Epifani: «Sulle pensioni il governo rifiuta il dialogo»

03/12/2003


Economia e lavoro


03.12.2003
«Faremo una proposta alta e strategica». A tre giorni dalla manifestazione unitaria di Roma i tre segretari generali ribadiscono la linea del sindacato
Epifani: «Sulle pensioni il governo rifiuta il dialogo»

MILANO Una proposta «alta e strategica», da mettere a punto al termine di un dibattito serio e approfondito. Ma anche una proposta che non sarà alternativa a quella del governo, visto che ciò su cui il sindacato sta ragionando «è altro».
A tre giorni dalla grande manifestazione unitaria di Roma, il leader
della Cgil, Guglielmo Epifani, indica la strada che la sua confederazione intende seguire. Per parlare di pensioni e non solo. Perchè è difficile immaginare un confronto centrato soltanto sul futuro della previdenza quando ci sono problemi «devastanti» sulla sanità. O i problemi irrisolti che riguardano gli anziani. O, ancora, quelli legati alla riforma degli ammortizzatori sociali. Quando cioè è tutto il welfare ad essere messo in discussione e a richiedere un complessivo intervento riformatore nel segno dell’equità che, appunto, «affronti tutti i nodi insieme».
E anche perchè con questo governo è difficile trovare, al di là dei
proclami, un momento di confronto vero. Epifani – che interviene con Pezzotta e Angeletti a un convegno del Cnel – è esplicito. «Se l’esecutivo fosse davvero disponibile a un confronto – afferma – si aprirebbe un altro scenario. Ma prosegue il gioco delle tre carte, dice un giorno una cosa un giorno un’altra e non mi pare ci siano le condizioni per un confronto». Tanto che il leader della Cgil non esita a definire il dibattito che si sta sviluppando sulle pensioni come «pieno di falsità, di intenzioni non dichiarate, di sottintesi». In una parola, «non corretto».
Se gli accenti sono diversi, la sostanza non cambia nemmeno nelle
parole dei leader di Cisl e Uil. «Una proposta del sindacato in tempi brevi è ineludibile se vogliamo contrastare quella del governo» – dice Savino Pezzotta. «Su questo – ggiunge-dobbiamo
avere il coraggio di mettere in campo le nostre idee in tempi brevi, altrimenti arriviamo al confronto senza una proposta in grado di stabilizzare il sistema previdenziale italiano». Pezzotta al riguardo non ha dubbi. E fedele alla sua concezione di sindacato afferma di preferire «a una gloriosa sconfitta una modesta vittoria». Dopo il 6 dicembre, insomma, Cgil, Cisl e Uil devono essere in grado di mettere in campo una proposta unitaria. E che, come afferma Luigi Angeletti, dovrà essere «molto diversa da quella del governo».
Ed è proprio questo che il governo vede come fumo negli occhi. Così il ministro Maroni cerca di far buon viso a cattivo gioco e dice che «prima arriva, la controproposta, meglio è». Mentre il sottosegretario Maurizio Sacconi è molto più diretto. Ed esplicita il suo pensiero senza mezzi termini. «La speranza di intese sulle pensioni si lega inequivocabilmente alla possibilità che Cisl e Uil, unite con la Cgil solo nel no, se ne differenzino per le indicazioni positive sulle riforme da fare» – dice. Il governo, insomma, sa che può raggiungere i propri obiettivi solo a una condizione: che il sindacato torni a dividersi come è avvenuto per il cosiddetto «Patto per l’Italia».
Un obiettivo oggettivamente arduo da raggiungere, se Cgil, Cisl e
Uil riusciranno a mettere in campo una proposta di merito unitaria.
a.f.