Epifani: Sud senza investimenti

02/12/2002

            30 novembre 2002

            Dalla Cgil l’allarme sulla spesa sociale – A rischio 200mila posti
            Epifani: Sud senza investimenti
            Né rigore né sviluppo, solo tagli

            DAL NOSTRO INVIATO
            NAPOLI. La Finanziaria riduce le previsioni di incremento di spesa per il Mezzogiorno di 807 milioni di euro per il 2003 e di 9 miliardi di euro
            per il 2004. Le inversioni di rotta, più d’una, sulla politica di incentivazione per il Sud creano inoltre una stasi negli investimenti, aggravata anche dalle incertezze sul piano fiscale e societario. La Cgil, in un convegno a Napoli, lancia di nuovo l’allarme sul Mezzogiorno passando ai raggi X la manovra di quest’anno e le conseguenze che avrà sulla crescita delle regioni meridionali.
            Un allarme che si estende al tema dell’occupazione, che vale per tutto il Paese: sono oltre 200mila i posti di lavoro che la Cgil considera a rischio.
            Tutto questo in un momento in cui la crisi Fiat esplode diventando il simbolo di quel declino industriale del Paese più volte "profetizzato",
            come ricorda il leader dell’organizzazione, Guglielmo Epifani: «Il presidente Ciampi ha detto parole chiare sulla perdita di competitività del
            nostro sistema partendo da presupposti e analisi che sono molto vicine alle
            nostre».
            A peggiorare il quadro ci sono le novità sul fronte europeo.
            «Se l’Unione europea deciderà di rendere più pesanti i vincoli di finanza
            pubblica — ha detto Epifani — potrebbero esserci rischi di taglio della
            spesa sociale per un Paese come il nostro che ha un rapporto tra debito pubblico/Pil più elevato degli altri partners europei». Il segretario generale è preoccupato che il 2003 diventi l’anno dell’assalto su pensioni e sanità «ma i lavoratori —dice —non devono essere ancora sacrificati».
            Il rigore "dimenticato" da questa Finanziaria che è andata «in direzione opposta» e il pressing dell’Unione sui conti pubblici italiani fa intravvedere
            al leader Cgil un nuovo fronte da contrastare: «Sono allarmato — ha detto — perchè per i prossimi tre anni questo potrebbe richiedere al Paese una politica di rigore fortissima. Penso ci potrà essere una stretta molto forte sulla spesa sociale».
            Intanto oggi, in piazza, a Napoli la Cgil conta su 100mila persone per contrastare le misure adottate dal Governo sul Mezzogiorno. «La Finanziaria — ha detto Epifani — non fa rigore, nè sviluppo.
            La vicenda del Mezzogiorno, poi, grida vendetta. Sono state fatte cose senza senso. Avevamo strumenti di incentivazione che avevano mostrato di funzionare. Il Governo ha deciso di cambiarli tutti e poi ne ha ridotto le risorse. Alcuni sono stati ripristinati ma in questi sei mesi gli investimenti nel Sud si sono fermati. Mi pare un Esecutivo che non ha nè capacità nè un progetto per rilanciare crescita e sviluppo». La ricetta del sindacato di
            Epifani è quella dell’investimento in formazione, innovazione, ricerca. «Vedo — ha detto —che ora anche la Confindustria comincia a occuparsi
            di questi temi che sono centrali per uno sviluppo di qualità.
            La strada, dunque, non è quella dell’articolo 18. Basta guardare alle vicende industriali di alcune aziende che invece di puntare sull’innovazione
            di prodotto, si sono dedicate allo shopping finanziario dimenticando il core business aziendale». Il riferimento è alla crisi Fiat e non solo.
            Oggi, in piazza, a Napoli, la Cgil non parlerà solo degli «errori nella manovra», ma anche di quelli politici: la devolution, innanzitutto.

LINA PALMERINI