“EtMaintenant…” D’Alema va al governo; Fassino resta al partito

15/05/2006
    sabato 13 maggio 2006

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    PASSO INDIETRO DOPO UN COLLOQUIO A QUATTR’OCCHI CON L’EX PREMIER

      D’Alema va al governo
      Fassino resta al partito

        Sui vicepremier verso l’accordo dopo il vertice notturno

          Amedeo La Mattina

            ROMA
            Una notte ad alta tensione, ma dopo tre ore di vertice a Piazza Santi Apostoli, Prodi, la Margherita e i Ds sembra che abbiano trovato un’intesa di massima: a Palazzo Chigi ci potrebbero essere due vicepremier, Rutelli e D’Alema. E’ stato Prodi alla fine a convincere D’Alema e Fassino, contrari, che questa � la soluzione migliore. Cos� nel braccio di ferro hanno avuto la meglio Rutelli, Parisi e Franceschini. Oggi si continuer� a trattare sugli equilibri complessivi del governo. Tuttavia un accordo ci sarebbe sul punto dolente dei vicepremier, mentre rimane aperto il ruolo che dovr� avere Amato. L’ingresso dell’ex premier nel governo viene per� dato per scontato. Il paradosso, riferisce un partecipante alla riunione, � che ieri sera dell’ex premier nessuno ha fatto cenno. E poi rimangono da riempire ancora le caselle di Difesa, Interno e Giustizia. Questo spiega le parole di Prodi: �La questione dei vicepremier resta ancora aperta perch� la voglio mettere in un quadro pi� complessivo del governo. Siamo in fase avanzata e ci sar� una decisione compatta�.

              Anche Rutelli ha confermato che si � fatta �un bel po’ di strada�. E Fassino ha garantito che si stanno individuando �soluzioni positive di reciproca soddisfazione�. Insomma oggi l’Unione dovrebbe fare un altro passo verso la difficile composizione dell’esecutivo che prevede 9 ministri per i Ds e 6 per la Margherita. Il vertice era cominciato male con un muro contro muro, a tratti con riunioni separate: in una stanza D’Alema, Fassino e Migliavacca, in un’altra Rutelli e Franceschini; e Parisi a fare la spola e a ricongiungere i separati in casa. Ma � stato Prodi a insistere sull’opportunit� di avere a Palazzo Chigi due vicepremier, escludendo l’ipotesi di un terzo che sarebbe potuto andare a Rifondazione comunista oppure a Giuliano Amato. Tutto era strettamente legato alle decisioni prese ieri dalla Quercia: Fassino non entra nel governo e rimane al partito; D’Alema, come ministro degli Esteri, guider� invece la delegazione dei ministri diessini. Alla fine, dicono i dalemiani, � prevalsa la tesi del Lider Maximo che �consigliava� al segretario di dedicarsi totalmente al progetto dell’Ulivo. L’altra tesi, quella dei fassiniani, spiega la mossa del segretario come un �atto di generosit�, un investimento nel progetto del Partito Democratico, nella speranza che questo gli venga riconosciuto. Come? Chi � ministro si occupi di governare il Paese; chi far� solo politica avr� di fatto la leadership della costituente del Partito Democratico.

                La scelta della Quercia, decisa da Fassino e D’Alema in un colloquio a quattr’occhi in mattinata e poi sancita dalla segreteria, non sembrava risolvere la grana dei vicepremier. Anzi, ne era all’origine. �Sono note le riserve che abbiamo sull’ipotesi di nominare dei vicepremier�, aveva precisato D’Alema prima di recarsi al vertice dell’Ulivo. �Ne discuteremo con i nostri alleati e con il presidente del Consiglio al quale spetta la parola finale, dato che non credo che questo tema possa essere oggetto di accordi e di spartizione tra i partiti�, aveva aggiunto il presidente dei Ds.

                  La Margherita si era messa di traverso e una battuta di Rutelli pochi minuti prima che iniziasse l’incontro con D’Alema e Fassino, anticipava le scintille: �Capisco che i Ds si riuniscano e si pronuncino in quanto partito perch� il Partito Democratico non c’� ancora�. Per la Quercia invece ragionare ancora con il dualismo Ds-Margherita appartiene al passato. Al Botteghino poi non era piaciuta affatto l’intervista di Franceschini a �La Repubblica� in cui invitava Fassino a entrare nel governo e consigliava di nominare due vicepremier. �Franceschini – dicevano ieri a via Nazionale – � il capogruppo dell’Ulivo e anche dei parlamentari diessini: non pu� sposare la tesi di Rutelli�. La Margherita insisteva sul fatto che c’era un accordo preso nel vertice di domenica scorsa dove si era deciso di candidare Napolitano al Quirinale e che D’Alema e Rutelli fossero i due vicepremier. A Piazza del Nazaremo affermavano che la Quercia non pu� continuare a scaricare sugli altri i suoi problemi interni: i Ds hanno il problema di giustificare la �diminutio� che Fassino subisce rimanendo fuori dal governo, mentre l’altro segretario di partito, cio� Rutelli, diventa vicepremier e ministro dei Beni culturali.

                    Al Botteghino ovviamente hanno smentito questa riscostruzione dei fatti. In una conferenza stampa D’Alema ha definito quella di Fassino �scelta generosa che non era scontata�. Per Fassino ci sono due sfide, il governo e la costruzione del partito democratico: �Abbiamo deciso di dislocare le forze e le energie: al governo con una squadra autorevole, rappresentativa e forte, guidata da D’Alema, e ai Ds, assicurando una guida politica salda e una certezza di direzione. E per questo io rimarr� al partito�.