Esselunga argina la crisi

21/01/2010

Esselunga si attrezza per resistere alla crisi, che durerà ancora un anno e mezzo. Lo fa continuando a scommettere sul fattore prezzo, per battere la concorrenza. E non rinunciando agli investimenti, con 203 nuove aperture previste nel giro di due anni e mezzo a Roma Ad annunciarlo è Bernardo Caprotti in persona, presidente del colosso della grande distribuzione italiana (140 punti vendita tra Lombardia, Toscana, Piemonte, Emilia Romagna, Veneto e Liguria) in occasione della laurea honoris causa in architettura e restauro conferitagli ieri a Roma dalla facoltà di architettura Valle Giulia dell’università La Sapienza. «Siamo riusciti a chiudere il 2009 con un fatturato in crescita – dice Caprotti – ma abbiamo dovuto fare i salti mortali, puntando sul forte incremento dei volumi di vendita, a fronte di prezzi che sono calati. La scorsa settimana abbiamo registrato sui nostri prodotti una deflazione del 7,5% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Quella del prezzo, ad ogni modo, resta la leva fondamentale per non perdere clienti, sempre più attenti allo scontrino della spesa».
Caprotti, 84 anni, milanese, è raggiante per l’onorificenza appena ricevuta, Un attestato alla sensibilità mostrata nel corso della sua lunga carriera imprenditoriale, iniziata negli anni 50 nell’azienda tessile di famiglia, ai temi della funzionalità degli spazi coniugata con l’eleganza alle forme («cosa rara- commentano dall’università romana nello sciatto scenario della grande distribuzione»). Un centinaio dei 140 store di Esselunga, infatti, sono stati progettati da nomi di grido dell’architettura, da Ignazio Gardella a Renzo Piano, da Fabio Nonisa Vico Magistretti.
Cappello e toga nera d’ordinanza indosso, conclusa la cerimonia ufficiale nell’aula magna della Sapienza, Caprotti si scioglie. E mette da parte il suo finora inscalfibile riserbo, al quale aveva derogato solo nel libro «Falce e Carrello», duro j’accuse anti-coop, sugli assenti ostacoli posti al suo gruppo nelle regioni rosse. ll patron di Esselunga non nasconde la difficoltà congiunturale. «In val Padana ogni giorno si chiude una fabbrica – commenta , c’è un problema irrisolto di costi, nonché di domanda e investimenti depressi». E avverte: «Per superare la crisi ci vorrà forse un anno e mezzo».
Poi ritorna sui progetti di investimento del gruppo Esselunga (6 miliardi il giro d’affari nel 2009, rispetto al 5,8 miliardi del 2008, e 19mila dipendenti). E conferma il più volte ventilato sbarco a Roma. Senza tralasciare le difficoltà dell’operazione. «In quest’area dice non abbiamo ancora un centro di distribuzione, che va creato ex novo». Non solo. Nella capitale mancano spazi adeguati. «Si tratta di una città monumentale, priva di siti industriali dismessi, dove appena si inizia a scavare è facile imbattersi in una villa antica. Detto questo, tra un anno dovrebbero aprire un palo di cantieri, con l’obiettivo di realizzare, tra circa un altro anno e mezzo, due o tre superstore a Roma e dintorni». Top secret le zone d’insediamento e i progetti architettonici.
Anche perché sono ancora molti i problemi che incontra la grande distribuzione. «L’Italia è un Paese in cui non si può muovere niente – attacca – In dieci anni, a livello di liberalizzazioni, si è fatta solo quella del pane, realizzata dal ministro Bersani, che non è riuscito per a spingersi oltre». A cui si aggiunge la normativa farraginosa. «Per aprire un punto vendita a Legnano chiosa ci sono voluti 21 anni. Per un altro superstore a Firenze, nella zona di Galluzzo, siamo in trattativa dal 1970».
Per finire, un giudizio sul governo Berlusconi: «Certe cose le ha fatte molto bene. Non è facile fare investimenti in momenti di crisi». E comunque il crollo è stato evitato «grazie ai provvedimenti finanziari presi in Italia e nel resto del mondo». E il mancato taglio delle tasse? «La priorità è abbattere i misti è la risposta a partire da quelli della burocrazia. Altrimenti, sarà difficile per il governo abbassare le tasse».