Epifania e Ognissanti a rischio

29/03/2004


LUNEDÌ 29 MARZO 2004

 
 
Pagina 8 – Economia
 
 
ECONOMIA E POLITICA

Epifania e Ognissanti a rischio

Il governo sposa la linea Raffarin e prepara lo stop a due festività
      Dietro le dichiarazioni di Berlusconi un progetto di riduzione dei "ponti" al quale lavorano i tecnici dell´esecutivo

      Nell´86 fu Craxi a reintrodurre la Befana, mentre Ciampi volle il ritorno del 2 giugno
      Ma la Lega ha nel mirino il 25 aprile e vuole celebrare San Marco in Padania

      ROBERTO PETRINI


      ROMA – Obiettivo: scardinare i due ponti ai quali gli italiani sono più affezionati. Quello che coincide con le festività di Ognissanti, il 1? novembre, e quello che con l´Epifania consente di allungare il periodo di ferie natalizie. Sono queste le due feste – per il momento in fase di studio – che il governo vorrebbe togliere ai nostri connazionali nella convinzione che, come ha detto Berlusconi, si fanno troppi ponti e che bisogna lavorare di più. Se il miracolo non arriva e il declino investe il paese non resta che ricorrere a misure d´emergenza: due giorni in più di lavoro all´anno.
      Del resto la Francia di centrodestra di Raffarin ha dato l´esempio. Ora anche per il noi l´obiettivo sarebbe la «scossa» al Pil: secondo quanto si calcola il sacrificio di due giorni darebbe all´Italia lo 0,1 in più del prodotto interno lordo. Insomma se lo scorso anno avessimo lavorato anche il giorno dei Santi e quello della Befana il Pil invece di crescere dello 0,3 per cento sarebbe salito dello 0,4.
      Non molto e dunque si capiscono le battute ironiche con cui i sindacati hanno accolto la proposta di Berlusconi, che pure ha trovato sponda nei giorni scorsi nelle tesi di Fiorella Padoa Schioppa: l´economista ha proposto di lavorare una settimana in più per aggiungere al Pil 3-4 decimi di punto. Basterebbe? Molti osservano che nel 2002, a causa dello scontro frontale del governo con i sindacati sull´articolo 18, si sono perse 28 milioni di ore di lavoro. E aggiungono che, forse, un ritorno del dialogo sociale potrebbe contribuire a recuperare molta della produzione industriale perduta. Per non contare i problemi del nostro export, quelli della concorrenza cinese e degli incentivi fiscali alle imprese.
      Ma poi: siamo veramente il popolo dei «ponti»? Forse in passato. Come alcuni ricorderanno una legge del 1976 – in piena austerity – cancellò con un colpo di spugna molte festività. Furono abolite San Giuseppe (19 marzo), l´Ascensione (29 maggio), il Corpus Domini (19 giugno), Pietro e Paolo (29 giugno) oltre al 2 giugno (Festa della Repubblica) e 4 novembre (festa della Vittoria). Successivamente si fece marcia indietro: Craxi ripristinò la Befana nel 1986, con il plauso del Papa e Ciampi ottenne nel 2001 il ritorno della festa del 2 giugno. Limitatamente a Roma, tornò la festa di Pietro e Paolo.
      Ma il terreno è minato: la Lega, ad esempio, lo scorso anno ha chiesto l´abolizione di una festa ad alto significato simbolico come quella della Liberazione del 25 aprile e ha proposto invece di ripristinare in Padania la ricorrenza di San Marco. Viceversa è stato proprio il Capo dello Stato a chiedere maggiore visibilità per una festa «dimenticata» come quella del Tricolore nato a Reggio Emilia il 7 gennaio del 1797.
      Tornando al profilo più tecnico della vicenda gli economisti sottolineano che la produttività del lavoro dipende più dall´inserimento di nuove tecnologie che dall´aumento del numero di ore lavorate, mentre il confronto con Francia e Germania sfata il luogo comune di un popolo di sfaticati: secondo i dati Ocse del 2002 in Italia ogni anno si lavorano in media 1.552 ore, in Francia 1.392,7 e in Germania 1.361,1. Negli Usa di più, ma si sa che è un altro mondo.
PARIGI

Via una festa per aiutare gli anziani

PARIGI – Un giorno di festa in meno per finanziare gli aiuti agli handicappati e agli anziani. Il disegno di legge è già stato varato e il provvedimento, salvo sorprese, dovrebbe entrare in vigore nel 2005. Contestato dalla sinistra e dai sindacati, applaudito dal Medef, corrispettivo della nostra Confindustria, Jean-Pierre Raffarin ha deciso di cancellare dal calendario delle festività il lunedì di Pentecoste. Anche se le modalità esatte dovranno essere discusse a livello di categoria, questa misura consentirà allo Stato di incassare nove miliardi in quattro anni. L´istituzione di una «giornata di solidarietà» è stata decisa dopo la canicola dell´estate scorsa, che è costata la vita a quasi 15 mila anziani. In pratica, i contributi sociali generati da quella giornata di lavoro in più andranno a finanziare il reclutamento di infermieri e inservienti nelle case di riposo, nonché a sovvenzionare l´impiego di personale a domicilio.
L´idea è stata duramente criticata dalla sinistra: «La sedicente solidarietà sarà pagata solo dai lavoratori dipendenti, obbligati a lavorare gratis un giorno in più», hanno detto i socialisti. Ma i sindacati si sono schierati contro anche per un altro motivo: la soppressione di un giorno festivo si accompagnerà alla creazione di una «cassa nazionale di solidarietà», che secondo le organizzazioni sindacali prefigura una rottura del patto sociale di solidarietà.
(g. mart.)

BERLINO
Schroeder ci pensa ma è dura
BERLINO – Serve tagliare le festività, allungare l´orario di lavoro e, se possibile, discutere della lunghezza delle ferie. Wolfgang Clement, superministro dell´economia, socialdemocratico come il cancelliere Gerhard Schroeder e ideologo dell´anima riformista-moderna della sinistra tedesca, ha un lungo cahier des doléances nel suo infelice e duro negoziato con il sindacato tedesco. Il grande problema per l´Azienda Germania non è rappresentato infatti dalla produttività media giornaliera, in media tra tre e quattro volte superiore a quella italiana, ma dai costi, dal fisco pesante, dal mercato del lavoro rigido e dalle ferie lunghissime: sei settimane l´anno garantite e pagate per contratto in media, un livello che in Europa condividono solo Lussemburgo e Austria. Le festività mantenute in Germania sono molte. Nove in media a livello nazionale. In alcuni Bundeslaender (regioni-Stato, che sono 16 in totale) la cifra sale fino a 13 come nella cattolica Baviera dove hanno sede Bmw Allianz e Siemens. Molte festività cristiane sono festeggiate e retribuite anche nell´altro Land del Sud, il Baden-Wuerttemberg, che ospita Mercedes e Porsche. Solo in Austria e in Spagna si celebrano e si ritengono giorni festivi retribuiti tante ricorrenze come nel sud ricco della Germania. Ogni richiesta di cancellare le festività si è sempre scontrata con l´ostruzionismo dell´opinione pubblica, dei partiti, dei sindacati e delle Chiese.
(a.t.)