Esercito, allarme precari «Uno è morto a Kabul»

22/09/2009

«È una manovra che non dà nessuna spinta e nessuno stimolo all’economia». Lapidario il commento del segretario della Cgil Epifani. I sindacati chiedono sgravi sul lavoro. Oggi il testo in consiglio dei ministri.

«Almeno uno dei ragazzi morti a Kabul, una volta tornato, avrebbe corso il rischio di non essere riconfermato ». Il rappresentante del Cocer al tavolo di Palazzo Chigi sulla manovra gela tutti. Eccetto il governo, che non dà risposte. Anche l’esercito lancia l’allarme precari:
come la scuola, come l’industria privata. Ma quando si tratta di rischiare su campi minati o sotto le bombe, la cosa fa davvero effetto.
Lavoro umiliato, vite spezzate. In nome dei risparmi, che per il 2010 chiedono all’esercito di tagliare le risorse per l’arruolamento del 40%. Vuol dire che chi è precario non entrerà mai.
Sono circa 27mila i soldati attualmente «in ferma breve». Finiscono in tutti i corpi, anche quelli «speciali» come la Folgore. In Italia prendono 25 euro al giorno, e se si ammalano salta la diaria. Nelle missioni di guerra (o pace?) la paga arriva a circa 150 dollari al giorno. Una manna, per chi non sa per quanto tempo ancora potrà lavorare. Loro vorrebbero un inquadramento stabile: ma i vincoli di finanza pubblica hanno bloccato le assunzioni. Così restano fuori,ma rischiano come gli altri.
C’è chi sta nel «regime-cajenna» di un anno più un altro anno, più due, più altri due. Così si arriva a sei anni di precarietà, che (se si è «fortunati») possono diventare otto. Altri sono «inquadrati» nel modello uno più 3 voluto da Antonio Martino. Dovrebbe essere l’anticamera dell’inquadramento, mai soldi non ci sono. Così, si resta nel limbo. Tra i precari dell’esercito, anche i militari impegnati nell’operazione strade sicure, lavorano come i poliziotti,ma a prezzi
stracciati. E in questo girone dantesco, fatto di fatica, speranze spezzate,vite sempre in bilico con la morte, il ministro Ignazio La Russa ha propostola «mini-naja», passaggio-lampo nei ranghi dell’esercito: 150 giovani in divisa per 15 giorni. Al costo di 450mila euro complessivi.
Il suo collega Giulio Tremonti non è da meno. Al tavolo sulla manovra, che sarà varata oggi dal consiglio dei ministri, non ha portato neanche un pezzo di carta, ha prospettato un intervento
leggero, a meno che in novembre non si incassi abbastanza dallo scudo fiscale. Infine ha difeso la sua «politica prudente» in tempi di crisi, bollando come «irresponsabile» una politica di spesa. Ha rivendicato risultati di finanza pubblica, con un Pil a -5% (in miglioramento rispetto al -5,2% del Dpef) nel 2010 e un deficit a +5%. In linea con l’Europa, si affanna a ripetere il ministro. Dimenticando che l’Europa ha già stanziato risorse per le politiche sociali. Da noi c’è il quasi-nulla. Tant’è che il tavolo di ieri si è aperto con lo strappo istituzionale delle Regioni. Il
presidente dei governatori Vasco Errani ha spiegato in una lettera i motivi della loro assenza da Palazzo Chigi: nessuna rassicurazione sulla sanità e sui fondi Fas. la manovra al varo oggi non fa che confermare i tagli decisi un anno fa, senza una strategia anticrisi. Tutte le parti sociali hanno chiesto un intervento fiscale sul lavoro. Male risorse risicate non sembrano accontentare nessuno. Fortemente critico il segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani: «È manovra che non dà nessuna spinta e nessuno stimolo all’economia. Abbiamo chiesto i soldi per il rinnovo dei contratti pubblici perché allo stato non risulterebbe nulla, così come non risulta nessun intervento fiscale nei confronti del lavoro dipendente e dei pensionati ». Interventi immediati sul fisco sono stati chiesti dal segretario generale della Cisl Raffaele Bonanni: «la situazione sta diventando drammatica, lo dicono tutti ma nessuno fa nulla. Bisogna dare sostegno al reddito. Un primo intervento può essere sulla detassazione della tredicesima o suun ulteriore abbattimento delle tasse sul secondo livello di contrattazione. Ma in prospettiva bisogna arrivare a una riduzione delle aliquote». Sulla stessa linea il segretario generale della Uil Luigi Angeletti. Confindustria ritiene utile che il governo stanzi «nuove» risorse e che avvii lo sblocco dei pagamenti della pubblica amministrazione verso le imprese.