“EtMaintenant…” Fassino: «Sì al confronto, ma chi ha vinto deve governare»

13/04/2006
    gioved� 13 aprile 2006

    Pagina 5 – Primo Piano

    Fassino
    �S� al confronto con il centrodestra
    Ma chi ha vinto deve governare�

      Intervista
      Federico Geremicca

        ROMA
        Da una parte la soddisfazione per la vittoria, dall’altra una riflessione sull’esito del voto che fotografa un Paese – come si � detto – “diviso a met�”. E poi il controverso risultato dei Ds, l’accelerazione da imprimere alla nascita del Partito democratico e – soprattutto – il che fare ora. Per Piero Fassino – che incontrariamo tra una riunione e l’altra nel suo ufficio al “Botteghino”, per la prima intervista del dopo-voto – il cambio di ottica e di ruolo � radicale: fino a 48 ore fa polemizzava e argomentava da leader del maggior partito di opposizione, ora ha sulle spalle gli oneri e le responsabilit� imposti dal fatto di essere il segretario del maggior partito al governo del Paese. Dunque, bando ai preamboli e cominciamo naturalmente da qui.

          Onorevole Fassino, la tensione resta alta e le chiedo: si pu� governare un Paese diviso precisamente a met� con al Senato un margine di seggi di vantaggio cos� esiguo? Considera questo un problema oppure no?

            �Il fatto che ci sia una maggioranza autosufficente in entrambe le Camere, consente al centrosinistra di formare l’esecutivo, avere la fiducia del Parlamento e governare. Naturalmente, noi non vogliamo farlo a nome solo di una met� del Paese, intendendo – come � dovere di chi governa – rappresentarlo tutto. Per questo mi pare importante – in un quadro di correttezza istituzionale e nella distinzione dei ruoli tra chi � al governo e chi � all’opposizione – che si crei un clima di confronto diverso dal quello di scontro e divisione che ha caratterizzato l’atteggiamento del centrodestra in questi anni e che persiste ancora. E spero sia chiaro quel che voglio dire�.

              Chiarissimo: chi ha vinto governa, chi ha perso sta all’opposizione.

                �Precisamente. Evitiamo confusioni politiche. Io, almeno, non ne propongo. Anche perch�, francamente, non vedo le condizioni per governi di unit� nazionale – o chiss� che altro – che non mi paiono credibili di fronte all’asprezza dello scontro politico di questi anni e anche alla radicale alternativit� dei programmi con i quali ci siamo presentati di fronte agli elettori. Questo non significa che, nella chiarezza dei ruoli, non possa crearsi un clima nuovo, che consenta un confronto e che permetta, sulle grandi questioni, un dialogo non viziato dal reciproco pregiudizio. C’� da rimettere in moto un’economia ferma: pu� essere l’occasione di un confronto sulle scelte di fondo che dobbiamo fare. Per non dire del lavoro che ci attende sul fronte del risanamento del debito pubblico e del recupero di un ruolo dell’Italia in Europa in una fase cruciale per il completamento dell’integrazione europea. Su questo sarebbe utile e possibile un confronto. Ripeto, per�: fermo restando che c’� una maggioranza e c’� un’opposizione�.

                  Dentro questa ricerca di un clima politico nuovo, pu� esserci il ritorno ad antiche tradizioni politiche che vedevano affidata all’opposizione la guida di uno dei due rami del Parlamento?

                    �In linea di principio – ed � cos� in tutti i Paesi retti da un sistema bipolare – i presidenti delle Camere sono espressi da chi vince le elezioni. Vorrei ricordare che nel 1994 il centrodestra, che pure non aveva una maggioranza al Senato, elesse come presidenti Carlo Scognamiglio e Irene Pivetti, e che nel 2001 scelse Pera e Casini. Il centrodestra, dunque, ha applicato questa regola: cos� come il centrosinistra l’aveva applicata nel ‘96. Io penso che in linea di principio questa regola debba essere adottata anche oggi. Se poi maturassero condizioni diverse nel dibattito politico delle prossime settimane – e questo non lo possiamo sapere a priori – vedremo. Ma diciamo che noi partiamo dall’idea che sia giusto e opportuno che i presidenti delle Camere siano espressi dalla maggioranza di governo. Anche perch� non si tratta di scegliere dei chairman neutri, come si � visto bene: e penso, per esempio, al ruolo che Pera e Casini hanno giocato in passaggi delicati dell’attivit� parlamentare, come l’approvazione della nuova legge elettorale. Tuttavia, questo non esclude che una riflessione si possa fare�.

                      Par di capire, insomma, che iniziative su questo terreno non partiranno da voi. E’ cos�?

                        �Non partiranno da noi, ma saremo attenti a vedere cosa matura. E vorrei comunque dire che ci sono molti terreni su cui si pu� lavorare insieme. Ne indico due. Il primo: la modifica dei regolamenti parlamentari per adeguarli effettivamente a un sistema politico bipolare, introducendo quello statuto dell’opposizione che abbiamo invocato per anni e che il centrodestra si � sempre rifiutato di discutere. Il secondo: la revisione di questa brutta legge elettorale, da sostituire con nuove norme che possano essere condivise da tutti�.

                          L’elezione del Presidente della Repubblica pu� essere una delle occasioni, uno dei terreni sul quale provare a far maturare il “nuovo clima” di cui lei parla?

                            �Abbiamo gi� detto che, per quel che riguarda la presidenza della Repubblica, crediamo si debba adottare il metodo utilizzato per l’elezione di Cossiga prima e Ciampi poi: una consultazione preventiva tra le forze politiche che permetta di individuare una figura che goda di larga condivisione. Per noi questo � il metodo da cui partire. E questo, ovviamente, vale anche per l’ipotesi gi� fin troppo chiacchierata di una rielezione di Ciampi: questione sulla quale tutti farebbero meglio a mentenere pi� riserbo. Insomma, se la domanda � “il presidente della Repubblica deve essere espressione della maggioranza di governo o no?”, noi diciamo: non � espressione della sola maggioranza di governo, anche perch� non lo � mai stato, salvo nel caso di Giovanni Leone. Ripeto: noi siamo per partire dal metodo che le dicevo. Sapendo, ovviamente, che se poi quel metodo non produce alcun risultato non � che possiamo rimanere senza Presidente della Repubblica…�.

                              Lei � sul punto di cominciare una nuova esperienza di governo, � cos�?

                                �Valuteremo insieme a Prodi se � utile e necessario�.

                                  Nel caso lo fosse, pensa di mantenere la guida del partito di cui � segretario?

                                    �Anche questo va valutato. Per ora non ci sono decisioni prese, n� sul fronte del governo n� su quello della segreteria della Quercia. Mi pare per� che nessuno, nei Ds, ponga il problema di andare a una nuova guida politica del partito…�.

                                      Infatti, in larga misura � una scelta che spetta a lei, no?

                                        �Guardi, � una questione che andr� valutata nel concreto. Non � la stessa cosa, dico per dire, assumere l’incarico di vicepresidente del Consiglio senza alcuna delega oppure fare il ministro degli Esteri o dell’Economia o dei Beni culturali… Non sono valutazioni che si possano fare in astratto. Io credo che occorra pensare a un governo molto forte, e che quindi abbia al suo interno personalit� politiche che garantiscano grande coesione nella maggioranza. Questo consiglierebbe la partecipazione al governo di chi guida i partiti principali del centrosinistra, ma ripeto: non ne abbiamo ancora discusso e valuteremo assieme a Romano Prodi�.

                                          Per passare al suo partito: molti aspettavano un risultato migliore. E lei?

                                            �Anch’io. Non ho nessuna difficolt� a dire che � cos�. Annoterei, per�, due cose. La prima: che � improprio paragonare la percentuale raggiunta dai Ds al Senato in questa occasione con il risultato che ottenemmo nelle passate elezioni politiche alla Camera. Per il Senato, come � noto, non votano i pi� giovani: che in queste elezioni, alla Camera, si sono per� largamente orientati verso l’Ulivo, come testimonia il successo ottenuto da quella lista. E dunque, se i ds avessero avuto il loro simbolo anche alla Camera, la percentuale sarebbe stata certo pi� alta di quella del Senato, che in ogni caso � superiore di un punto percentuale rispetto al risultato della Camera nel 2001. Comunque, oggi i ds sono saldamente il secondo partito del Paese, la prima forza della nuova maggioranza di governo e sono il primo partito del centrosinistra in 18 regioni su 20. Noi ci siamo spesi largamente per l’Ulivo e per il successo della lista unitaria: ed � una scelta che ha pagato. La seconda cosa che vorrei ricordare � questa: nella mia prima intervista dopo il voto del 2001 e l’elezione a segretario, enunciai i tre obiettivi per i quali avrei lavorato: vincere nel 2006, contribuire a far uscire l’Ulivo dalla sindrome della sconfitta e restituire ai Ds il ruolo forte di baricentro della coalizione. Se guardo oggi ai risultati ottenuti, dico che questi tre obiettivi sono stati raggiunti�.

                                              La vittoria su Berlusconi, ammetter�, � arrivata per un soffio…

                                                �E in democrazia si vince anche per un solo voto, a volte. Noi ne abbiamo ottenuti 25 mila in pi�, e vorrei ricordare che Bush ha governato l’America grazie a 4 mila voti dei quali ancora oggi resta discusso il conteggio. In ogni caso: il centrosinistra ha ottenuto 19 milioni di voti, oltre un milione in pi� al rispetto alle passate elezioni ed � al suo massimo storico. Ha una maggioranza autosufficiente e presto sar� al governo del Paese. Inoltre, il voto dimostra che quello dell’Ulivo � un progetto politico giusto�.

                                                  Che andrebbe ora, questa almeno � la vostra promessa, trasformato in un partito, il Partito democratico. Ce la farete? e che tempi prevede?

                                                    �S�, i tempi non solo sono maturi ma ormai urgenti. L’Ulivo ha alle spalle ormai dieci anni di vita e via via si � identificata nell’Ulivo una parte sempre pi� larga di italiani. Negli ultimi tre anni l’abbiamo presentato ai cittadini nelle elezioni regionali, europee e politiche: e per tre volte di seguito ha raccolto il consenso di circa un terzo del Paese, ogni volta di pi� dei partiti che lo compongono. E’ giunto il tempo di fare il salto: l’Ulivo deve diventare il nuovo partito riformista, democratico e progressista del nostro Paese. Cominciamo subito dalla costituzione dei gruppi parlamentari dell’Ulivo e avviamo il processo costituente del nuovo partito: che non dovr� essere solo la somma di Ds e Margherita, ma aprirsi ai tantissimi che anche senza appartenenze politiche precostituite si riconoscono nell’Ulivo. D’altra parte, proprio le nuove responsabilit� di governo e le contenute dimensioni della maggioranza parlamentare richiedono una forza principale grande che sia garanzia di stabilit� e solidit� dell’alleanza di governo. Un governo, questo � l’impegno, che mira a rilanciare l’economia del Paese e ridare all’Italia il ruolo che le spetta nel consesso europeo e internazionale�.