“EtMaintenant…” «I miei 200 parlamentari possono far male»

04/05/2006
    mercoled� 3 maggio 2006

      Pagina 5 – Primo Piano

      D’ALEMA ALL’ATTACCO OTTIENE IL VICEPREMIERATO E GLI ESTERI DA PRODI, E SE CIAMPI RIFIUTA RIMANE IN POLE POSITION PER IL QUIRINALE

        �I miei 200 parlamentari possono far male�

        retroscena
        FABIO MARTINI

          ROMA
          Gi� da qualche giorno chi raccoglieva le confidenze di Massimo D’Alema riscopriva una grinta e una cattiveria d’altri tempi, ma nel tardo pomeriggio del primo maggio, chi si � trovato nello studio di Romano Prodi a piazza Santi Apostoli ha dovuto trattenere il respiro almeno due volte. Mentre D’Alema martellava, tutti gli altri (Romano Prodi, Piero Fassino, Francesco Rutelli, Arturo Parisi, Dario Franceschini, Ricky Levi) guardavano altrove, soprattutto quando �Baffino� ha spiegato che lui era s� pronto �ad entrare nel governo al ministero degli Esteri�, ma certo non poteva �fare il numero due della delegazione ds� al governo, un assioma che indirettamente alludeva ad un Piero Fassino fuori dal governo. Un pensiero ribadito nel consiglio che D’Alema si sentiva di dare a Prodi, quello di una squadra pi� agile, priva di due vicepresidenti del Consiglio.

            Anche se il passaggio pi� hard, D’Alema lo ha pronunciato in un altro momento: �E comunque i miei duecento parlamentari possono far male…�. Qualcuno assicura di non aver sentito un numero preciso, qualcun altro non � sicuro di aver ascoltato il pronome, tutti hanno avuto la sensazione di un D’Alema determinatissimo a giocarsi la partita del Quirinale, costi quel che costi. Anche perch� il presidente dei Ds non ha mancato di ricordare che un suo eventuale incarico agli Esteri, non avrebbe affatto escluso, anzi, una sua ascesa alla Presidenza della Repubblica.

              Luned� primo maggio, nel vertice anomalo tenuto nel giorno della festa del lavoro, Massimo D’Alema non soltanto ha provato a dettare la linea e a disegnare la squadra di governo, ma soprattutto ha cercato di aprirsi la strada del Quirinale. Chi era presente ha avuto la sensazione di un logoramento vicino alla rottura personale con Piero Fassino, ma soprattutto gli astanti hanno avuto la sensazione che fosse tornato lo spigoloso, ambizioso �Spezzaferro� degli Anni Novanta. Quello vincente del congresso Pds 1994 e delle Politiche 1996, quello spregiudicato della Bicamerale e della �conquista� di palazzo Chigi nel 1998. L’uomo-simbolo (per il girotondismo) dell’inciucio con Berlusconi, ma anche il beniamino del partito; colui che con coraggio dedicava ai giornalisti le asprezze che altri politici si limitavano a pensare; colui che, per dirla con le parole di un suo vecchio ammiratore come Diego Novelli, �sceglie una strada ma ha gi� pensato ad otto subordinate�.

                E cos� dopo una campagna elettorale e un post-elezioni nelle quali D’Alema ha confidato ai suoi di non aver visto �una capacit� di forte guida politica� n� in Prodi n� in Fassino, il presidente dei Ds si � convinto di potersi giocare la partita del Quirinale. E dopo aver caldeggiato (pur senza svenarsi) per diversi giorni l’anticipo dell’elezione del Capo dello Stato rispetto al conferimento dell’incarico per il nuovo governo, alla fine D’Alema � riuscito ad ottenere quel che voleva lui. E lo ha ottenuto con il parere contrario di Romano Prodi che ancora ieri pomeriggio era convinto che il calendario sarebbe rimasto quello stabilito: prima l’incarico di formare il governo, poi le Camere riunite per eleggere il Presidente della Repubblica.

                  Ma Prodi, per quanto infastidito dall’idea di dover far slittare la formazione del governo a data da destinarsi (nel caso in cui Ciampi dicesse no al bis), ieri sera resisteva all’idea di qualche giornalista che faceva presente una curiosa coincidenza: la decisione sul calendario delle prossime scadenze istituzionali � stata presa col parere favorevole di tre personaggi (Massimo D’Alema e i presidenti delle Camere Franco Marini e Fausto Bertinotti) che nel 1998 furono indicati dalla letteratura �prodiana� come i complottardi, i pugnalatori dell’allora presidente del Consiglio. Ma al tempo stesso, gi� da diversi giorni rispetto al movimentismo di Massimo D’Alema, si � messa in moto la �contraerea� anche dentro la Quercia. E proprio ieri sera venivano segnalate telefonate dei principali collaboratori di D’Alema a parlamentari ds e non ds: �Se Ciampi dovesse rinunciare, si vota per Massimo…�. Che sa di poter contare, tra i grandi elettori per il Quirinale, su un �elettorato� trasversale, un fronte che va oltre il suo partito se � vera l’affermazione fatta davanti ai capi dell’Ulivo sui �duecento� parlamentari pronto a sorreggerlo.

                    Ma la storia delle elezioni del Capo dello Stato � fatta di voti segreti e tradimenti tra compagni di partito. In questi giorni D’Alema in privato si � espresso con grande crudezza nei confronti di Piero Fassino e anche della capacit� di guida politica da parte di Romano Prodi. I due lo sanno e non hanno per nulla apprezzato le espressioni informali di D’Alema. Ma il presidente dei Ds lo sa: se l’8 maggio sar� lui il candidato dell’Unione, difficilmente i principali leader della coalizione potranno andare in ordine sparso.