“EtMaintenant…” «Il Quirinale lo ha promesso»

26/04/2006
    mercoled� 26 aprile 2006

    Pagina 2- Primo Piano

    IL CAVALIERE NON MOLLA �IL PRESIDENTE HA DETTO CHE SAREBBE STATO IL SUO SUCCESSORE A DARE L’INCARICO�

      �Il Quirinale lo ha promesso�

      retroscena
      Augusto Minzolini

        ROMA
        Il “tam tam” gi� da qualche giorno circolava nei Palazzi della politica romana accreditato soprattutto dagli esponenti dell’Unione. In poche parole Carlo Azeglio Ciampi avrebbe sciolto il rebus dell’ingorgo istituzionale prendendo il toro per le corna, decidendo cio� di affidare l’incarico a Romano Prodi nei primi giorni di maggio a due condizioni: innanzitutto che nell’elezione del presidente del Senato non si manifesti una maggioranza alternativa a quella che sostiene il Professore. In altre parole se Prodi sostenesse Franco Marini nella corsa a Palazzo Madama e venisse invece eletto Giulio Andreotti, il Capo dello Stato per opportunit� politica desisterebbe. In secondo luogo, vincolando il presidente incaricato a un un calendario ben preciso: Prodi riceverebbe l’incarico il 3 maggio e dovrebbe condurre in porto in due giorni le consultazioni sciogliendo la riserva e giurando al massimo la sera del 6 maggio. Poi, di fatto la situazione verrebbe congelata: il governo entrerebbe in carica ma, secondo le intenzioni accreditate a Ciampi, dovrebbe ricevere la fiducia dal Parlamento all’indomani dell’elezione del nuovo Capo dello Stato.

          Ebbene, quella che finora era solo una �vulgata� che veniva riferita sulla scia degli appelli a far presto (ultimo in ordine di tempo quello di un funzionario del Fondo Monetario Internazionale) ieri � stata, nei fatti, messa in pubblico anche dallo stesso presidente incaricato �in pectore�, cio� Romano Prodi. E la battuta del Professore � stata presa al balzo da Silvio Berlusconi per mettere i puntini sulle �i�, cio� per ricordare quale dovrebbe essere dal suo punto di vista la corretta sequenza delle scadenze istituzionali. E visto che con i calendari del Colle il Cavaliere non � mai stato fortunato (si ricorder� lo “scontro” con Scalfaro sulla data delle elezioni) l’attuale premier ha visto bene di ricordare ai suoi collaboratori gli accordi che intercorsero tra il Quirinale e Palazzo Chigi quando fu decisa la data dello scioglimento delle Camere ai primi di gennaio: �In quell’occasione fu il Capo dello Stato – ha osservato Berlusconi – a dire chiaro e tondo che non sarebbe stato lui a dare l’incarico al vincitore delle elezioni, ma il suo successore. Un’intenzione, se non sbaglio, ribadita nel comunicato sulle scadenze istituzionali diramato dagli uffici del Quirinale il 12 aprile�.

            Per la verit� il Cavaliere questi discorsi non li ha fatti in pubblico ma ha disposto che l’intero vertice di Forza Italia, proprio per dare solennit� alla presa di posizione, diramasse un documento in cui viene precisato quale dovrebbe essere il calendario pi� corretto. Secondo lo schema, le scadenze istituzionali dovrebbero essere assolte in questo ordine: prima dovrebbero essere eletti i presidenti delle Camere, poi il Capo dello Stato e, alle fine, si dovrebbe affrontare la questione del governo. Qualunque altra sequenza verrebbe considerata una forzatura. �Ed � inutile – sosteneva ieri sera il portavoce del Cavaliere Paolo Bonaiuti – che ci sia tutta questa spinta a far presto prendendo spunto dall’allarmismo lanciato da qualche funzionario del Fmi semisconosciuto. O che Fassino trasformi la fretta in un presupposto di moralit� quando, invece, � un modo di salvaguardare solo i suoi interessi�.

              Gi�, la questione non � di lana caprina, ma riveste una sua importanza strategica nella complessa partita a scacchi che si sta giocando in questo avvio di legislatura. Tra una maggioranza che ha uno-due voti di scarto al Senato e una minoranza che rappresenta, per usare le parole del Cavaliere, �la met� di questo paese�. Se la casella del governo fosse affrontata alla fine, Prodi dovrebbe fare i conti con tutte le delusioni e i rancori provocati dalla scelta dei tre vertici istituzionali. Inoltre per il Professore un conto � affrontare il delicato �match� della scelta del nuovo Presidente usando l’influenza di Palazzo Chigi, un altro da semplice deputato. Specie se lo �schema� che il capo dell’Unione vuole mettere in pratica � quello di scegliere l’inquilino del Colle all’interno del recinto della sua maggioranza.

                Berlusconi, invece, non vuole facilitare il compito al suo avversario. Anzi. Tant’� che ieri nella nota il vertice di Forza Italia sostiene che il passaggio dal sistema elettorale maggioritario a quello proporzionale presuppone che il Capo dello Stato prima di affidare l’incarico non riceva le delegazioni dei due schieramenti, ma quelle dei singoli partiti, per rispettarne le identit� e per conoscerne le indicazioni. �Come ho gi� detto – ha spiegato ieri il Cavaliere ai suoi colonnelli – Prodi deve bere fino in fondo l’amaro calice. E, quindi, deve affrontare il nodo del governo al termine del percorso di guerra che si � scelto quando ha deciso di arroccarsi e di evitare ogni dialogo e confronto con noi puntando tutto sulla politica dei blitz e delle forzature. Ora deve fare i conti con i limiti della sua maggioranza che, nei fatti, non � una maggioranza, perch� non ha i numeri per governare e, soprattutto, � divisa al suo interno. Voglio vedere cosa succeder� quando dovr� fare i conti con le istanze di Mastella e di Bertinotti, con quelle di Rutelli e Diliberto. Per questo Ciampi deve vederli uno alla volta�.

                  Se Berlusconi va all’attacco, i suoi alleati sono pi� cauti. Sia Fini, sia Casini, infatti, non vogliono che l’argomento crei dei problemi a Ciampi che continua a rimanere il loro candidato preferito per il Quirinale. Non vogliono, in poche parole, che la polemica sfugga di mano a Berlusconi e riduca le �chances� che ha l’ipotesi del Ciampi-bis.

                    Detto questo, ovvio, che in questo scenario diventa sempre pi� importante la partita del Senato. Perci� Berlusconi � diventato scaramantico come quando assiste alle partite del Milan: l’attuale premier non si sbilancia e non azzarda pronostici. �Molto dipende – ha fatto presente ai suoi – dalla capacit� di Andreotti di presentarsi come un candidato al di sopra delle parti�. Lui, da parte sua, ce la sta mettendo tutta. L’altro giorno, a quanto pare, ha avuto un colloquio con il senatore a vita e ieri sera � andato da Umberto Bossi per convincerlo ad appoggiare Andreotti senza riserve. �Sulla lealt� di Umberto – ha confidato ieri sera – sono pronto a mettere le mani sul fuoco. Non so invece come si comporter� Follini al Senato. Spero che sia cambiato�.