“EtMaintenant…” Belzebù: torna in auge il soprannome

28/04/2006
    venerd� 28 aprile 2006

    Pagina 9 – Primo Piano

      L’INTRAMONTABILE – LE ORECCHIE, LA GOBBA: I GIORNALI DI SINISTRA LE SOTTOLINEANO DI NUOVO, QUINDI…

        Belzeb�, se torna in auge persino il soprannome

          La freddura: �Non so se vincer�, ci� che conta � la salute�

            personaggio
            Mattia Feltri

              ROMA
              La fase dell’ossequio � gi� finita, come era dimostrato alla pagina tre del �Manifesto� di ieri, dove � stata pubblicata una foto vecchio stile: di spalle. Le spalle – un po’ alte e un po’ curve – erano quelle di Giulio Andreotti, ritratto da dietro come quando era il nemico del popolo e la preoccupazione di un terzo abbondante del paese era racchiusa in una domanda angosciosa: �Moriremo democristiani?�. L’onore della perfetta retro-riconoscibilit� era stata concessa, nell’et� post-andreottiana, soltanto a Silvio Berlusconi, specialmente quando l’inquadratura posteriore testimoniava la debacle tricologica del premier.

              Le orecchie
              Ora riecco le celebri orecchie e la celebre frangetta nucale del vegliardo della Repubblica candidato alla presidenza del Senato. Siccome non � la trovata arteriosclerotica di un simpatico ottantasettenne, il tempo concesso allo stupore deferente � gi� finito. L’altro quotidiano comunista, il rifondarolo �Liberazione�, ieri in prima pagina ha messo l’istantanea di profilo. Ma quello che contava era il titolo: �Craxi lo chiamava Belzeb�. Soprannome classico, per Andreotti, ma in disuso ormai dai giorni delle assoluzioni. Conclusa la vicenda processuale, Andreotti sembrava infatti approdato alla terza delle et� pensate da Alberto Arbasino per gli scrittori: �Brillante promessa, solito stronzo, venerato maestro�. Pu� essere che il pi� felice di risentirsi �solito stronzo� sia proprio Andreotti, gi� al rilancio con le freddure: �Se vinco non lo so, ci� che conta � la salute�.

              Il pressing
              Mercoled�, del resto, ha ricevuto Francesco Rutelli nello studio privato di piazza San Lorenzo in Lucina. Ha ascoltato le sue preghiere di farsi da parte, le ha respinte. E ieri non soltanto �Liberazione�, ma pure il �Corriere della Sera� ha fatto ricorso al infernale nomignolo: �Effetto-Belzeb� era nel titolo dell’analisi politica in cui Massimo Franco riconosceva che �cinismo e fama luciferina sono attributi scontati e un po’ logori�. Ma buonissimi per il retroscena sottostante, nel quale si accreditava un Andreotti in forma diabolica: �Voi portatemi i voti della Lega, al resto ci penso io�. E ci si immagina quelli della Casa delle Libert�, ammirati e in soggezione come i �Soliti ignoti� davanti Tot�-Dante Cruciani che gli insegna a scassinare la cassaforte.

              Dunque torna Belzeb�, e torna anche �Divo Giulio� in tutti gli articoli dove, anche soltanto per abbondanza di materiale, il ricorso al sinonimo � indispensabile. Non capitava da un bel po’, eh? Ecco, allora, l’altissima corrispondenza, l’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga ringiovanisce anche lui, ritrova i toni melliflui di una vita, inserisce Andreotti nell’inarrivabile poker del cattolicesimo politico insieme con don Luigi Sturzo, Alcide De Gasperi e Aldo Moro; e lo fa per pregare l’amico di ritirarsi dalla battaglia in cui sarebbe stato strumentalmente schierato dal centrodestra. Lo pensa anche Emanuele Macaluso. E qui la questione si fa seria. Partono, se non i colpi bassi, i pezzi d’artiglieria. Eccola strafinita la fase dell’ossequio. �Non puoi furbescamente presentarti come servitore delle istituzioni in difficolt�, scrive Macaluso sul �Riformista�, ritenendo che mai Andreotti potrebbe trascurare il dettaglio che � Silvio Berlusconi il massimo provocatore di difficolt�. Ma non � tutto. Tornano i sospetti. �Penso che il documento di accusa fosse sbagliato ma avesse una coerenza�, continua Macaluso accennando alle inchieste della procura palermitana ai tempi di Gian Carlo Caselli. E poi �quadro politico inquinato… precise responsabilit� politiche… convinzione che con la mafia bisognava convivere…�.

              I critici
              Certo, non � la pavloviana estasi d’archivio di Marco Travaglio, che conosciute la ambizioni andreottiane ha ritirato fuori la sentenza secondo cui fino a certo punto, coperto dalla prescrizione, lo zio Giulio mafi�, e da quel punto in poi non mafi� pi�. Non � nemmeno l’annotazione da verbale di Antonio Di Pietro: �Il senatore a vita Andreotti, come riportato nella sentenza della Corte di appello di Palermo del 2 maggio 2003 � stato ritenuto coinvolto…�. Non � neanche la straziata e inelegante (inelegante per ironica ammissione dell’autore) denuncia di Nando Dalla Chiesa, che sull’Unit� di ieri ha messo in relazione l’antica leadership di Andreotti con l’omicidio di Piersanti Mattarella, con il caso Sindona-Ambrosoli, con le tragedie di mafia per cui lo Stato italiano ha celebrato l’autoassoluzione. Macaluso non � questo, � molto di pi�.

                L’avversario di nuovo forte
                E’ la botta forte e inattesa contro l’avversario di nuovo e inaspettatamente forte. Come ha scritto Nantas Salvalaggio in un elogio delizioso e sulfureo, Andreotti � come il doge Enrico Dandolo, che a oltre novant’anni condusse una crociata e conquist� Costantinopoli. In fondo Belzeb� � pi� giovane, e gli basta Palazzo Madama.