Epifani: una delle crisi peggiori

21/10/2003

 

martedì 21 ottobre 2003 
Pagina 7 – Economia
 
 
LE REAZIONI
Epifani: una delle crisi peggiori
D´Amato: riforme, non scioperi
          Per Fassino "non c´è uno straccio di politica economica". Il governo: "Fase difficile da almeno 3 anni"

          Confindustria: poco coraggio e rapidità da parte dell´esecutivo. Se il 2003 non chiuderà in miglioramento, il 2004 sarà ancora negativo
          LUISA GRION

          ROMA – I dati sono talmente evidenti da mettere tutti d´accordo almeno su un fatto: la crisi c´è ed è davvero grave. Sul «che fare» però le idee non sono chiare. Confindustria detta la lista dei «sì» e dei «no»: per rispondere al crollo di ordinativi e fatturati si facciano le riforme, ma non si faccia lo sciopero generale sulle pensioni. L´opposizione affonda il coltello nell´operato dell´esecutivo: «non c´è uno straccio di politica economica» commenta, ricordando come le proposte «bipartisan» fatte per uscire dalla secca non siano mai state prese nemmeno in considerazione. L´unico tentativo di sdrammatizzare le cifre lo fa il governo, ammettendo la crisi, ma la collocandola nell´ambito «dello scenario internazionale in evoluzione».
          Il «là» alle polemiche, sui dati Istat, arriva dalla Confindustria. «Il governo non è stato sufficientemente coraggioso e rapido – ha detto commentando i dati il vicepresidente Guidi – se non ci saranno mutamenti nel prossimo quadrimestre il 2004 non andrà meglio». Per uscirne dalla crisi, secondo gli imprenditori, c´è un´unica via: «reagire seriamente con riforme strutturali» realizzate però – chiede il leader D´Amato – alla tedesca, senza proteste. «Non come in Italia, dove, ancora oggi assistiamo a scioperi generali su una riforma delle pensioni che è necessaria per garantire equità generazionale e dare prospettive ai giovani». Parole – quelle di D´Amato – che hanno subito alzato il livello dello scontro con il sindacato. Mentre Epifani, leader della Cgil si è limitato a far notare come «il paese stia attraversando una delle crisi economiche peggiori degli ultimi anni» la Fiom, ha respinto l´accusa al mittente. «La recessione industriale non è figlia del destino – ha detto Cremaschi – ma ha almeno tre precisi responsabili. E´ colpa della Confindustria che in questi anni ha rappresentato un sistema di imprese che non ha avuto voglia di investire preferendo speculare. E´ colpa del governo, che ha scelto di attaccare il costo del lavoro con la flessibilità e la precarietà. E´ colpa della Bce che, con l´abnorme valutazione dell´euro sul dollaro, sta portando tutta l´Europa in stagnazione e recessione».
          Non meno drastica la valutazione dei Ds. «Siamo in uno stato di stagnazione produttiva tendente alla recessione, che ci portiamo dietro senza uno straccio di politica economica, finanziaria e industriale, in grado di affrontare il problema» ha detto Fassino «o si cambiano gli indirizzi di politica economica o non se ne esce. Il governo prenda atto del suo fallimento e cambi indirizzo, perché perseverare su una politica che riduce i margini di crescita e sviluppo del paese è una responsabilità che nessun governante può prendersi». Non solo: «se l´Italia cresce meno degli altri paesi – ha accusato il leader dei diessini – è per una variabile negativa che si chiama Tremonti».
          Accuse frontali cui il governo ha risposto tramite il sottosegretario alle Attività produttive Valducci: «Siamo in un periodo economicamente complesso e difficile ormai da almeno 3 anni – ha ammesso – ma forse ad agosto le cifre risultano eccessive a causa del periodo feriale e della stagionalità particolare». Le cause della crisi «sono legate a un nuovo scenario economico internazionale nel quale ormai sono entrati paesi che fino a pochi anni avevano un livello di export molto basso». La Cina certo, ma anche l´India.