Età e contributi: il governo studia il doppio canale per andare in pensione

29/01/2004


29 Gennaio 2004
CONTI PUBBLICI E RIFORME

Età e contributi, il governo studia
il doppio canale per andare in pensione


Per andare in pensione di anzianità dal 2008 potrebbe tornare in pista il doppio canale (età anagrafica e anni di contribuzione): nella maggioranza infatti sarebbe «ampiamente condivisa» l’idea di modificare in questo senso lo «scalone» previsto dalla delega previdenziale mentre si rafforza l’ipotesi di fissare la quota (anni di età più anni di contributi) a 95-96 (ora è a 92, 57 di età, 35 di contributi entre dovrebbe arrivare a 97 nel 2008 con il passaggio dei contributi necessari da 35 a 40).
È quanto è emerso ieri al Senato dove sta proseguendo l’illustrazione degli emendamenti alla delega previdenziale. Alla quota 95-96 (che porterebbe risparmi per lo 0,45% del Pil) dovrebbero però essere affiancate altre misure (come la chiusura di alcune finestre per l’uscita verso la pensione di anzianità) per mantenere l’obiettivo di risparmio dello 0,7% del Pil. Intanto il ministro del Welfare Roberto Maroni ha ribadito l’intenzione di approvare la riforma in tempi brevi. «Questo sarà possibile – ha spiegato – grazie all’esistenza di un accordo nella maggioranza per approvare già in Senato un testo condiviso anche dalla Camera». Ieri è stato anche diffuso il documento della Ragioneria sull’attuale delega di riforma della previdenza che porterebbe risparmi per 36 miliardi di euro tra il 2005 e il 2013. La maggioranza è al lavoro per quantificare gli effetti di eventuali modifiche al testo. Sul fronte sindacale resta la ferma contrarietà all’attuale delega e si attende di sapere cosa prevede l’eventuale emendamento della maggioranza. «Io credo – ha detto il segretario generale della Cisl Savino Pezzotta – che Maroni debba ricordarsi le cose dette al sindacato, cioè che il governo si era impegnato a fare alcuni emendamenti. Se poi non li vogliono fare, valuteremo le proposte che presenteranno«. «Se il Governo dice che abbandonerà in Parlamento la delega sulle pensioni – ha avvertito il leader della Uil, Luigi Angeletti – vorrà dire che i sindacati chiederanno ai gruppi parlamentari di fare le modifiche che consideriamo giusto fare«» Per cercare di decidere unitariamente il da farsi oggi Pezzotta ha chiesto un incontro ai leader di Cgil e Uil.