Estate 2004: vacanze da sogno, truffe da incubo

21/06/2004


    19 Giugno 2004

    Estate 2004:
    vacanze da sogno
    truffe da incubo

    Davide Madeddu

    ROMA Le chiamano sorprese dell’ultim’ora. Quelle che deve fronteggiare chi si aspetta una vacanza da sogno e invece viene svegliato dagli inconvenienti last minute. Disagi e disservizi compresi nel prezzo ma non preventivati. Un po’ come è successo qualche giorno fa a 180 vacanzieri in Sardegna. Avrebbero dovuto trascorrere un periodo da sogno in un residence sul mare. Panorama mozzafiato e strutture ricettive super lusso per un relax «indimenticabile». Viaggio da sogno appunto, infranto prima ancora di cominciare. Perché gli aspiranti villeggianti, una volta giunti davanti al residence, si sono trovati un cantiere ancora aperto con tanto di muratori e tecnici intenti a portare avanti le opere di rifinitura di alcune strutture e dei giardini. Lavori in corso che gli operai avrebbero dovuto completare nel giro di pochi giorni in una struttura che, come hanno fatto sapere anche gli amministatori, sarebbe stata «pronta» senza il collaudo dei vigili del fuoco e delle altre autorizzazioni dell’azienda sanitaria locale. Sorpresa amara per i turisti che hanno chiesto l’intervento della direzione e della struttura ma anche quello dei carabinieri e della polizia municipale. Risulato? Una parte dei turisti accetta la proposta della direzione che propone di trascorrere la vacanza in diversi alberghi della Sardegna. Gli altri, invece, rientrano mestamente a casa.
    Deserto disastro L’elenco dei viaggi con sorprese non finisce qui. Tra i casi più eclatanti c’è anche quello del «villaggio miraggio» nel deserto. Il viaggio disavventura capitato a un gruppo di turisti italiani lo scorso ferragosto. Avrebbero dovuto trascorrere la settimana del 15 agosto in un albergo a cinque stelle a Sharm el Sheik. Eden delle vacanze con campi da tennis, piscina, bar, ristorante, animazione, telefono, frigorifero e aria condizionata. Paradiso delle vacanze, ma solo in cartolina e nei depliant. Il sogno dei vacanzieri a Sharm el Sheik si trasforma in incubo. I villeggianti, come hanno denunciano al loro rientro, vengono mandati in una struttura che si trova a trenta chilometri da Sharm in un albergo in costruzione. Albergo che sarebbe diventato attrazione solamente a lavori finiti e che, per i pochi giorni regala solamente rabbia ai turisti. All’interno della struttura, infatti, nessuno dei servizi che gli aspiranti turisti erano convinti di aver acquistato ma, come hanno poi denunciato, solo pane e coca cola. Troppo poco quindi per chi aveva speso ottocento euro per trascorrere una settimana in relax e con il massimo dei comfort.
    Il buco nero dei tour operator «Non ci sono però solo i casi che fanno scalpore perchè riguardano gruppi numerosi di persone – spiega Riccardo Quintili de Il Salvagente – in questo panorama c’è anche una miriade di piccole cose che trasformano i viaggi vacanza in veri e propri incubi. Piccole situazioni che stravolgono i piani di chi aveva deciso di spendere un po’ di soldi per avere una vacanza tranquilla». Sorprese che non risparmiano nessuno. «La possibilità di avere maggiori inconvenienti capita comunque quando ci si rivolge a piccoli operatori – aggiunge – anche perché, in questo caso, le aziende che propongono le offerte non hanno sempre un referente sul posto. Proprio per questo motivo può capitare che quanto indicato in un catalogo, alla fine non corrisponda a quello che il turista trova realmente». Un esempio? «A noi è capitato di trovare le fotografie dello stesso posto e stessa struttura ritoccate».
    Salvarsi si può Sorprese dell’ultim’ora che possono essere evitate con un po’ di accorgimenti. «Diciamo subito che un turista non dovrebbe mai fidarsi della formula roulette»: ovvero il viaggio in cui viene indicata una rosa di alberghi e non viene specificato per iscritto il luogo esatto della vacanza. «Tutto deve essere scritto – aggiunge Quintili – basta il catalogo o il depliant che indica il tipo di alloggio e le caratteristiche delle strutture che si vanno ad usare. Il catalogo diventa un contratto e quindi può, eventualmente, essere usato in sede giudiziaria». Altre precauzioni sono poi filmare i disservizi, in modo che, al ritorno, si possa ottenere il rimborso del pacchetto ed eventualmente i danni per il viaggio andato male. Ma in questo caso è bene ricordare che «per avere diritto al risarcimento del danno occorre inviare una raccomandata con ricevuta di ritorno entro dieci giorni dal rientro al tour operator o all’agenzia dove è stato comprato il pacchetto». «Molto spesso gli operatori optano per dare un ticket per un altro viaggio – continua ancora Quintili – ma è bene ricordare che gli acquirenti che hanno questi incidenti hanno diritto al rimborso. In molti casi basta il giudice di pace per risolvere queste controversie». Proprio per questo motivo, come suggerisce Quintili, «in questo periodo è necessario stare con gli occhi aperti». Motivo? «Le offerte più sicure sono state prenotate e vendute da tempo, quindi chi si affida ai pacchetti dell’ultim’ora deve stare più attento del solito. Molto spesso le sorprese si trovano proprio in queste occasioni».
    Lesa moralità Ma la beffa di un viaggio «truccato» non tocca solo le tasche, ma anche lo «spirito». E così una sentenza del 12 marzo del 2002 della Corte di Giustizia della Ue riconosce a vacanzieri sventurati un «danno morale». Che sarà quantificato dal giudice e, che in ogni caso, potrebbero oscillare tra il 20 e il 50 per cento del costo del pacchetto vacanze. Risarcimento che si deve comunque aggiungere al rimborso del biglietto. I casi in cui si riconosce il cosiddetto danno morale sono tre. Quando la prestazione fornita è diversa da quella promessa, quando il turista, giusto per fare un esempio, non riesce a entrare in un paese perché era stato informato dal tour operator dalla necessità di ottenere il visto d’ingresso o ancora nel caso in cui, durante il viaggio, ci sia un incidente imputabile all’organizzazione.