Esselunga, torna il vecchio Caprotti: licenziati tre delegati

11/10/2004


            sabato 9 ottobre 2004

            La forte partecipazione dei lavoratori alle elezioni delle Rsu ha innervosito la dirigenza che riscopre i metodi ben collaudati dal capostipite Bernardo. Protesta dei sindacati
            Esselunga, torna il vecchio Caprotti: licenziati tre delegati
            Giampiero Rossi

            MILANO È più facile che un cammello passi per la cruna di ago, che un delegato sindacale sfugga al mirino del Cavalier Caprotti, padre-padrone dell’Esseleunga.
            Ci risiamo. La famosa catena della grande distribuzione si ripropone nella sua seconda attività, dopo quella del commercio di generi alimentari e non solo: la caccia al sindacalista. Nel giro di un solo mese, infatti, la direzione del personale ne ha licenziati ben tre, due della Fisascat Cisl e uno della Filcams Cgil. «È il biglietto da visita del nuovo gruppo dirigente», sottolineano i sindacati di categoria, che unitariamente non esitano a chiamare in causa la «vergogna» che dovrebbero provare i grandi capi della catena di supermercati. Che poi, a ben guardare, il gruppo dirigente è nuovo soltanto in parte, perché in sostanza ai piani alti di Esselunga è stato ripristinato il vecchio regime: allontanato dalla stanza dei bottoni l’erede al trono Giuseppe, “reo” di non avere dimostrato una linea abbastanza dura nella gestione delle relazioni sindacali, il capostipite Bernardo Caprotti, sodale di Berlusconi, ha ripreso saldamente in mano il bastone del comando, scegliendo di circondarsi di manager in sintonia con le sue “vedute”.

            I risultati, secondo le organizzazioni sindacali, sono già evidenti. I lavoratori, comprensibilmente fiaccati da un’umiliante sistema di piccole e grandi vessazioni, hanno partecipato in misura palesemente crescente alle elezioni delle Rappresentanze sindacali unitarie, cioè a quegli organismi previsti dal contratto nazionale (che bene o male dovrebbe essere in vigore anche nei supermarket Esseleunga). Molti giovani, racconta Renato Losio, segretario generale della Filcams Cgil lombarda, «hanno scelto di candidarsi e di mettersi a disposizione per il lavoro sindacale». Forse inconsapevoli di quanto questo avrebbe fatto arrabbiare il loro padrone. Che però, da bravo cavaliere del lavoro, non è stato a lungo con le mani in mano ed è passato subito al contrattacco con tre bei licenziamenti ai danni di altrettanti delegati delle Rsu, regolarmente eletti. I motivi di provvedimenti tanto drastici, inevitabilmente destinati a suscitare clamore, suonano poi «pretestuosi», secondo quanto spiegano i sindacati. Il delegato della Filcams, per esempio, era stato in permesso sindacale nel mese di agosto, proprio su richiesta dell’organizzazione della Cgil, che aveva bisogno di lui per preparare l’attività informativa sul contratto nazionale appena rinnovato e su quello integrativo aziendale, ancora aperto. In quel momento la direzione del personale non trova nulla da obiettare, ma un mese dopo al lavoratore arrivano in rapida successione la lettera di contestazione e quella di licenziamento. Stessa storia, più o meno, anche per i due delegati della Fisascat Cisl.

            «Tre licenziamenti in un mese, dopo i rinnovi delle Rsu, che hanno rafforzato la presenza sindacale, sono un chiaro messaggio politico – osserva Renato Losio – e infatti, sebbene siamo riusciti a organizzare la mobilitazione di protesta nella sede interessata, abbiamo trovato lavoratori spaventati. Ed è proprio questo l’obiettivo dell’azienda. Loro il sindacato non lo vogliono. E allora, tanto per cominciare, la Filcams Cgil della Lombardia non si presenterà al tavolo di contrattazione per l’integrativo, Ma la reazione non si limiterà a questo. E intanto Caprotti rilancia lo slogan promozionale interno di Esselunga: colpirne tre per educarne trecento.