Era nel mirino, ma tre mesi fa gli avevano tolto la scorta

20/03/2002


La Stampa web





retroscena
Guido Ruotolo


(Del 20/3/2002 Sezione: Interni Pag. 3)
IN UNA SUA LETTERA AVEVA SCRITTO: «QUESTO STATO NON HA APPRESO LA LEZIONE DEL DELITTO D´ANTONA»
Era nel mirino, ma tre mesi fa gli avevano tolto la scorta
Ora gli esperti dell´Antiterrorismo puntano sulla pista delle «nuove Br»

ROMA

MARCO Biagi era preoccupato, dalla fine di novembre gli avevano tolto la scorta a Bologna e a Modena, dove insegnava, e lui si sentiva esposto, indifeso. Lo aveva anche scritto, nelle settimane scorse, in una lettera amara al ministero del Lavoro: «Questo Stato non ha imparato niente da D´Antona». Uno sfogo che gli uomini di Maroni avevano inserito nel dossier inviato al Viminale per chiedere di ripristinare il servizio di tutela al professore. La scorta, Biagi l´aveva avuta per più di un anno, lui che al pari di Massimo D´Antona e di altri tecnici, consulenti ed esperti del ministero del Lavoro, svolgeva incarichi delicati. Era considerato il "padre" del Patto del lavoro di Milano, l´accordo firmato da Cisl e Uil e non dalla Cgil di Milano per creare nuova occupazione. Adesso, sindacalisti e amministratori milanesi ricordano che lui fu «il costruttore» di quel piano, che «trovò le soluzioni tecniche per realizzare tutta l´impalcatura del documento». Il Patto di Milano è stato più volte richiamato negli ultimi documenti dell´eversione di sinistra. Prima ancora che si celebrino i funerali, è già un scoppiato caso della tutela tolta al professore. Oggi toccherà al ministro dell´Interno, Claudio Scajola, prima in Consiglio dei ministri e poi in Parlamento, rispondere alle tante domande su questo omicidio. Il ministro Maroni, ricordano in via Flavia, in questi ultimi mesi aveva tempestato il Viminale, chiedendo che a Biagi e ad altri suoi stretti collaboratori fosse ripristinata e garantita la scorta. Proprio ieri, dopo l´uscita – alla fine della settimana scorsa – della relazione semestrale dei Servizi segreti al Parlamento che segnalava il rischio di una iniziativa brigatista contro obiettivi legati al mondo del lavoro, Maroni aveva preparato una nuova missiva. Il ministro chiedeva al Viminale e al Cesis, la struttura di coordinamento dell´intelligence, di intervenire per garantire la sicurezza a Biagi e «a quei tecnici di punta impegnati nella riforma del mercato del lavoro». La segreteria di Maroni proprio alle 18,30 di ieri pomeriggio aveva letto il testo al professor Biagi. Lui l´aveva apprezzato. Il ministro avrebbe dovuto firmarlo tornando dal salotto di «Porta a Porta». Un omicidio inatteso ma anche annunciato. Prevedibile, a rileggere oggi l´allarme lanciato nell´ultimo rapporto semestrale dei Servizi al Parlamento: «Si delinea il rischio che il terrorismo brigatista possa predisporsi a nuovi interventi offensivi, calibrati ora contro obiettivi simbolo dei principali Paesi partecipanti all´operazione "Enduring Freedom" (l´offensiva contro il terrorismo islamico di Al Qaeda, ndr), ora contro le espressioni e le personalità del mondo politico, sindacale ed imprenditoriale maggiormente impegnate nelle riforme economico-sociali e del mercato del lavoro, e, segnatamente, quelle con ruoli chiave in veste di tecnici e consulenti». Mondo del lavoro, tecnici, consulenti. Marco Biagi, appunto. Biagi come Massimo D´Antona, ambedue «sconosciuti al grande pubblico». Sottolinea ancora il rapporto dei Servizi: «Gli stessi ambienti oltranzisti con connotazioni semiclandestine, in via di ricompattamento, hanno mostrato rinnovato dinamismo in contesti sensibili, finalizzato ad integrare in un´ottica rivoluzionaria le istanze estreme provenienti tanto dalla contestazione antiglobalizzazione e anticapitalista quanto dalle proteste operaie». Nonostante le analisi, gli allarmi lanciati dagli analisti dei Servizi segreti, Marco Biagi ieri sera rientrava a casa da solo, in bicicletta, senza angeli custodi. Due ragazzi, su una moto, gli hanno esploso contro tre colpi di pistola. Due soli sono andati a segno. Il consulente del ministrero di via Flavia aveva avuto la tutela. L´aveva decisa il Comitato provinciale per l´ordine e la sicurezza di Bologna che gliel´aveva tolta a fine anno. Il ministro dell´Interno, Claudio Scajola, oggi dovrà spiegare il perché di questa scelta. Dovrà rispondere alle tante lettere inviate dal ministro Maroni, alle sue richieste di garantire la sicurezza ai suoi collaboratori, dovrà spiegare al ministro perché non ha mai risposto a quelle lettere. E dovrà convincere i familiari di Marco Biagi che la sua «amarezza» per uno Stato «che non ha imparato niente da D´Antona» non si fondava su elementi certi. Naturalmente, è ancora presto per attribuire con certezza alle Brigate Rosse l´omicidio del professore Biagi, si aspetta la rivendicazione. Gli esperti dell´Antiterrorismo, però, sono convinti che è da questa sigla che arriverà la rivendicazione. Colpisce che il teatro di questo omicidio sia la «piazza» di Bologna: «E´ la prima volta – spiegano dalla questura bolognese – di un omicidio politico-terrorista. Bologna era la città delle stragi degli Anni 70 e 80, dell´Italicus, della stazione centrale. Nell´area dell´antagonismo e della sinistra eversiva si segnala da tempo la presenza di un gruppetto di anarco-insurrezionalisti». E´ quel «gruppetto», probabilmente, l´autore, nei giorni del G8 di Genova, della pentola imbottita di esplosivo fatta ritrovare nel centro della città. E su Bologna che si sono concentrati i sospetti sugli autori di quelle lettere-esplosive fatte recapitare, sempre in quei giorni di luglio, a una caserma di Genova dei carabinieri, al Tg4 e a Benetton. In attesa della rivendicazione, gli esperti dell´Antiterrorismo restringono il campo delle ipotesi sostanzialmente a una, alle Brigate Rosse. Si va anche per esclusione, in questo lavoro di analisi e di ipotesi, in attesa di riscontri investigativi: finora, nel recente passato terrorista, gli altri gruppi, le altre sigle comparse in questi anni – i Nuclei territoriali antimperialisti, gli Nta, i Nipr, gli anarco-insurrezionalisti – non hanno mai colpito «obiettivi umani». Poco prima di imbarcarsi sull´aereo che lo riporterà in Italia,da New York il ministro dell´Interno, Claudio Scajola, ha ribadito l´analogia dell´omicidio Biagi con quello D´Antona. Erano le otto e venti del mattino, di quel 20 maggio del 1999 quando il professore Massimo D´Antona fu ammazzato. Erano le otto e mezza della sera, di ieri sera, quando i sicari, i killer sono entrati in azione a Bologna. Degli assassini di D´Antona, ancora oggi non sappiamo nulla. Ed è ancora troppo presto per ipotizzare che sia lo stesso gruppo di fuoco ad essere intervenuto a Bologna.