Epifani vuol firmare col nemico D’Amato

21/05/2003

              EDITORIALE del 21 Maggio 2003

              RECESSIONE
              Epifani vuol firmare col nemico D’Amato

              Spero ci siano le condizioni per arrivare ad un accordo con la Confindustria sulle politiche industriali». Tradotta dal sindacalese, la frase pronunciata ieri da Guglielmo Epifani, ad un convegno dei Ds sulla competitività, vuol dire che la Cgil è pronta a sottoscrivere un’intesa. Che – quasi certamente – arriverà prima del voto sul referendum sull’articolo 18, fissato per il 15 giugno.

              Tradotta in linguaggio politico, vuol dire che si compie il primo passo – annunciato da Epifani – verso la risindacalizzazione della Cgil. A completarlo arriverà domani il consenso all’accordo da parte di Antonio D’Amato nella sua ultima relazione all’Assemblea generale della Confindustria. Un segnale importante visto che D’Amato aveva avviato la sua stagione proprio sfidando i «veti» della Cgil. Si torna indietro, o forse più semplicemente, ciascuno riprende in mano gli attrezzi del proprio mestiere. Che per gli attori sociali sono i negoziati finalizzati agli accordi, non a tutti i costi, ma solo quando esistono le reciproche convenienze.

              L’intesa che si profila, in un trattativa voluta fortemente dalla Cisl di Savino Pezzotta, non conterrà nulla di epocale. Alcuni suggerimenti al governo, in vista del Dpef, per rilanciare lo sviluppo, facendo leva sull’innovazione, la ricerca, il mezzogiorno, le infrastrutture. Un «patto civico» l’ha voluto battezzare Pezzotta, quasi a voler prendere le distanze da una politica (rectius: da un governo) distratta da questioni ormai effimere di fronte al precipitare della situazione economica. E’ solo di ieri il calo del 9%, su base annua, degli ordinativi nell’industria, dopo il dato negativo del pil nel primo trimestre dell’anno (-0,1%).

              Un accordo tra Confindustria e tutti i sindacati – al di là della reciproca legittimazione – è ancora un bel modo per interpretare la funzione delle organizzazioni di interessi. Purché non preluda all’ennesima supplenza.