Estratto da «Meno pensioni, più Welfare» di T.Boeri e R.Perotti

03/10/2002



            3 ottobre 2002


            COMMENTI E INCHIESTE
            SISTEMA ITALIA
            Pubblichiamo un estratto dal volume Meno pensioni, più Welfare, di Tito Boeri, professore di economia del lavoro all’Università Bocconi di Milano, e Roberto Perotti, professore di economia all’Istituto universitario di economia di Firenze. Il testo, edito dal Mulino, sarà in libreria da domani, 4 ottobre.



            Le ricette per costruire un Welfare più moderno


            In Italia si tende a discutere dei problemi del Welfare in modo ideologico, spesso ignorando fatti e le lezioni che ci vengono dalla ricca esperienza e letteratura internazionale su questi temi. Il volume è la prova materiale del fatto che il giudizio sulle cose da fare per rimettere in sesto il nostro sistema di protezione sociale dipende solo in parte da considerazioni di natura ideologica. I due autori di questo lavoro non hanno le stesse idee quanto al livello di disuguaglianza che dovrebbe essere tollerato in un’economia come quella italiana, ma concordano sull’obiettivo di contenere il più possibile la povertà, facendo attenzione a minimizzare gli effetti distorsivi sul mercato del lavoro. Questo ha consentito loro di trovarsi d’accordo su moltissime delle cose da fare. In questo libro, viene, infatti, sviluppata una proposta organica e molto dettagliata di riforma dello stato sociale. Poiché gli effetti di molti interventi nel campo delle politiche sociali sono soggetti a notevole incertezza empirica, abbiamo cercato costantemente di mettere in luce le potenziali debolezze delle nostre proposte e le possibili alternative. È importante mettere in rilievo i cinque presupposti metodologici che sottendono il nostro approccio e le nostre proposte. 1) Qualsiasi riforma dello stato sociale non può prescindere dagli attuali vincoli macroeconomici: per diversi motivi, nella situazione attuale è irrealistico (e probabilmente in sé poco opportuno) aumentare ulteriormente la spesa pubblica. Anche se non abbiamo condotto una simulazione completa, stime preliminari suggeriscono che le nostre proposte di riforma potrebbero causare un aumento della spesa non pensionistica. Diventa perciò importante che la riforma del Welfare state sia accompagnata da tagli alla spesa pensionistica. 2)Qualsiasi riforma "credibile" dello stato sociale in Italia deve basarsi su una preventiva e accurata analisi del profilo della povertà e della disoccupazione in Italia. Per svariate ragioni – sia demografiche che istituzionali – mercato del lavoro e povertà in Italia sono molto diversi rispetto ai Paesi anglosassoni su cui si è concentrata gran parte della ricerca teorica ed empirica in materia di Welfare state. 3) Gli strumenti che compongono il sistema di protezione sociale, oltre a essere strettamente interrelati fra loro, interagiscono con il funzionamento del mercato del lavoro. Una seria proposta di riforma non può limitarsi a prendere in considerazione i diversi programmi l’uno indipendentemente dall’altro, ma deve adottare un approccio sistemico che tenga in considerazione le interazioni fra programmi di assistenza sociale, pensioni e mercato del lavoro. 4) L’incertezza relativa all’ordine di grandezza degli effetti dei diversi programmi sull’offerta di lavoro non giustifica la scarsa attenzione che in Italia viene prestata a questi problemi. La progressiva liberalizzazione del mercato del lavoro italiano e l’aumento tendenziale del tasso di partecipazione giovanile e femminile sono peraltro destinati ad accrescere l’importanza quantitativa di questi effetti. 5) Il nostro sistema di protezione sociale è denso di tutele meramente giuridiche, di tutele sancite solo sulla carta. Abbiamo, invece, poco bisogno della enunciazione di principi roboanti e astratti, ma di tutele vere, economiche, cui possano accedere tutti, indipendentemente dal loro potere contrattuale.