Epifani: si rischia il conflitto sociale

10/09/2010

«Ci sono rischi per un conflitto sociale e un autunno caldo, per questo bisogna abbassare, tutti, i toni». È l’appello di Guglielmo Epifani lanciato dalla Festa della Cgil di Roma che ieri ha rivolto un saluto a Raffaele Bonanni, all’indomani dell’aggressione subita a tornino alla kermesse nazionale del Pd.
Il leader della Cgil nel sottolineare che «nel Paese c’è una situazione pesante, il conflitto politico e istituzionale di questi mesi ha usato parole e atteggiamenti molto pesanti», chiama in causa il governo affinché «la finisca di dividere i sindacati», giudicando la decisione di Federmeccanica di recedere dal contratto del 2008 «benzina su una situazione di rottura che va invece ricomposta», uno «schiaffo non un ramoscello di ulivo».
Epifani conferma il "no" della Cgil al nuovo modello contrattuale, ricordando a chi definisce "storico" il protocollo del 22 gennaio 2009 che «nel comparto pubblico per il prossimo triennio non si potrà fare contrattazione per 3,5 milioni di lavoratori», mentre nel privato «le deroghe introdotte non sono limitate ad un punto ma ad intere parti dei contratti». È proprio il principio di derogabilità uno dei bersagli del leader della Cgil, perché «se ogni azienda fa la sua richiesta di deroga, cosa resta del contratto nazionale»? Epifani è pronto, invece, a discutere di quale debba essere il profilo del contratto nazionale per rispondere alle sfide della modernità: «Serve una forma di contratto nazionale che sia più larga per ridurre il numero dagli attuali 400 ad una quindicina – spiega –. E più leggera, ad esempio su orario e inquadramenti facciamo norme meno prescrittive, ma senza le deroghe che smantellano il contratto».
Il segretario generale della Cgil ribadisce le critiche alla manovra del governo: «Servono rigore ed equità – continua – tutti devono essere chiamati a fare sacrifici in proporzione al reddito e invece con la manovra chi guadagna 1 milione non dovrà pagare nulla, al contrario del contributo che devono dare pensionati e lavoratori che guadagnano mille euro al mese». Ma soprattutto la manovra «non guarda al futuro del paese, al contrario degli altri Paesi del mondo, come la Germania, che stanno investendo in sviluppo» e riferendosi alla sforbiciata decisa da Obama alle tasse per i redditi sotto i 250mila dollari, Epifani commenta: «Io mi accontenterei di un taglio della pressione fiscale per i redditi sotto i 50mila dollari». «Stiamo uscendo dalla crisi peggio degli altri – dice commentando i dati Ocse – il Paese è un po’ distratto». Poi la replica a Sacconi sull’accusa di andare contromano: è il contrario, dice, e ricorda l’assenza del ministro dello Sviluppo.

Proprio per protestare contro la politica economica del governo la Cgil ha organizzato per il 29 settembre una manifestazione a Roma, in connessione con la manifestazione dei sindacati europei che si terrà a Bruxelles: «Siamo in compagnia dei sindacalisti francesi che hanno scioperato tutti insieme in 2 milioni contro l’innalzamento dell’età pensionabile da 60 a 62 anni – continua – degli spagnoli che uniti hanno organizzato uno sciopero generale, dei tedeschi e dei greci che si sono mobilitati nelle settimane scorse». La Cgil sarà a fianco della Fiom nella manifestazione del 16 ottobre e a quanti lo accusano di aver scelto la strada dell’Aventino, Epifani replica: «Non ci piace e non ci faremo mettere sull’Aventino, ma dove erano costoro quando Berlusconi invitava tutti i sindacati tranne noi, o il ministro Tremonti organizzava incontri separati, senza chiamare un’organizzazione come la nostra che rappresenta milioni di lavoratori?» .
Infine una battuta sulla crisi politica che trae spunto dal recente viaggio in Cina: «Ho visto le cose incredibili che stanno facendo le industrie cinesi, i grandi progetti infrastrutturali, i parchi tecnologici, ho sentito di cosa discuteva la classe dirigente di quel Paese, in confronto alle piccolezze della nostra. Non ci meritiamo questo spettacolo, il nostro Paese ha bisogno di riforme vere».