Epifani: tutto il sindacato faccia chiarezza sul numero degli iscritti

16/02/2010

Dopo le rivelazioni e le polemiche sulle presunte iscrizioni gonfiate dell’Ugl e dopo i dati sugli iscritti della Cisl, si è riaperto il dibattito sulla rappresentanza sindacale. Ne ha parlato anche Guglielmo Epifani, ieri a Milano per un’assemblea della Fisac – bancari e assicurativi – in vista del prossimo congresso della Cgil. Il numero uno di corso Italia ha chiesto «maggiore trasparenza » in tema di democrazia sindacale: «Non è possibile – ha detto – che uno si svegli la mattina è dica di avere cinque milioni di iscritti se invece ne ha 500mila. Noi ne abbiamo 5,7 milioni, e chiediamo che ci sia una certificazione trasparente. È anche una questione di rispetto di chi al sindacato è iscritto davvero».
POLITICA INDUSTRIALE Epifani ha poi proseguito parlando delle difficoltà che il Paese attraversa e dei nodi che andrebbero risolti. A partire dall’«assenza di una vera politica industriale, senza la quale non si può affrontare una crisi né facile, né passeggera. Non vogliamo essere catastrofisti – ha detto – mac’è tutta una serie di aziende che possono reggere con la cassa integrazione qualche mese, ma non ce la fanno più dopo un anno, un anno e mezzo». Commentando i dati negativi sul commercio estero nel 2009, il segretario della Cgil ha aggiunto: «L’Italia, che non ha avuto problemi col proprio sistema bancario-finanziario, paga molto la crisi perchè è il secondo paese esportatore dell’Unione europea dopo la Germania. E siccome questa è una crisi di domanda internazionale, noi soffriamo di più. Se il Pil italiano scende. del 4,9 per cento e quello di Germania e Giappone del 5, vuol dire che sono i paesi esportatori a pagare di più le conseguenze». Quando le cose miglioreranno, per il sindacalista non ci ritroveremo come eravamo tre anni fa, nel 2007. Perché «se perdi un’azienda nel mezzogiorno, la perdi; se un’azienda salta, salta. Avremo inoltre problemi sempre più gravi in assenza di regole di commercio internazionale e in assenza di un ruolo dell’Europa. Oggi scontiamo le debolezze costituzionali e funzionali dell’Ue». Epifani – che ha presentato alla platea la mozione che sosterrà al congresso, «I diritti e il lavoro oltre la crisi», alla quale verrà contrapposta «La Cgil che vogliamo» – ha concluso il suo intervento criticando la politica fiscale del governo: «Abbiamo un prelievo sul lavoro dipendente troppo alto, siamo quelli che pagano più tasse tra i paesi Ue», ha detto. A questo proposito ieri dalle Marche la Cgil ha dato il via all’iniziativa «Per un fisco giusto». Il sindacato porterà in giro per l’Italia la sua proposta di riforma fiscale fino al 12 marzo, giorno dello sciopero generale. La confederazione di corso Italia propone la riduzione della pressione fiscale sul lavoro dipendente e sui pensionati, con un bonus di circa 500 euro da erogare entro la primavera e poi con 100 euro medi mensili di riduzione del prelievo fiscale per i prossimi 3 anni, insieme alla riduzione della prima aliquota irpef dal 23 al 20 per cento