“EtMaintenant…” Il piano del Cavaliere

18/04/2006
    sabato 15 aprile 2006

      Pagina 2 – Primo Piano

      LA STRATEGIA – E’ SEMPRE PIU’ CONVINTO: �L’UNIONE DEVE SCENDERE A PATTI�

        Il piano del Cavaliere
        con le buone o le cattive
        tra un anno alle urne

          retroscena
          Augusto Minzolini

            ROMA
            Mentre le due met� �politiche� del Paese si fronteggiano fra tamburi di guerra e ramoscelli d’ulivo � l’ora delle trattative, delle proposte pubbliche o private, degli ambasciatori. Dopo due giorni di polemiche c’� stato il primo approccio promosso da emissari che si muovono nell’ombra. Due giorni fa Giuliano Ferrara, direttore del Foglio e ex-sottosegretario della presidenza del Consiglio nel primo governo Berlusconi, � andato a pranzo del Cavaliere per convincerlo a lasciar perdere la �riconta� dei voti e ad approfittare di uno scenario che gli offre grandi spazi di manovra politica. Il premier ha ascoltato ma non ha detto n� s� n� no. Due ore dopo nello studio di Ferrara al Foglio � entrato un altro emissario specializzato in missioni delicate, il segretario di Massimo D’Alema, Nicola La Torre, per fare una chiacchierata tra vecchi amici su temi, guarda caso, squisitamente politici: l’atteggiamento del premier e le coordinate di un possibile dialogo tra i due schieramenti.

              Quel colloquio ha preceduto di 24 ore il dialogo a distanza tra i due protagonisti. D’Alema ha ipotizzato in un’intervista al Corriere un confronto sugli equilibri istituzionali, compreso il Quirinale, chiedendo per� come passo propedeutico al Cavaliere il riconoscimento della vittoria di Romano Prodi. Berlusconi, in una lettera allo stesso giornale, ha ribadito che in queste elezioni non ci sono �n� vincitori n� vinti� ma un �vincitore morale�, cio� lui, e ha proposto un’intesa a �termine� su scadenze istituzionali, economiche e internazionali. Due linguaggi diversi seguiti da nuove polemiche, ma intanto c’� stato il primo approccio.

                La verit� � che, in un modo o nell’altro, tutti si pongono il problema del �dopo�. Berlusconi sa benissimo che se il conteggio delle schede elettorali (che probabilmente si concluder� tra marted� e mercoled� prossimo) non dar� dei risultati diversi, prima o poi dovr� riconoscere che l’Unione ha avuto quelle migliaia di voti in pi� alla Camera. Ma lo far� sempre sostenendo che quella di Prodi non � una vittoria, visto che met� Paese gli � contro (�ora – spiegava ieri sera Paolo Bonaiuti – hanno 19 mila voti in pi�, � come se vincessero per Ciampino�). Quindi si prepara a impostare una politica secondo uno schema, che riecheggia un vecchio slogan del Pci, del �partito di lotta e di governo�: Berlusconi sar� teoricamente disponibile visto che rinuncia a sparigliare lo schieramento avversario e non vuole dare ai suoi alleati spazi di mediazione (ieri ha avuto un colloquio con Casini che ha detto di essere d’accordo con la sua strategia ma vuole che tutte le mosse siano concordate insieme); contemporaneamente, per�, il Cavaliere giocher� la partita per tornare nel giro di un anno o due a nuove elezioni. �L’Unione – ha spiegato ieri a tutti quelli che hanno parlato con lui – deve scendere a patti, oppure ne pagher� le conseguenze. Se pensano di governare in queste condizioni andranno all’opposizione nei prossimi venti anni. Ecco perch� non capisco l’arroganza della sinistra e del signor Nomisma. Non possono tentare prove di forza, ma debbono essere responsabili: troviamo equilibri istituzionali che garantiscano entrambi gli schieramenti, affrontiamo le emergenze e poi riflettiamo se non � il caso di tornare a votare visto che in questa situazione nessuno � in grado di governare�.

                Sull’altro versante le cose non vanno meglio. Romano Prodi, per testardaggine, e Fausto Bertinotti, con soddisfazione, sono, infatti, gli unici leader dell’Unione a esorcizzare due problemi che per il centro-sinistra rappresentano due macigni sulla strada della governabilit�: una maggioranza al Senato che non va oltre uno, due, tre voti; una coalizione che � spostata nei numeri tutta a sinistra e che gi� vuole, a dispetto del vertice della Confindustria che pure non ha fatto mancare il suo appoggio a Prodi in campagna elettorale, cancellare la Legge Biagi. Bene che duri il governo Prodi, per i suoi equilibri interni, non pu� certo sviluppare una politica di modernizzazione e c’� il rischio che le macerie di una governabilit� difficile sommergano per qualche anno i suoi eredi (Veltroni e Rutelli) e l’area rifomista dello schieramento (Ds e Margherita) gi� penalizzate nelle ultime elezioni.

                  Non per nulla non sono pochi quelli che dentro quest’area, e magari vicini al sindaco di Roma, avrebbero preferito una sconfitta rispetto ad una vittoria con margini cos� ristretti. Tant’� che dentro il centro-sinistra il tema del �dialogo� – a parte �testuggine� Prodi – se lo pongono tutti. Addirittura l’altro giorno il direttore dell’Unit�, Antonio Padellaro, si � iscritto al gruppo di quelli che ipotizzano una presidenza della Repubblica affidata a Gianni Letta per offrire un sorta di baratto al Cavaliere: una rassicurazione sul tema della tutela dei suoi interessi, in cambio di una linea politica che nel vocabolario del centro-sinistra potrebbe essere definita �responsabile�, mentre in quello di un’opposizione si leggerebbe �arrendevole�.

                    Solo che nella testa del Cavaliere l’opzione di una opposizione ad �agibilit� politica limitata� non esiste. Motivo per cui le prove di �dialogo� andranno avanti per settimane, fino a quando, non fosse altro per motivi di calendario, si tenter� di trovare un equilibrio istituzionale. Prodi vorrebbe avere a disposizione per la sua maggioranza tutte e tre le cariche (Presidenza della Repubblica, del Senato e della Camera) per renderla pi� compatta. Berlusconi potrebbe essere interessato ad incassare la presidenza di uno dei rami del Parlamento, preferibilmente il Senato, ma non � disposto a pagare un prezzo politico troppo elevato.

                      Mentre per il Quirinale pi� passano i giorni e pi� la conferma di Ciampi potrebbe diventare la scelta pi� opportuna. �E’ un’ipotesi – spiegava ieri un duro come Frabrizio Cicchitto – che non ci vede pregiudizialmente contrari�. In fondo sarebbe una soluzione di garanzia e marcherebbe il carattere temporale dell’attuale fase politica.