Epifani: vogliono smontare la Resistenza

26/04/2005

    lunedì 25 aprile 2005

      Il segretario della Cgil a Sant’Anna di Stazzema, dove i nazifascisti massacrarono 560 persone
      Epifani: vogliono smontare la Resistenza

        Valeria Giglioli

          SANT’ANNA DI STAZZEMA. Piove a Sant’Anna di Stazzema e c’è una nebbia pastosa. Guglielmo Epifani è salito quassù per celebrare il 60° anniversario della Liberazione, in questo paesino delle Alpi Apuane in provincia di Lucca, dove il 12 agosto 1944 le SS, guidate dai fascisti, massacrarono 560 persone: donne, vecchi e bambini. Con lui sono venuti i rappresentanti della Cgil Toscana e le tante persone che hanno deciso di non dimenticare. Riempiono il Museo della memoria: 500 persone, anziani, giovani, padri e madri con i figli in braccio, tutti a festeggiare il 25 aprile. Il sindaco di Stazzema Silicani ringrazia il Comitato per le onoranze ai Martiri di Sant’Anna, ne fanno parte anche Anpi e Cgil, «perché se oggi possiamo esprimere liberamente la nostra opinione è grazie al loro lavoro di salvaguardia della democrazia». Gli interventi del vicepresidente della Provincia Torre e del vicepresidente uscente del Consiglio regionale Cecchetti parlano di memoria e giustizia, prima del racconto doloroso di Enio Mancini, sopravvissuto alla strage. Enio parla piano, ripercorre le tappe della barbarie nazifascista. Alza la voce una volta sola: «Sento parlare dei ‘ragazzi di Salò’ e non lo posso accettare. C’è chi è morto da assassino, chi da vittima». Enrico Pieri, una vita da metalmeccanico, ha la voce rotta dalla commozione: il 12 agosto 1944, a 10 anni, i nazifascisti gli hanno ucciso tutta la famiglia. Il segretario generale della Cgil parla per ultimo e per ricordare la strage fa sue le parole di Mario Luzi, «Sant’Anna, umile autorità che viene dal martirio».

          Sottolinea che «il 25 aprile è la festa di tutti, anche di coloro che non si riconoscono nel suo spirito: è questo il valore altissimo della libertà e della democrazia che abbiamo riconquistato 60 anni fa». E rammenta che l’Italia non fu liberata solo dagli Alleati: «Se si nega che il nostro paese fu liberato in virtù degli sforzi dei suoi cittadini si dimostra di non comprendere il legame tra Resistenza e Costituzione». Poi ricorda gli scioperi, dal 1942 al 1944: «Per la prima volta in Europa, in un paese occupato, si scioperava. 12mila lavoratori furono deportati tra il 1943 e il 1945: pagarono un prezzo altissimo, uomini e donne. Da queste lotte rinacque il sindacato e se il primo articolo della nostra Costituzione è quello che è, unico in Europa, lo dobbiamo a questa testimonianza».

          L’allentamento della memoria è in agguato, a confondere la verità: «’Si deve ai morti lo stesso omaggio’: c’è una parte di verità in queste parole; qui però non è la morte che rende diversi, sono le scelte fatte in vita. Come si può mettere sullo stesso piano chi lottava per la libertà e la democrazia e chi contro di esse? Chi si batteva per la libertà di tutti e chi credeva in una superiorità di razza?». E se il segretario generale della Cgil non dice una sola parola sul governo, afferma «che la revisione della Carta Costituzionale mina la coesione del paese, diversifica i diritti dei cittadini e riduce gli spazi di democrazia e partecipazione: si può dire anche oggi, perché la Costituzione è figlia delle lotte per liberare l’Italia dal nazifascismo». Alla fine un appello accorato: «Dobbiamo mantenere viva questa memoria: lo dobbiamo a chi ha pagato con la vita e per fare di valori come diritti, pace, democrazia e rispetto per la vita umana, il cardine della nostra società».