Estremismi, vicolo cieco per tutti – di Gianfranco Pasquino

26/03/2002





Estremismi, vicolo cieco per tutti
di Gianfranco Pasquino

Di fronte al terrorismo, di qualsiasi colore si ammanti, non è imperativo assumere un complesso di atteggiamenti univoci, quasi blindati. Non serve confezionare un pensiero unico. Al contrario, è legittimo formulare interpretazioni diverse, poiché il fenomeno è multiforme e sfaccettato, purché accompagnate da un solo, ma essenziale, prerequisito: il rifiuto inequivocabile, non soltanto di ricorrere alla violenza e alla lotta armata, ma anche "semplicemente" di giustificarla. Nessun rigetto della riforma dell’art. 18 può essere utilizzato per condonare qualsiasi atto di violenza. Di fronte alla violenza omicida non possono sussistere zone di ambiguità. Non può neppure continuare a circolare la versione, che giustamente Andrea Casalegno stigmatizzava sul Sole-24 Ore del 24 marzo con toni addolorati, secondo la quale i vecchi terroristi avrebbero commesso non omicidi, ma semplici errori politici. Insomma, non erano mature le condizioni rivoluzionarie, altrimenti quella lunga striscia di omicidi sarebbe stata giustificabile e giustificata. Ripartire da una condanna senza ambiguità di qualsiasi lotta armata, che venga da tutto lo schieramento politico, partitico e sindacale, appare oggi una condizione imprescindibile per ricominciare da capo a ripulire tutte le organizzazioni dalle frange che qualche volta tollerano, qualche volta giustificano e qualche volta, più o meno consapevolmente, alimentano il terrorismo. Chi concorda con queste essenziali e sintetiche premesse non può non provare un duplice sentimento di tristezza e di irritazione a fronte di dichiarazioni irresponsabili di alcuni esponenti di governo, dichiarazioni che sono mediocri ma pericolose strumentalizzazioni, e anche di alcuni esponenti di sinistra che non "chiudono" per sempre la porta a qualsiasi ricorso alla violenza (e non si interrogano su quello che avviene all’interno di alcune organizzazioni di sinistra). Il terrorismo rosso non è propriamente parte di un album di famiglia le cui foto consentano identificazioni precise, a meno che si distinguano accuratamente i diversi rami di una famiglia numerosa.

E, allora, tocca alla sinistra educare, se ci riesce, ovvero, altrimenti, emarginare i suoi rampolli violenti. Dal canto suo, tocca al Centro-destra, come schieramento politico, bloccare tutte le odiose strumentalizzazioni che provengono dai suoi ranghi e tutte le esternazioni imbevute di violenza. Inoltre, poiché il Centro-destra è al governo, deve assumersi la piena responsabilità della prevenzione e della repressione di qualsiasi forma di attività violenta, senza, naturalmente, andare oltre i limiti della legge. Infatti, gli eventuali eccessi della polizia non fanno che alimentare non soltanto gli eccessi contrapposti, ma persino le giustificazioni e i giustificatori dei violenti. Il dato più preoccupante dell’attuale scontro politico fra i due maggiori schieramenti e, in parte, all’interno dei due schieramenti, è che sembra che numerosi dei partecipanti più inclini alle esternazioni non sappiano nulla degli anni di piombo e, comunque, non abbiano imparato nulla. Si vedono segnali non di apprendimento, ma di regressione a una fase nella quale i terrorismi colsero di sorpresa il sistema politico italiano e la maggioranza dei suoi protagonisti. La lezione di allora non fu, come si disse e ancora si scrive, una sorta di blocco d’unità nazionale. Fu, invece, la capacità di introspezione che, in particolare, la sinistra, dopo qualche tentennamento, dimostrò efficacemente per lanciare un segnale di rifiuto di quel metodo di lotta armata. Senza quell’introspezione non sarebbe stato possibile alzare il tiro della risposta politica dello Stato, vale a dire migliorarne le capacità di prevenzione e di opposizione al terrorismo che portò alla cattura di molti terroristi e alla sconfitta del fenomeno. È augurabile che tutti i protagonisti imparino rapidamente questa duplice lezione, isolando gli estremisti, anche quelli verbali, al loro interno senza nessuna ambiguità. Coloro che cercano o additano capri espiatori non collaborano alla ricerca della verità e della giustizia. Al contrario, la ostacolano e la allontanano.

Martedí 26 Marzo 2002