“EtMaintenant…” Guai a chi tocca Marini al Senato

14/04/2006
    venerd� 14 aprile 2006

    Pagina 6- Primo Piano

    DA UOMO DELLA PRIMA E DELLA SECONDA REPUBBLICA PUNTA ALLA PRESIDENZA E BLOCCA OGNI TRATTATIVA

      Guai a chi tocca Marini al Senato

      personaggio
      Amedeo La Mattina

        ROMA
        Uno dei modi per tenere unita l’esigua maggioranza prodiana al Senato, � che Silvio Berlusconi continui a fare il Caimano: la parola �trattativa� con la Cdl oggi � una bestemmia. Ma nell’Unione non si esclude che, passata �l’eversiva sceneggiata� sui brogli delle schede e messo da parte il cannone delle polemiche, il Cavaliere si trasformi in un lucertolone. �Se dovesse succedere una metamorfosi del genere – spiega Dario Franceschini – b�, allora si potrebbe trattare con lui per l’elezione del Capo dello Stato. Sulla presidenza di Camera e Senato invece non c’� metamorfosi che tenga. Se poi Berlusconi dovesse proporci Pisanu, ci metteremmo a ridere�. E non solo perch� il ministro dell’Interno si � screditato agli occhi del centrosinistra per avere coperto Berlusconi sulla vicenda delle schede. No, il problema dei problemi si chiama Franco Marini: quell’alto scranno di Palazzo Madama spetterebbe al lupo marsicano, quasi per diritto divino, pronto ad azzannare chi pensa di mettergli i bastoni tra le ruote.

          Per cui, se poco poco si dovesse prospettare un filo di dialogo sulla seconda carica dello Stato, si aprirebbe una faglia nella coalizione che � pronta a governare, con terremoti a catena. Salterebbe, ancora una volta, l’accordo stagionato da tempo tra Marini e D’Alema (l’uno al Senato, appunto, e l’altro alla Camera). Oppure salterebbe un altro schema sul quale Prodi sta lavorando: Marini a Palazzo Madama e Fausto Bertinotti a Montecitorio, con D’Alema agli Esteri. �Salterebbero molte altre cose – osserva Giuseppe Fioroni, mariniano di ferro – se si comincia male. L’appetito vien mangiando: se al Caimano gli dai un dito, te se magna tutto. E poi, Franco sarebbe un presidente capace di allargare la maggioranza�. Allargare la maggioranza nel senso che un abile ex Dc potrebbero votarlo pezzi del centrodestra. Per non parlare poi dello stimolo alla transumanza di senatori verso l’Unione. Infine, ma non � un elemento secondario, Marini in quel ramo del Parlamento ha concentrati la maggior parte dei suoi uomini, tutti eletti. E nella Margherita controlla l’organizzazione, � l’azionista di riferimento: un colpo gobbo a lui e il giorno dopo Rutelli non avrebbe pi� la maggioranza nel partito.

            Insomma, guai a toccare i fili dell’alta tensione che ha in mano Marini. Lui non si pu� toccare: vuole finire la sua carriera politica con un ruolo istituzionale. E’ lui il coperchio – non il solo, per la verit� – che tiene chiusa la pentola a pressione del centrosinistra; � il tappo ad ogni forma di trattativa preventiva con gli avversari. I quali sperano di mettere zizzania dentro la nuova maggioranza puntando magari su Clemente Mastella, che dice di volere la presidenza del Senato ma cerca di strappare un ministero di serie A.

              E lui, vecchia volpe della Prima e della Seconda Repubblica, che ne dice di tutto questo parlare attorno al suo destino? �Devono pregarmi in ginocchio per farmi andare a sedere su quella poltrona bollente. Al Senato sar� un Vietnam, c’� molto da lavorare, e chi me lo fa fare? Io ho una certa et�, mica posso fare la guerra ogni giorno�. Sorride come un gattone, Marini: sa che chi tocca i fili muore. Sa che appena provano a fargli lo scherzetto di metterlo da parte, scoppia la guerra civile nella fragile coalizione di Prodi. Il quale, a sua volta, sa che dovrebbe compensarlo con un grosso ministero se l’ex segretario del Ppi e uomo forte della Margherita non dovesse coronare il suo sogno. Quel sogno che gi� una volta, sette anni fa, svan� dalla mattina alla sera: salire al Quirinale con un accordo di ferro con D’Alema; un ex comunista a Palazzo Chigi e un ex democristiano al Qurinale; Prodi a casa. Un accordo che si sbriciol� sotto i colpi di Walter Veltroni e la politica delle larghe intese di Berlusconi. Risultato: alla presidenza della Repubblica and� Carlo Azeglio Ciampi.

                Sette anni dopo si ripete il clich�, ritorna l’accordo con D’Alema, ma in mezzo c’� l’ostacolo Bertinotti. Chi andr� alla guida della Farnesina, lasciando la presidenza della Camera al leader del Prc: D’Alema o Fassino? �E’ una questione che dovranno risolvere in casa Ds – dice Franco Giordano di Rifondazione comunista – ma l’unica cosa certa � che Prodi con Berlusconi non vuole trattare le presidenze delle due Camere e Marini � blindato�. Almeno fino a quando il Cavaliere rimarr� sulle barricate e non metter� in campo un candidato appetibile all’Unione. A quel punto le colombe trattativiste che hanno il nido nella Quercia, potrebbero aprire una porta a Berlusconi. �Qui ci vuole un gentleman agreement tra maggioranza e opposizione�, dice Paolo Cirino Pomicino, eletto nella lista Dc-Psi di Rotondi-De Michelis. Lui di inciuci della vecchia politica se ne intende e non esclude che lungo la legislatura ci siano dei passaggi da uno schieramento all’altro. Anche Marini conosce bene questi giochi, ma se la posta � lui, la pentola a pressione esplode, questa volta. Oggi lo scenario di un’intesa � improbabile. Ma se si dovesse aprire, Marini vivrebbe l’incubo di sette anni fa.