnato e rappresentato l’ala riformista e pragmatica del movimento, dunque la parte pi� spendibile e pi� �di governo�. L’elezione di due uomini del sindacato – e per di pi� provenienti l’uno dalla Cgil rossa e l’altro dalla Cisl bianca – pu� dunque essere interpretata come il segno tangibile, e prezioso, di una tradizione secolare di riformismo socialdemocratico e cristiano-sociale che finalmente corona la propria tormentata lunga marcia nelle istituzioni.

                Ma il sindacato � anche, e oggi soprattutto, il luogo della conservazione: lo stato sociale che il sindacato difende � utile soltanto ai suoi iscritti, cio� i lavoratori dipendenti: che sono per�, ormai, minoranza nel mercato del lavoro. Lo si � visto nello scontro fra D’Alema e Cofferati, quando il primo tentava di diventare il leader del riformismo del Duemila, e il secondo difendeva le trincee primonovecentesche. Da questo punto di vista, eleggere due sindacalisti ai vertici del Parlamento significa contrassegnare fin dall’inizio in senso conservatore il �riformismo� della nuova maggioranza, o quantomeno certificare solennemente il peso che in essa hanno le componenti pi� tradizionali. Culturalmente, si tratterebbe di un passo indietro enorme: in Inghilterra, il riformismo blairiano si � affermato sulle ceneri delle Trade Unions, non sulla loro beatificazione a Westminster.

                  Ai sindacalisti arrivati alla politica non � sempre andata cos� bene: anzi, finch� la Prima repubblica e il sistema dei partiti hanno tenuto, i dirigenti del sindacato erano considerati dirigenti di seconda categoria e, una volta passati al partito, destinati a incarichi onorifici. L’esempio pi� illustre � probabilmente quello di Luciano Lama: che, dopo aver guidato la Cgil negli anni della solidariet� nazionale diventando il campione del riformismo berlingueriano, una volta arrivato al Pci fu presto giubilato alla vicepresidenza di Palazzo Madama. Sul piano teorico, si riteneva a sinistra (ma anche nella Dc) che il sindacato fosse un luogo troppo �pratico�, e dunque inadatto a comprendere la �complessit� della politica. Chiss� che nella parabola di Sergio Cofferati – da leader in pectore della sinistra italiana a sindaco di Bologna – non ci sia un’eco di questa antica concezione. Ai sindacalisti socialisti � andata probabilmente meglio: ma per un Benvenuto e un Del Turco divenuti, seppur per breve tempo e in condizioni disastrose, segretari del Psi, non bisogner� dimenticare Pierre Carniti, acclamato come leader della Cisl e poi esiliato a Strasburgo perch� non desse troppo fastidio. A sostituirlo alla guida del sindacato, come � noto, arriv� il democristiano Marini.

                    Che lui e il suo collega Bertinotti, diversamente da non meno illustri colleghi, siano sopravvissuti a molte tempeste e addirittura controllino, in misura diversa, il secondo e il terzo partito della coalizione di governo, pu� forse significare che quell’antico pregiudizio che relegava i sindacalisti nelle anticamere e nelle soffitte dei partiti fosse infondato. O forse �, questo, un altro dei tanti segni della debolezza della politica nella Seconda repubblica, della sua friabilit�, e della sua permeabilit�. Nemmeno Prodi, del resto, � un �politico�; tantomeno Berlusconi. Resta da assegnare il Quirinale