“EtMaintenant…” «E Bari sceglie Silvio

14/04/2006
    venerd� 14 aprile 2006

    Pagina 5- Primo Piano

    �L’Ulivo poco concreto
    Vendola ha deluso�
    E Bari sceglie Silvio

      inchiesta
      GIUSEPPE ZACCARIA

        inviato a BARI

          Ai margini di corso Vittorio Emanuele, confine fra la Bari vecchia e quella chic, lo �show room� di Forza Italia sta chiudendo e gli ultimi addetti smontano neon e gigantografie, portano via sedie e cartacce. Missione compiuta, in citt� Berlusconi e i suoi hanno sfondato.

            Lo hanno fatto con piglio inatteso e numeri al di l� di ogni aspettativa: �Tre mesi fa iniziando la campagna elettorale, in citt� saremmo stati felici di toccare il 18 per cento dei voti – confida Simeone Di Cagno Abbrescia, ex sindaco e neodeputato – invece siamo al 27. Il successo � straordinario e se in questa impresa il presidente del Consiglio ha rappresentato la �force de frappe� noi siamo stati gli artigiani, quelli che sono andati porta a porta per ricondurre la politica fra la gente�.

              Quando dice �noi� Di Cagno parla essenzialmente di se stesso, del giovane Raffaele Fitto, ex presidente regionale, e di Pietro Franzoso, gi� assessore ai Trasporti e autentica macchina da voti. In tre, appoggiati da un’organizzazione ferrea e da un lavoro vecchio stile, hanno riportato la Puglia dov’era sempre stata ovvero nell’alveo del centro-destra ma lo hanno fatto con proporzioni davvero inusitate. �Abbiamo votato per la concretezza – sostiene Michele Striscuglio, commerciante del centro -, qui pochi mesi fa per un’impuntatura dei “verdi” il porto ha perduto investimenti per quaranta milioni di euro. Non c’� pi� tempo per giocare�.

                In qualche modo qui Forza Italia ha lavorato davvero come un partito e la cosa dovrebbe avere effetti quanto a futura organizzazione nazionale. In altre parti della regione come la famosa �Bat�, la nascente sesta provincia che comprende Barletta, Andria e Trani, citt� che finora erano state feudo dei Ds, si registrano vittorie del centro-destra con percentuali ancora pi� sonanti, lungo tutto il tacco dello stivale soltanto Foggia sembra in linea con l’andamento nazionale, il resto � in netta controtendenza.

                  Appena qualche mese fa con l’elezione di Niki Vendola alla Regione, Michele Emiliano a sindaco di Bari e Vincenzo Divella alla provincia, l’Unione aveva creduto di inaugurare una �Primavera pugliese� che � durata meno di quella di Beirut e tanto per rimanere nell’immagine adesso vira verso l’inverno pieno, gelido come il maestrale che sta sferzando le coste adriatiche.

                    S�, la Puglia � fatta di persone concrete e politicamente ciniche, gente di poche chiacchiere e rilevanti pretese, il resto d’Italia continua a comprenderla poco in parte a causa di una lingua-dialetto che sembra intraducibile e molto per via di un profilo di vita che continua a oscillare fra tradizione immutabile e cinico ipermodernismo. E’ sempre difficile capire quando un barese si sta comportando come avanguardia del nuovo o tetragono interprete del passato, spesso non lo sa bene neanche lui, per chiarire il modo in cui la tradizione cittadina guarda alla vita alcuni citano la storica ricetta per un’esistenza felice che comprende moglie avvenente, potenti attributi sessuali e �terris ‘� tramote�, ovvero un terremoto di danaro. Ultimamente il terremoto in questione si � fermato alquanto e la cosa non � passata sotto silenzio.

                      Senza dilungarsi troppo nelle elucubrazioni, un docente universitario giunto da lontano usava spiegare il carattere dei baresi con la seguente constatazione: qui si parla uno dei rari idiomi del mondo in cui la frase �ti amo� semplicemente non esiste. Ne consegue una visione della vita alquanto pratica che adesso pone direttamente Di Cagno e Fitto nella condizione di spiegare la sovversione apula con la delusione degli elettori �verso una sinistra di molte chiacchiere e nessuna concretezza�.

                        Nelle ultime settimane il dubbio doveva avere colto anche gli amministratori dell’Unione, dato che in pochissimi giorni il sindaco Emiliano aveva annunciato una polizza antiscippo per tutti i cittadini, un nuovo codice etico nella pubblica amministrazione, il gas di citt� anche a Bari vecchia e perfino il recupero di 32 milioni di euro di residui passivi. Forse poi non � il caso di parlare della spettacolare demolizione esplosiva del �mostro di punta Perotti�: lo ricorderete, al crollo del palazzone abusivo il barese medio aveva reagito senza entusiasmo e anzi con un po’ di tristezza per tutto quel bendiddio che finiva in polvere.

                          Adesso a questa strana gente che gli ha votato contro gli sconfitti di Puglia, dal capolista Massimo D’Alema al sindaco deluso, ribattono che dieci mesi di governo regionale sono pochi per creare scontento per� ammettono errori nella compilazione delle liste, annunciano revisioni politiche e crisi di giunta. La spina barese e quella della �Bat� – che fa una Batwoman di Gabriella Carlucci, eletta per Forza Italia al Senato dopo una personale disfida di Barletta – cominciano a sfociare negli psicodrammi di rito con crisi, giunte in bilico, autocritica per avere messo assieme candidature forse omogenee al disegno romano ma lontanissime dal tessuto regionale.

                            Sostanzialmente in Puglia � successo che mentre l’Unione cercava di volare alto e il solo D’Alema faceva campagna elettorale, Forza Italia ha lavorato come si faceva nella vecchia Dc, mentre Alleanza nazionale schierava figure di indubbio prestigio come l’ex presidente della Fiera del Levante Francesco Divella o Angiola Filipponio, vedova dell’indimenticato Pinuccio Tatarella. Adesso per� pure godendosi il successo e preparandosi a un futuro d’opposizione neanche i vincitori regionali possono stare del tutto tranquilli giacch� se lo si analizza nei dettagli il voto �� la barisienne� rivela qualche risvolto complicato.

                              Guardiamo per esempio alla distribuzione dei voti per quartieri. Bari si rivela originale anche in questo, mentre nelle zone pi� eleganti della citt� come il quartiere di Poggiofranco la sinistra ha prevalso nei sobborghi il voto di centro-destra si � fatto valanga, anzi pi� il sobborgo stingeva nella banlieue, confinava col ghetto, si trasfigurava in Vandea, pi� l’adesione al centro-destra si faceva massiccia.

                                In alcune circoscrizioni anzich� indicare un’adesione popolare al progetto berlusconiano i dati sembrano comunicare attesa del miracolo e dunque imbarazzo. La Casa delle Libert� sfiora il 60 per cento in zone come Carbonara e Fesca ma pi� ancora in quartieri-ghetto come il San Paolo, altres� noto come Cep, nella fogna a cielo aperto denominata Enziteto, nella citt� vecchia. Se Antonio Cassano, idolo cittadino, non fosse stato impegnato a Madrid avrebbe votato Berlusconi pure lui.

                                  Le periferie sono per il centro-destra, allora, con l’avvertenza che quando si parla di periferie particolarmente degradate si parla anche di un voto che con ogni evidenza ha sollecitato aspettative e pretender� risultati a breve. Qui la gente, ricordiamolo, non sa dire �ti amo� per� si aspetta che la politica la ripaghi nel giro di pochi mesi.