Esselunga chiude tre centri-vendita

12/09/2005

    domenica 11 settembre 2005

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    Esselunga chiude tre centri-vendita


    Nuove voci: Caprotti vende? Tasco e Wal Mart in attesa

    Milano
    SORPRESA – In tre punti di Milano stanno per scomparire altrettante insegne, molto familiari ai milanesi, dei supermercati Esselunga. Dal 1957, anno di nascita di quella che attualmente è una delle più solide catene della grande distribuzione italiana, non era mai successo, soprattutto in Lombardia, che da sempre è considerata dal gruppo una sorta di riserva di caccia inviolabile. Finora, semmai, la famiglia Caprotti (proprietari di Esselunga) aveva sempre acquistato licenze altrui per aprire nuovi punti vendita; questa volta, invece ha deciso di cederne tre delle sue alla concorrente tedesca Billa Ag, che in Italia controlla il marchio Standa.

    Come sempre le comunicazioni di questa azienda padronale e paternalistica sono scarse poco trasparenti, ma quando nell’informare – quattro giorni fa – i sindacati, Esselunga ha assicurato che non ci sarà alcun taglio occupazionale nelle tre sedi (via Bergamo, via Amoretti e viale Ungheria) dalla quali verrà ammainata la sua insegna. Tutti i circa 70 dipendenti verranno ricollocati in altri punti della ramificata rete di vendita. E al tempo stesso Esselunga ha acquisito dai tedeschi una licenza commerciale a Pisa, e anche lì sono stati garantiti tutti i posti di lavoro.


    Ma perché – improvvisamente – Caprotti hanno deciso questa piccola ritirata? «I tre punti vendita per cui Esselunga ha ceduto le licenze sono considerati “negozi di vicinato”, sono cioè di dimensioni inferiori ai classici supermercati – spiega Sergio Fassina, segretario della Filcams Cgil lombarda – ed è quindi plausibile ritenere che non fossero particolarmente redditizi». E questa potrebbe essere una spiegazione già sufficiente, se non si trattasse di Esselunga e del territorio milanese. Infatti anche il sindacato avanza anche un’altra ipotesi che potrebbe giustificare l’operazione: «da tempo circolano voci di una possibile cessione dell’intera rete di vendita Esselunga da parte della famiglia Caprotti – ricorda ancora Fassina – e quindi questa triplice cessione di negozi poco efficienti potrebbe far parte di una fase di “ripulitura” richiesta dai potenziali acquirenti». Chi potrebbe comprare Esselunga? Le stesse “voci” accreditano l’ipotesi degli inglesi di Tasco più di quella degli americani di Wal-Mart.


    Ma difficilmente, anche dopo l’incontro tar azienda e sindacati della prossima settimana, se ne saprà di più.