Epifani:aspettiamo il prossimo presidente

23/05/2003



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23.05.2003
Epifani:aspettiamo il prossimo presidente

«Ci vuole più rispetto per la Cgil». La posizione di Confindustria «spinge a votare sì al referendum del 15 giugno»

di 
Felicia Masocco


 Seconda solo alla magistratura la Cgil ieri è stata oggetto degli attacchi di Antonio D’Amato, con i suoi leader di ieri e di oggi il maggiore sindacato è stato additato come soggetto «politico» nella parte dell’intervento dedicato alle relazioni industriali e all’articolo 18. Sergio Cofferati, in particolare, colui in occasione del Patto per l’Italia «non ha voluto rinunciare a nulla per affermare la propria presenza politica»; colui che «non accettava il confronto per puro calcolo politico e non certo per ragioni sindacali», e con l’ex segretario «la più grande organizzazione sindacale al servizio di un disegno politico antagonista non solo del governo, ma delle stesse forze di opposizione». Quanto al referendum sull’articolo 18 cos’altro è se non «un regolamento di conti tra due frange massimaliste della sinistra»? Non sono parole nuove, già a suo tempo Berlusconi fece l’equivalenza magistratura-Cgil nel tentativo di delegittimarle entrambe e ascoltando D’Amato è davvero difficile non parlare di collateralismo tra questo governo e questa Confindustria.

«È dall’inizio della sua presidenza che sulla Cgil D’Amato non ne imbrocca una – ribatte ad assemblea finita Guglielmo Epifani -. Speriamo che il prossimo presidente scelga una strada più rispettosa». Arrivato in ritardo a causa del traffico Epifani ha ascoltato in piedi il resto della relazione, la prima da quando è segretario della Cgil. L’errore nel giudizio sul sindacato di Corso d’Italia sta nella premessa, fa notare, «non si può dire che la Cgil prende determinate posizioni perché fa politica. La Cgil ha espresso un proprio punto di vista ed è giusto che una grande associazione come quella degli industriali gli riconosca la dignità di una posizione diversa. D’Amato dice che la Cgil fa politica, è come se io dicessi che la Confindustria fa politica».

Non lo fa Epifani, lo fa il deputato diessino Pietro Folena che schierandosi a fianco della Cgil ricorda a D’Amato come un mese fa in quel di Torino – altro appuntamento confindustriale – l’imprenditore di Arzano «ha organizzato un ridicolo show conviviale per permettere a Berlusconi di farsi pubblicità e che adesso lo critica perché non è stato abbastanza liberista: cosa voleva di più, l’abolizione dello Stato?». L’attacco alla Cgil non è piaciuto neanche al responsabile economico della Quercia, Pierluigi Bersani «non è certo utile a creare un clima di dialogo tra le forze sociali», e per il vicepresidente della Camera Fabio Mussi «è intollerabile il tiro ad alzo zero contro la Cgil e Cofferati» che con le opposizioni hanno denunciato il declino dell’Italia che il leader degli industriali ieri di fatto ha «certificato»: «il matrimonio tra D’Amato e Berlusconi ha generato mostri», ha concluso Mussi.

«La relazione è stata deludente, non ha colto affatto i gravi problemi che affliggono il Paese – è la bocciatura di Epifani – ed è inaccettabile sulle pensioni». Com’era prevedibile la riforma previdenziale è stata reclamata a gran voce da D’Amato che si è tirato dietro le critiche non solo della Cgil, ma anche di Cisl e Uil, «una vera ossessione» dice Luigi Angeletti, «una posizione diametralmente opposta a quella del sindacato», sottolinea Pezzotta. Unite su questo, le confederazioni sono però divise sul giudizio complessivo su quanto ascoltato all’Auditorium della Tecnica: Pezzotta parla «di aperture che il sindacato dovrebbe cogliere», «c’è un’attenzione nuova ai problemi reali del Paese, sono possibili convergenze per arrivare a un nuovo patto sociale». Anche per Angeletti la relazione di ieri «è un passo avanti rispetto agli anni passati». Insomma, pare di capire che un nuovo «patto» sia all’orizzonte, senza la Cgil? Anche sul giudizio sulla magistratura si sentono parole diverse, per Epifani «D’Amato ha solo dato una mano a Berlusconi», Pezzotta e Angeletti hanno apprezzato l’invito a svelenire il clima.

Ma è quel che il leader degli industriali non ha fatto parlando dell’intesa sui metalmeccanici affermando che è «il» contratto e «non un contratto separato»; oppure del referendum sull’articolo sull’articolo 18, un quesito da «massimalisti»: confida il presidente degli industriali che i «no» al quesito e al referendum (con l’astensione) saranno maggioritari «dopodiché sarà più facile parlarne». Che cosa significa, che l’argomento potrebbe essere rilanciato dal governo? Che Confindustria vuole continuare lo scontro? Facile la risposta di Epifani: «D’Amato fornisce un elemento in più a chi vuole votare sì».