Epifani: solo dopo gli accordi la verifica sulla politica dei redditi

04/02/2003



Martedí 04 Febbraio 2003

ITALIA-LAVORO
Epifani: solo dopo gli accordi la verifica sulla politica dei redditi
Adesso serve un recupero importante dei salari
MILANO – «Quella sui contratti è una battaglia dura». Guglielmo Epifani lo ribadisce ai quadri e ai delegati lombardi della Cgil, che riempiono il teatro Carcano a Milano. Il segretario generale vuole un «recupero importante» dell’inflazione nei rinnovi di questa stagione, a partire dai metalmeccanici, e accetta di ridiscutere l’accordo del ’93, soltanto dopo la firma dei contratti. «Noi chiediamo di chiudere i contratti aperti, come quelli del pubblico impiego e della scuola, fermi da più di un anno, e che si cominci a entrare nel vivo il contratto dei metalmeccanici, per il quale finora c’è stata solo pretattica». Epifani difende la piattaforma presentata dalla Fiom – «c’è un’idea strana: che la nostra piattaforma sia fuori dalla politica dei redditi» – per poi contrattaccare, affermando che l’accordo del ’93 è stato tradito da chi non ha fatto i controlli adeguati su prezzi e tariffe e poi difende le idee della Fiom. «Confindustria e Federmeccanica – dice – non devono sottovalutare le richieste contenute nella piattaforma, soprattutto il fatto che i lavoratori si aspettano, di fronte a un’inflazione che sale continuamente, un recupero importante del potere d’acquisto». La Cgil vuole chiudere al più presto le vertenze aperte. Soltanto dopo i rinnovi contrattuali, si potrà pensare a una riforma della politica dei redditi, a una verifica dell’accordo del ’93, secondo Epifani: «Questo consente di togliere di mezzo il rischio che mentre si affrontano i contratti nazionali Confindustria provi a dire "cambiamo il modello". In questo modo non avremmo né il nuovo modello né i contratti nazionali firmati». Su quest’idea Epifani si dice d’accordo con il segretario della Cisl, Savino Pezzotta, per poi spiegare la sua tesi sulla contrattazione decentrata. «Il problema – sostiene – non è mai stato quello di dare più peso alla contrattazione di secondo livello. La nostra preoccupazione è sempre stata quella di non togliere al contratto nazionale le tutele a quella parte di lavoratori che non hanno il secondo livello di contrattazione, lavoratori che in molti settori sono la maggioranza». Prima di affrontare il nodo dei contratti, Epifani ha parlato di politica industriale. Il 21 febbraio la Cgil sciopererà da sola per chiederne il rilancio, perché l’Italia «perde settori importanti: le telecomunicazioni, l’elettronica di consumo, la chimica fine» ed è in difficoltà in altri settori come la moda. «I servizi e la new economy – dice il segretario della Cgil – non possono prendere il posto dell’economia industriale»: e la soluzione non passa per l’abbassamento del costo del lavoro quanto dal rafforzamento di ricerca e innovazione. ALESSANDRO BALISTRI