Esselunga risparmiò sulla sicurezza

26/09/2011

Milano – Nell’ottobre del 2009 un operaio morì schiacciato da un camion nell’area scarico merci del supermercato Esselunga in via Washington a Milano. Per quella morte bianca il pm Francesca Celle ha chiesto il rinvio a giudizio anche per la catena di punti commerciali di Bernardo Caprotti, che è imputata in base alla legge sulla responsabilità amministrativa degli enti perché, all’epoca dei fatti, "non si era ancora dotata di alcun modello organizzativo e gestionale" finalizzato alla "prevenzione del reato di omicidio colposo commesso con violazione delle norme sulla tutela della salute e della sicurezza sul lavoro".

Il pm ha chiesto il processo per omicidio colposo anche per sei dipendenti, fra direttori e responsabili della società, e per il legale rappresentante della azienda di trasporti per la quale lavorava la vittima. L’operaio, Claudio Birolini, 45 anni, con una moglie e due figli (assistiti dall’avvocato Michele Iudica), era rimasto schiacciato contro il muro da un camion, il 26 ottobre 2009, nell’area merci del supermercato. Secondo il pm, che ha disposto una consulenza tecnica, la tragedia si sarebbe potuta evitare se Esselunga avesse eliminato le "pendenze improprie del piazzale merci del supermercato" e realizzato "uno spazio di rifugio antischiacciamento" per gli autisti.

In più ci sarebbe voluto "un sistema di sorveglianza continuativa dei conducenti al carico/scarico su piazzale da parte di personale debitamente addestrato". L’assenza di misure di sicurezza ha però permesso, secondo il pm, a Esselunga di avere "un vantaggio per risparmio di costi di adeguamento antinfortunistico del supermercato". Il pm ha dunque chiesto il processo per la società, nella persona del legale rappresentante Caprotti.

Esselunga replica in una nota di aver appreso "soltanto dai giornali della avvenuta richiesta di rinvio a giudizio" e "contesta radicalmente i teoremi accusatori: l’autista era sceso dal camion senza aver inserito il freno a mano e lasciando il motore acceso. Queste gravi manchevolezze sono state contestate dal pubblico ministero alla Capozi Autotrasporti, datore di lavoro dell’autista deceduto e responsabile di non aver fornito al medesimo adeguata formazione alla guida di mezzi pesanti". Esselunga contesta infine "le insinuazioni per le quali l’azienda avrebbe risparmiato sulla sicurezza".