Esposto di Cofferati, aperta un’inchiesta

22/07/2002

20 luglio 2002



Il giallo delle lettere: ipotizzato il reato di diffamazione ai danni del leader Cgil

Esposto di Cofferati, aperta un’inchiesta

      La procura di Bologna ha aperto un fascicolo dopo la denuncia di Sergio Cofferati sul caso Biagi. L’ipotesi formulata dal pm, contro ignoti, è quella di diffamazione: i magistrati vogliono accertare chi parlò al professore di presunte minacce della Cgil. «Chi è l’ignoto – recita l’esposto – che in qualche modo ha fornito informazioni false, sicuramente false, al professor Biagi»; e perché una «parte offesa, che è il sindacato, a un certo punto è stato offeso». Dalle lettere di Biagi risulta che qualcuno, una persona a lui vicina e di cui il professore si fidava, gli avesse riferito di minacce indirizzate alla sua persona, e le avesse attribuite al leader della Cgil. Un’accusa respinta con sdegno dal sindacalista, che due giorni fa ha presentato un esposto-denuncia in cui sollecitava un’indagine. La denuncia di Cofferati riguarda in particolare un passaggio della lettera che il 2 luglio 2001 Biagi scrisse al direttore generale di Confindustria, Stefano Parisi, e in cui il professore bolognese esprimeva preoccupazione per presunte minacce che, secondo quanto gli era stato riferito «da persona certamente attendibile», erano state indirizzate alla sua persona da Cofferati. Non è l’unica lettera del consulente in cui Cofferati viene citato: il 15 luglio 2001 Biagi scrisse al presidente della Camera, Pier Ferdinando Casini, dicendosi preoccupato per la criminalizzazione della sua figura da parte dei suoi nemici, «in primo luogo Cofferati».
      Quello aperto ieri è il terzo filone d’indagine sull’assassinio del consulente di Maroni. Il primo riguarda esecutori e mandanti del delitto, rivendicato dalle Brigate Rosse. Anche due giorni fa alcuni magistrati emiliani hanno incontrato i colleghi della capitale, impegnati nell’istruttoria sull’omicidio di Massimo D’Antona e la rinascita delle Br. Il secondo fascicolo riguarda le responsabilità nella revoca della scorta e nella mancata protezione del professore, più volte minacciato.