Equo-spesa al supermarket

02/09/2004



        sezione: ECONOMIA ITALIANA

        data: giovedì 2 settembre 2004 – pag: 14
        Commercio solidale / Giro d’affari di 35 milioni di euro per Ctm Altromercato
        Equo-spesa al supermarket
        I prossimi obiettivi sono rifornire mense pubbliche e importare materie prime

        MARCO DE CIUCEIS

        MILANO • Ha cominciato vendendo fuori dalle parrocchie dopo la messa, ora il commercio equo e solidale sta iniziando a colonizzare la grande distribuzione. L’idea, nata in Olanda nel 1959, era quella di pagare un prezzo più alto, e quindi equo, ai produttori agricoli del Sud del mondo, con lo slogan «trade, no aid», commercio non aiuti.
        E così è stato. In Italia sono attive otto centrali di importazione, la più importante è Ctm Altromercato con circa il 70% del totale, e un marchio di garanzia dato dalla Transfair, che attesta il rispetto di una filiera "equa" di importazione dei prodotti. Dodici milioni di italiani conoscono il commercio solidale e sette ne acquistano i prodotti: la grande distribuzione non ha potuto rimanere insensibile.
        «Se una volta entravamo negli ipermercati come prodotto di nicchia — spiega il responsabile delle vendite con la grande distribuzione di Ctm, Marcello Patera — ora stiamo diventando un settore che produce utili».
        E i dati lo confermano. L’esercizio chiuso a giugno 2004 di Ctm ha registrato un fatturato di 35 milioni di euro per l’import all’ingrosso, ma il valore dei prodotti al dettaglio raggiunge i 50 milioni, il 40% dei quali realizzato attraverso la Gdo. E le aspettative di crescita di questo canale distributivo «sono del 30% all’anno».
        Il primo contatto con la grande distribuzione è stato con la Famiglia Cooperativa del Trentino, che oggi commercializza i prodotti Ctm in 120 punti vendita. Coop e Carrefour hanno lanciato l’anno scorso propri marchi di equo e solidale, rispettivamente con «Solidal» e «ScelgoBio», e le linee sono in continua espansione (Coop sta ora lanciando il riso). Poi c’è Esselunga, partita nel ’96 con i palloni "solidali" in sette punti vendita: ora sono 15 i prodotti Ctm ad essere esposti in 75 punti vendita. Non solo banane e frutta tropicale, ma anche spezie, thè, caffè, zucchero e cacao. Poi ci sono la Ocean in 16 dei suoi 35 ipermercati e la Conad che conta 45 punti vendita "equi" nel Centro-nord e 30 nella fascia tirrenica.
        La svolta di Ctm verso la grande distribuzione risale al ’97, quando il consiglio direttivo approvò una risoluzione che ne fissava le regole.
        I prezzi dovevano essere gli stessi dappertutto, tanto nelle catene di supermercati, quanto nella rete Ctm delle «Botteghe nel mondo». Poi era necessario sfuggire alle logiche commerciali, rifiutando i premi di fine anno garantiti ai migliori fornitori dalla Gdo.
        «Abbiamo capito — spiega ancora Patera — che il nostro mercato può andare oltre il pacchetto di caffè e di zucchero venduto al privato, e ora stiamo orientandoci anche verso l’importazione di materie prime.
        Ci sono piccole e medie imprese italiane che sono interessate a lavorare il caffè o il cacao provenienti dai nostri canali di importazione».
        Poi lo sbarco nel settore della ristorazione, come fornitori delle mense pubbliche delle grandi città, come Roma, Milano e Genova, le cui amministrazioni hanno previsto bandi di gara premianti per i prodotti del commercio equo e solidale e per quelli biologici.