Esselunga, Caprotti e l’«italianità»

23/01/2006
    venerdì 20 gennaio 2006

      FINANZA & MERCATI – Pagina 35

      Parterre

        Esselunga, Caprotti e l’«italianità»

          Bernardo Caprotti vende o non vende? È la domanda che ormai da alcuni mesi circola tra banchieri d’affari, grandi avvocati, società di consulenza, fondi private equity e "competitor" industriali. Una risposta sicura non c’è ancora e questo rende il gran circo della finanza ancora più curioso sulle scelte del patron di Esselunga.

          Di sicuro, c’è solo il carattere perseverante di Caprotti che, malgrado l’età (ha passato le ottanta primavere) sembra non voler affatto mollare la presa sul colosso dei supermercati. Ma da qualche settimana circola un’indiscrezione: il 2006 potrebbe essere l’anno decisivo. E i banchieri d’affari starebbero aspettando una data precisa per togliere dal cassetto il voluminoso fascicolo che già da tempo è stato preparato su Esselunga. Si attende maggio. Il 9 aprile ci sono infatti le elezioni politiche (dove il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, amico di Caprotti, punta alla riconferma) e prima di allora non è pensabile che un gruppo come Esselunga possa cambiare padrone. Soprattutto se a correre per l’acquisto sono colossi stranieri come Wall Mart e Tesco che andrebbero a intaccare l’«italianità» del gruppo. Sarà vero o Caprotti smentirà tutti un’altra volta? (C.Fe.)