“EtMaintenant…” Dal divo Giulio a Vito

26/04/2006
    marted� 25 aprile 2006

    Pagina 5 – Primo Piano

    RITORNANO? IN REALTA’ NON SE NE SONO MAI ANDATI

      Dal divo Giulio a Vito
      i 142 risorti della Dc

        analisi
        Mattia Feltri

          ROMA
          Il punto non � quello sollevato dai periodici e stupiti resoconti sui democristiani che tornano. Il punto � che i democristiani non sono mai partiti, sono sempre stati tanti, tantissimi, e non hanno smesso di comandare. Sono indispensabili a tutti i livelli. Romano Prodi � indispensabile al centrosinistra perch� non si sfaldi, e al Paese, di cui sar� presidente del Consiglio. Giulio Andreotti sembrava indispensabile all’Unione per via della sottile maggioranza al Senato, ora pare indispensabile al centrodestra per sottrarre la presidenza di Palazzo Madama al centrosinistra, e provocare altri smottamenti nel castello del nemico. Ma, per dire, � indispensabile anche Rosi Bindi, come osservano i Radicali quando la vedono contrapposta, per il ministero della Salute, a Paola Binetti, ex presidente della cattolica e antireferendaria associazione �Scienza e Vita�.

            Nemmeno due faraoni come Ciriaco De Mita e Paolo Cirino Pomicino sono ancora riusciti a contare quanti democristiani senza Dc saranno nel Parlamento che verr�. Per�, considerando di centro Forza Italia, i centristi al Senato saranno centoquarantadue, quasi la met�. Calcolo approssimativo. Per esempio: in lista per Montecitorio, Tonino Di Pietro aveva tre democristiani soffiati a Clemente Mastella. Sono ovunque, comandano e sono indispensabili. Se le cose vanno come pare, nei prossimi mesi avranno la seconda carica dello Stato (sfida fra Andreotti e Franco Marini) e Palazzo Chigi. Dove s’� capito che un Letta sostituisce l’altro: il giovane Enrico (ex segretario dei giovani democristiani europei) come sottosegretario al posto dello zio Gianni (democristiano ad honorem). E, a proposito del Senato, sono tutti a l� a far conteggio, per chi voter� l’ex capo dello Stato Francesco Cossiga? Sicuramente voter� per Marini l’altro ex capo dello Stato Oscar Luigi Scalfaro. E per Marini, l’ha dichiarato, anche l’ex pluriministro democristiano Emilio Colombo.

              Intervistato dal Corriere della Sera, Giampaolo Pansa ha proposto di inserire lo scudocrociato nel bianco del tricolore, dove una volta c’era lo stemma sabaudo. Non � stato sottolineato a sufficienza che nel quinquennio scorso era presidente della Camera l’allievo prediletto di Arnaldo Forlani, Pierferdinando Casini, e nella seconda met� della legislatura era alla guida del Viminale l’allievo prediletto di Cossiga, Giuseppe Pisanu. Potere forte, e poi poteri locali. Ma quando mai � mancato a uno scranno Roberto Formigoni? Di lui si diceva fosse andreottiano. Come chiar� Andreotti stesso, lo si diceva perch� in Comunione e Liberazione era Formigoni a spingere per un concreto impegno in politica; Andreotti era favorevole, De Mita contrario. �Tutto qui�, spieg� Andreotti, che per� � sempre stato riluttante ad ammettere l’esistenza di una sua corrente, e di s� disse: �Mai stato andreottiano�.

                Intanto Formigoni e il vecchio Giulio hanno continuato a rifondare il sodalizio ai meeting di Rimini. Intanto in Campania non si � sciolta l’antica e complicata ramificazione di controlli e interessi. Il sindaco di Napoli � l’ex ministro Rosa Russo Iervolino. Poi, appunto, De Mita: sempre pi� in secondo piano, per� gran consigliori e capolista per l’Ulivo alla Camera. In campagna elettorale organizzava cene di propaganda con Nicola Mancino, capolista per la Margherita al Senato, altro avellinese democristiano con buone fortune nella Seconda repubblica: fu presidente del Senato fra il ‘96 e il 2001. E poi evviva l’ex demitiano Gianfranco Rotondi, che in tribunale si � ripreso il nome, �Democrazia cristiana�, con cui ha riportato in Parlamento Cirino Pomicino e persino Enzo Scotti, e quasi gli riusciva anche con Nino Cristofori. Chi manca? Giusto Antonio Gava, ma non manca una delle sue creature: Alfredo Vito, una volta noto come mister centomila preferenze, oggi soldato di Silvio Berlusconi.

                  E’ ovvio che non � soltanto revival. Non lo � tantomeno in Sicilia, coi �santini� del governatore Tot� Cuffaro nel bunkerino di Bernardo Provenzano, o con la vagonata di voti conquistata a Palermo per l’Italia dei Valori da Leoluca Orlando. Tutta roba pesante, tutta roba che conta. Marco Follini (forlaniano anch’egli) da segretario dell’Udc la scorsa legislatura s’� impuntato ottenendo rimpasti, cambi di programma, e fino alla riforma della legge elettorale. Ora c’� il giro di giostra, ma quello che non sparisce � il luogo della democristianit�. Saranno ministri probabilmente Mastella e la Bindi, come accennato, ma anche il ferrarese Dario Franceschini, che da giovane democristiano ebbe una particolare predilezione per Benigno Zaccagnini.

                    Vedete? Non se ne sono mai andati. Nessuno di loro. O almeno, non c’� anima della Dc che ci sia stata tolta. Chiss� quanti ne abbiamo dimenticati: il rigoroso e irascibile Bruno Tabacci, il devotissimo Rocco Buttiglione, il puntiglioso Pierluigi Castagnetti, il suo predecessore alla guida del Ppi, Gerardo Bianco. E poi Angelo Sanza, Giuseppe Gargani, Francesco D’Onofrio… In effetti fino a due giorni fa ci eravamo scordati pure di Andreotti.