Esselunga e l’interesse degli inglesi di Tesco

21/06/2007
    AFFARI & FINANZA di lunedì 18 giugno 2007

      Pagina 35 – FINANZA

        Esselunga, il gioiello di Caprotti
        e l’interesse degli inglesi di Tesco

          GIORGIO LONARDI

            Trovatelo, un gruppo della grande distribuzione italiana che aumenta il fatturato del 12,3 per cento superando i 4.916 milioni di euro. Oppure che incrementa il risultato operativo di ben il 60,7 per cento attestandosi così a quota 340,8 milioni, pari al 6,9 per cento delle vendite. Senza contare l’utile netto, che sfiora i 180 milioni.

            Bisogna ammetterlo, Bernardino Caprotti, da sempre padrepadrone dell’Esselunga, sarà pure un uomo dal carattere ruvido, probabilmente l’unico italiano sinceramente convinto (insieme al suo amico Silvio Berlusconi) che i ‘comunisti’ minaccino ancora il nostro capitalismo. Però a 81 anni suonati pochi sanno fare il suo mestiere come lo fa lui. E allora?

            A prima vista i dati di bilancio 2006 di Esselunga ci ricordano solo due cose: 1) Bernardino Caprotti è ancora in grado di fare il miracolo mentre i consumi della grande distribuzione sembrano al palo (+0,3 per cento soltanto). Insomma, il patron di Esselunga è più bravo degli altri. 2) L’Esselunga quest’anno compie mezzo secolo di vita. Nel lontano 1957, infatti, il giovane Bernardino, appena tornato dagli Stati Uniti d’America, aprì in via Regina Giovanna a Milano il primo supermercato italiano. Il suo socio d’allora era nientemeno che Rockefeller. Una bella pagina di storia dell’industria, quindi, da incorniciare con splendide foto e immagini d’epoca di un’Italia che prendeva le misure del boom economico.

            In realtà il bilancio esibito da Caprotti rilancia con forza le voci circa una prossima vendita della Esselunga. Perché sarà pure vero che la catena è relativamente piccola, tuttavia la sua redditività non ha davvero pari. E dunque anche il valore dell’azienda dovrebbe aumentare di conseguenza. Certo, il patron ha sempre negato di voler cedere i suoi adorati negozi. Fino al punto di pubblicare fior di pagine di pubblicità sui quotidiani per escludere ogni ipotesi di cessione nei confronti delle Coop, che essendo in odore di ‘comunismo’ non possono nemmeno essere prese in considerazione.

            Adesso però, la situazione potrebbe cambiare. Il condizionale è d’obbligo perché il patron dell’Esselunga si diverte un mucchio a fare il suo lavoro. E non vorrebbe smettere mai. Però questo potrebbe essere il momento magico per concludere un buon affare spuntando il miglior prezzo possibile. Tutti vorrebbero l’Esselunga: sia gli italiani sia gli stranieri. In passato si è parlato anche di WalMart, il colosso mondiale della grande distribuzione a proprietà americana. Adesso però, dopo aver perso una sacco di soldi in Germania, WalMart preferisce per ora non scottarsi una seconda volta in Europa. E ha concentrato i suoi sforzi sul gigantesco mercato cinese, di certo più promettente di quello italiano.

            Certo, escludiamo dal novero degli acquirenti potenziali di Esselunga le Coop che nemmeno abiurando pubblicamente il loro passato potrebbero essere prese in considerazione da Caprotti, come dimostra la chiarissima presa di posizione di qualche tempo fa. Anche in questo caso, però, i pretendenti non mancherebbero. A cominciare dagli inglesi di Tesco che da mesi cercherebbero di imbastire un negoziato per poter mettere le mani sui 130 negozi (lui, Caprotti li chiama proprio così «negozi») della stessa Esselunga.

            In teoria l’operazione non dovrebbe essere difficile. Gli inglesi mettono mano al portafoglio e firmano un assegno che non si può rifiutare. Questo almeno dicono le leggi dell’economia. E quelle delle razionalità.

            Ma siamo sicuri che gli affari sino sempre e comunque il regno della razionalità? E se invece contasse di più il fatto che un anziano signore si diverte a fare il suo lavoro guadagnando la modica cifra di 180 milioni di euro all’anno? Oppure che quello stesso signore è convinto che nessuno sia tanto bravo quanto lui e che quindi sarebbe un peccato lasciare quel bel giocattolo che funziona bene in balìa di mani assolutamente inesperte?