«Est», rimborso vincolato

03/01/2007
    mercoledì 3 gennaio 2007

    Pagina 22 – Norme e tributi

      Lavoro – Circolare dei consulenti sul fondo del commercio

        «Est», rimborso vincolato

          Enzo De Fusco

          La mancata iscrizione al fondo sanitario integrativo Est non pregiudica l’utilizzo, da parte delle aziende, di agevolazioni contributive e normative, indipendentemente dal fatto che esse risultino iscritte alle associazioni firmatarie i contratti collettivi. Tuttavia, in caso di versamento del contributo entro il 16 dicembre scorso, solo i datori di lavoro non iscritti che applicano il contratto collettivo del commercio possono interrompere il versamento senza conseguenze giuridiche.

          È la linea interpretativa della Fondazione studi del Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro, che ieri ha diffuso una circolare in seguito all’interpello 7573/2006 del ministero del Lavoro (si veda «Il Sole-24 Ore» del 27 dicembre).

          Il ministero, nell’interpello, ha analizzato se le clausole del contratto collettivo relative al finanziamento di fondi sanitari integrativi rientrino tra gli obblighi economici del datore di lavoro e se la mancata iscrizione fa perdere il diritto alle agevolazioni normative e contributive, ai sensi dell’articolo 10 della legge 30/2003.

          Sul primo aspetto il ministero, richiamando un orientamento della Cassazione, ha affermato che le clausole non svolgono un immediato e diretto effetto normativo sui contratti e sui rapporti di lavoro, ma si rivolgono ai sindacati stipulanti obbligandoli a compiere attività che hanno funzione strumentale rispetto agli istituti normativi (Cassazione 5625/2000). Pertanto, i versamenti effettuati dal datore di lavoro hanno natura retributiva soltanto se le prestazioni che l’ente deve corridpondere sostituiscono precisi obblighi del datore di lavoro. Viceversa, le prestazioni di carattere eventuale e connesse al verificarsi di determinate situazioni hanno natura previdenziale o assistenziale e quindi non rientrano tra gli istituti della parte economica del contratto collettivo (Cassazione 6530/2001 e 1530/2005).

          Sul secondo aspetto il ministro precisa che poichè le clausole rientrano nella parte obbligatoria del contratto collettivo non rilevano ai fini della legittimità dei benefici contributivi e normativi. Ciò indipendentemente dall’iscrizione dell’azienda alle associazioni firmatarie del contratto collettivo.

          La Fondazione studi dei consulenti analizza gli effetti dell’interpello in relazione alle aziende che, nell’incertezza del quadro giuridico, hanno versato il contributo al fondo est entro il 16 dicembre. Secondo la Fondazione le imprese iscritte al sindacato non possono nè chiedere la restituzione dei versamenti nè interrompere il finanziamento, poichè hanno adempiuto a un obbligo contrattuale assunto con l’iscrizione all’associazione di categoria. In caso di inosservanza, esse possono andare incontro alle sanzioni associative, nonché all’eventuale richiesta di risarcimento del danno da parte dei lavoratori che, per l’omesso versamento, non hanno beneficiato delle prestazioni del fondo.

          Le imprese non iscritte, invece, possono chiedere la restituzione dei contributi già versati solo se al momento del pagamento hanno manifestato una specifica "riserva" al solo fine di rispettare l’obbligo assunto verso il lavoratore di applicare integralmente la parte normativa ed economica del contratto. In altri termini, condizionando l’erogazione del contributo al presupposto della natura normativa della clausola. Secondo la Fondazione le imprese non iscritte che hanno finanziato il fondo sanitario possono interrompere in qualunque momento il finanziamento. Si tratta, spiega la circolare, di un comportamento negoziale volontario dell’imprenditore che non lo vincola per il futuro nei confronti del fondo poiché la clausola non ha natura normativa.