Epifani si corregge. Gli statali verso lo sciopero

02/10/2007
    martedì 2 ottobre 2007

    Pagina 5 – POLITICA & SOCIETÀ

      Epifani si corregge.
      Gli statali verso lo sciopero

      Il segretario della Cgil vede «forzato»
      il suo pensiero nell’intervista data
      a Repubblica, ma non convince.
      In finanziaria mancano le risorse
      per rinnovare i contratti pubblici.
      Sciopero entro ottobre

        Francesco Piccioni

        Parole dal sen fuggite o «forzature» del giornalista (o ancor più del titolista)? L’interrogativo è vecchio quanto il giornalismo, e diventa irrisolvibile quando – come in questo caso – l’intervistatore (Roberto Mania, La repubblica) può vantare una lunga consuetudine di dialogo con l’intervistato (Guglielmo Epifani, segretario generale della Cgil).

        Certo, quel «soltanto il sì al referendum può salvare questo governo» era un titolo «forte». Certo, nel testo era presente una formula verbale più articolata («il voto per il sì è decisivo, perché siamo di fronte a un paradosso: tutti, sotto sotto, anche coloro che criticano il protocollo, sanno che è giusto che vinca il sì. Per ragioni di merito, ma anche perché in caso contrario salterebbe il banco»). Perfino ovvio identificare «il banco» con «il governo» o, il che è lo stesso, con gli equilibri politici attuali.

        Inevitabile la «correzione» dettata alla stampa, in tarda attinata, dalla portavoce di Epifani, quel «spiace riscontrare che emerga una evidente forzatura del pensiero del segretario della Cgil». Fatto sta che l’interpretazione generale – nel mondo politico e sindacale, anche da parte di quelli che lo conoscono meglio – ha dato per scontato che il pensiero di Epifani fosse tutto sommato ben rappresentato nell’intervista a Repubblica.

        Sinistra radicale e destra non si sono poste neppure il problema. Fosco Giannini, senatore eletto nelle liste del Prc ma distaccatosene sulla decisione di rifinanziare le missioni militari all’estero, è andato giù duro: «le sue parole rappresentano un vero e proprio ricatto su lavoratori e pensionati». Fino ad auspicare la «costruzione di un sindacato per la classe operaia e il mondo del lavoro». Il coordinatore della Rete28Aprile della stessa Cgil, Giorgio Cremaschi, era più appena più sottile, definendola «la dimostrazione della crisi del gruppo dirigente della Cgil, che da tempo ha perso la bussola. Non è un’intervista sindacale, ma politica». Conclusione: «Epifani ci dà ragione, da tempo diciamo che questo accordo è un disastro, perché peggiora le condizioni di tanta gente; non ci sarebbe nessuna ragione di firmarlo, se non quella di sostenere il governo. Purtroppo Epifani dice la verità». Per Marco Rizzo, comunisti italiani, «che Epifani abbia una sua posizione sul sì all’accordo, avendolo firmato seppur con riserva, è legittimo; che adesso i lavoratori debbano votare sì a un accordo sbagliato, che li penalizza, pare proprio eccessivo». Dalla destra accuse più rozze e prevedibili.

        Neppure dal fronte a lui più vicino arriva però sostegno. Raffaele Bonanni, suo pari grado nella Cisl, si dice «contento che si sia corretto» e -esagerando un (bel) po’ – «del governo non ci importa nulla, ci interessa il consenso al protocollo sul welfare». Anche Enrico Boselli, moderatissimo leader della Costituente socialista, lo bacchetta bonariamente: «Credo che abbia commesso un errore; non è un referendum sul Governo».

        Ma è la realtà a costrngere i sindacati, tutti, a bocciare per altra via le scelte del governo in materia di politica economica. In tarda serata le categorie del pubblico impiego di Cgil, Cisl e Uil si sono riunite insieme ai segretari generali confederali. Nei giorni scorsi era infatti emerso chiaramente che per il 2008 non erano previste spese per la copertura del rinnovo dei contratti (in scadenza il 31 dicembre di quest’anno). Come dire: il contratto non lo faremo e tireremo dritti come se fosse passata la «triennalizzazione», senza neppure trattarla. Inevitabile perciò la decisione di indire lo sciopero del pubblico impiego «entro il mese di ottobre». La data sarà decisa domani dal vertice tra i segretari di categoria. Prevedibile qualche problema, tra gli statali, nel voto sul «protocollo». A dispetto dell’indicazione di «votare sì».