Epifani: «Un miliardo e mezzo per le pensioni più basse»

11/06/2007
    sabato 9 giugno 2007

    Pagina 32 – Economia

      IL CASO

      Si scalda il clima in vista del confronto di giovedì. Bombassei: non cambiare la legge Maroni

        Epifani: "Un miliardo e mezzo
        per le pensioni più basse"

          Boeri e Brugiavini: sbagliato il no all´Ocse, stessi risultati con i "criteri italiani"

            ROBERTO MANIA

              ROMA – Almeno un miliardo e mezzo dell´extragettito fiscale deve essere destinato all´aumento delle pensioni più basse. L´ha detto ieri il leader della Cgil, Guglielmo Epifani, secondo il quale «non è più tollerabile» una situazione con un paese spaccato a metà, tra chi ha troppo e chi non riesce ad arrivare alla fine del mese.

              Epifani ha riaperto così la lista delle richieste in vista della ripresa del confronto con il governo. L´appuntamento è fissato per giovedì per parlare del prossimo Dpef e, appunto, della distribuzione del cosiddetto tesoretto. Ma il vero nodo è ancora rappresentato dalle pensioni. La sinistra radicale insieme alla Cgil (sono meno rigide Cisl e Uil) chiede di superare lo scalone (60 anni dal 2008 per le pensioni di anzianità), mantenendo l´attuale situazione (57 anni con 35 di contributi) senza aggiornare i coefficienti di trasformazione. Un´ipotesi bocciata dalla Confindustria: «Francamente è una soluzione difficile da comprendere», ha detto il vicepresidente Alberto Bombassei, per il quale «sarebbe di buon senso non cambiare la legge attuale», cioè la legge Maroni.

              E mentre si scalda il clima in vista del negoziato che dovrebbe chiudersi entro la fine del mese, non si attenua la polemica sul no del governo italiano al rapporto dell´Ocse sulle pensioni. L´Italia, unica tra i 30 paesi aderenti, non ha condiviso il report perché si ipotizza che un lavoratore entri nel mercato del lavoro a 20 anni e abbia una continuità contributiva di 45 anni. In particolare i tecnici del ministero della Solidarietà hanno chiesto di considerare, più realisticamente, una carriera di 40 anni di versamenti partendo da 25 anni di età. Eppure anche seguendo questa strada il risultato non cambierebbe: l´Italia resterebbe all´undicesimo posto tra i paesi dell´Ocse nella classifica dei tassi di sostituzione delle pensioni, cioè il rapporto tra pensione e retribuzione. A fare una simulazione, mettendo a confronto le due soluzioni tecniche, sono stati due economisti de lavoce.info, Tito Boeri e Agar Brugiavini, secondo i quali il no all´Ocse «ha tolto credibilità al governo italiano, rendendo ancora più difficile il negoziato in corso sulla riforma delle pensioni». E – sottolineano – «dietro all´obiezione "tecnica" si avverte il disagio nel vedere il sistema pensionistico italiano classificato come uno di quelli che offre trattamenti più alti (in rapporto al salario) tra i paesi dell´Ocse». Scrivono i due economisti (il testo integrale è disponibile sul sito www.lavoce.info) «il tasso di sostituzione stimato per l´Italia dall´Ocse (67,9%, vale a dire una pensione che rimpiazza circa due terzi del salario medio durante la vita lavorativa) è in linea con molte stime». «All´atto della riforma Dini – aggiungono – il Bollettino economico della Banca d´Italia stimava il tasso di sostituzione per analoga carriera e profilo retributivo addirittura al 75%. Anche i salari medi ipotizzati dall´Ocse (22 mila euro lordi all´anno), sono coerenti con altre fonti statistiche. Insomma – proseguono – (con il no, ndr) non si voleva far apparire il nostro sistema come troppo generoso. Ma se i "tecnici" avessero letto con cura le tabelle dell´Ocse, avrebbero potuto notare che il nostro sistema non è affatto generoso: è solo di una insostenibile pesantezza perché versando il 33% dei salari porta ad un tasso di rimpiazzo inferiore a quello di paesi, come la Svezia, in cui il contribuente versa meno del 19% del proprio salario. Inoltre le stime dell´Ocse dopotutto dimostrano che, anche con 45 anni di contributi, non si riesce a ottenere più di due terzi del salario. Per chi ha carriere discontinue questo traguardo è un miraggio. Ma il problema è più nel mercato del lavoro che nel sistema pensionistico».

              Infine, secondo Boeri e Brugiavini, sia i tecnici del ministero sia Epifani, che hanno contestato il tasso di sostituzione troppo alto, non hanno considerato il fatto che l´Ocse applica un ritocco automatico dei coefficienti. Che invece – è la conclusione implicita – entrambi non vogliono.