“EtMaintenant…” Fausto ostenta calma

02/05/2006
    sabato 29 aprile 2006

    Pagina 7 – Primo Piano

    IL PRESIDENTE IN PECTORE �FARO’ UN DISCORSO A BRACCIO TUTTO POLITICO�

      Fausto ostenta calma
      �Le schede in libert� scherzo della destra�

        personaggio
        RICCARDO BARENGHI

          ROMA
          �L’unica cosa che so � che parler� a braccio. Ma cosa dir�, proprio non lo so ancora�. Fausto Bertinotti passa dall’aula al Transatlantico di Montecitorio e viceversa, chiacchiera con chi gli si avvicina, accoglie gli auguri di tutti quelli che glieli fanno (e sono in molti, a cominciare dai leader del centrosinistra), ostenta una calma olimpica, spiega che �io non mi emoziono mai prima, semmai durante: infatti stanotte ho dormito benissimo�. Non si scompone nemmeno dopo le prime tre votazioni nelle quali non ha fatto il pieno dei deputati dell’Unione, una situazione che giudica normale durante un voto sostanzialmente inutile ai fini del risultato. Nemmeno quelle cinquanta e poi settanta preferenze per D’Alema lo preoccupano, �scherzi della destra�. Semmai pesano di pi� quei tredici alla prima votazione, ma dentro Rifondazione vengono giudicati segnali diretti pi� a Fassino e a Prodi che non a Bertinotti. Il quale non ha molta voglia di commentare la vicenda politica mentre avviene, si tiene sulle generali e al massimo concede qualche citazione. Come questa di San Bernardo: �Siamo nani sulle spalle di giganti�.

            Una volta eletto, al �nano� gli toccher� fare comunque un discorso. �Non sar� lungo, venti minuti, mezz’ora�. Bertinotti si � documentato in questi giorni, � andato a rileggersi i discorsi di investitura di Pietro Ingrao nel ‘76 (�per me � sempre stato un maestro, mi ha insegnato a non saltare mai il presente ma senza farsene irretire�), di Nilde Iotti nel ‘79, di Luciano Violante nel ‘96 e di Pier Ferdinando Casini nel 2001. Li ha trovati interessanti ma tutti piuttosto istituzionali, d’altra parte il ruolo � quello e l’occasione una delle pi� istituzionali possibili.

              Lo ha colpito per� il discorso di Violante. Non che Bertinotti fosse d’accordo con il senso politico di quell’intervento, �capire le ragioni dei ragazzi e delle ragazze di Sal� fu la frase ad effetto che sintetizzava il messaggio politico che volle dare allora il presidente dei Ds: apriamo una fase di pacificazione nazionale tra la destra e la sinistra, ricominciando proprio dal punto pi� drammatico di divisione, la Resistenza, o meglio la guerra civile. Il leader di Rifondazione non condivideva allora n� condivide oggi quel messaggio, tuttavia ha confessato di aver apprezzato la forza politica che conteneva.

                Lui per� non ha ancora deciso se usare lo stesso metodo e la stessa forza, magari su altri argomenti. �Non dico che sceglier� un profilo basso ma insomma…�. Non cerca l’evento, Bertinotti, l’idea dirompente che dia il segno alla sua presidenza: almeno non sembra questa la sua intenzione. E’ ovvio che toccher� i temi pi� cari a lui e al suo partito, dalla guerra alla pace al terrorismo (Nassiriya � appena accaduta, le truppe aspettano l’ordine del ritiro), dalle emergenze sociali al lavoro precario (l’emergenza primaria per Rifondazione), fino alla scommessa sull’Unione e il governo Prodi. Parler� anche dei rapporti tra maggioranza e opposizione, far� capire quale stile intende dare alla sua presidenza. Rispetto, dialogo, discussione ma ognuno al posto suo, n� piccole n� larghe intese insomma.

                  Anche il suo dunque sar� un discorso istituzionale? �No, no, parler� di politica – risponde Bertinotti –, diciamo che tenter� di politicizzare le istituzioni�. Uno slogan, forse una suggestione, che per lui significa esattamente l’impronta che vorrebbe dare alla sua nuova avventura, appunto rimettere in comunicazione la politica non solo con i movimenti sociali ma proprio con quelle fasce di popolazione �che noi non conosciamo, nemmeno sappiamo chi sono, dove vivono, cosa pensano. E che probabilmente hanno votato per Berlusconi�. Insomma un’istituzione aperta quella che immagina il suo futuro presidente, tanto aperta che lui stesso prevede di essere una funzione itinerante. Girare per l’Italia non solo per partecipare agli appuntamenti del protocollo ma per far arrivare la politica dove non arriva, �in mezzo alla gente�.

                    Naturalmente non � pensabile che Bertinotti rinunci all’altra politica, quella del governo, della maggioranza, del Parlamento. Anche se non sar� pi� lui il segretario di Rifondazione (sar� Franco Giordano), certamente rester� l’interlocutore principale di Romano Prodi, qualcuno dice l’alleato di ferro. Nonch�, soprattutto nel ruolo di presidente di Montecitorio, il custode del Programma dell’Unione.