Epifani: «Serve compromesso intelligente»

25/06/2007
    lunedì 25 giugno 2004

    Pagina 2 – Oggi

      Dpef e pensioni
      il sindacato

        Epifani: «Serve compromesso intelligente»

          Alla festa della Cisl, il segretario della Cgil rilancia e apre la strada a una rapida soluzione

            di Felicia Masocco inviata a Levico Terme

              FIDUCIA Sarà l’aria di montagna o la distanza da Roma che mette al riparo dalle turbolenze della politica, fatto sta che visto da Levico l’accordo sulle pensioni sembra più probabile. «È a portata di mano», «a un passo» scommette Enrico Letta che alla festa della Cisl ha il compito di rappresentare il governo e di allontanare l’immagine che se ne ha di questi tempi, quella di un puzzle non proprio elementare. Si dice molto ottimista il sottosegretario alla presidenza del Consiglio evidentemente incoraggiato dalle parole del leader della Cgil che al suo arrivo al parco delle terme ha parlato di «compromesso intelligente». Il governo ci metta in condizione di farlo, ha detto in buona sostanza Epifani «il primo passo sta all’esecutivo, noi siamo impegnati a superare lo scalone, a fare l’accordo migliore per la nostra gente, nel tempo più breve possibile». È Palazzo Chigi che deve prendere l’iniziativa, il compromesso che potrebbe portare fuori dalle secche deve essere «avanzato» e «spostato verso le domande dei lavoratori». Romano Prodi avanzi una proposta unitaria.

              Una primo test per capire se l’aria è davvero cambiata sarà oggi, è previsto un vertice informale a Palazzo Chigi per discutere di aumento delle pensioni basse. L’orientamento è partire da quelle di chi pur avendo versato contributi non arriva a 500 euro al mese. Ma dentro e fuori del Palazzo sarà difficile eludere il nodo dell’età, quello su cui si misura la tenuta del governo e che nel programma ufficiale è fissato per domani. La parola sta alla politica, lo dicono anche Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti, è questa la sintesi che esce con chiarezza dalla due giorni della Festa cislina che ieri ha chiuso i battenti. E rovescia la lettura di chi indica il sindacato come l’ostacolo maggiore ad uscire dall’impasse previdenziale.

              «Compromesso» è una parola-tabù, tutti lo praticano ma guai a dirlo esplicitamente. Pronunciandola il segretario della Cgil toglie argomenti agli editoriali della domenica che lo additano più o meno come il solito «signor no», e invita a cercare altrove tanto le rigidità quanto la non volontà di fare un accordo. Il riferimento è ancora a Tommaso Padoa-Schioppa, nonostante le critiche ricevute anche qui a Levico da Franco Marini, nessuna retromarcia dal leader della Cgil. «Sono laico, non ho problemi di lesa maestà: il ministro ha sbagliato» ha detto riferendosi alla diffusione dei conti sullo scalone a poche ore dalla trattativa, cifre che gli interessati hanno dovuto leggere sui giornali. «Se continua così sarà lui a rendere difficile l’accordo. Nulla di personale, ma fino ad oggi la sua rigidità è stata un problema».

              Superare lo scalone costa, lo sanno anche i sassi. Le ultime quotazioni si aggirano intorno al miliardo, sia per mettere scalini al suo posto, sia per sostituirlo con il sistema delle quote, cioè un mix tra età anagrafica e contributiva che dia, ad esempio, il risultato di 96. Risorse da trovare, ma i segretari di Cgil, Cisl e Uil insistono: «È chiaro che si deve tener conto dei numeri, ma gli accordi non si fanno soltanto con questo». Cioè con la calcolatrice. Parole di Epifani che assumono toni ultimativi nell’intervento di Luigi Angeletti che era e resta scettico su un esito positivo, continua a mostrare riserve e minaccia lo sciopero. «Delle due l’una – ha spiegato – o l’accordo si fa con la calcolatrice o si fa con la politica», il governo smetta di essere «ambiguo», decida. «E se danneggerà i lavoratori faremo quello che fa un sindacato: sciopero». Pessimismo tattico? Da sindacalista consumato Angeletti è tra quelli che nelle trattative spostano fino all’ultimo il «punto di caduta». Inoltre la tradizione «salarialista» della Uil punta ad appesantire le buste paga proponendo, questa volta, la detassazione degli aumenti salariali, magari in cambio di interventi sullo scalone che devono contemplare libertà di scelta e incentivi per chi rimane al lavoro. Resta da capire se Angeletti porterà il suo scetticismo fino alla rottura dell’unità sindacale dopo che la disponibilità mostrata dai suoi colleghi ha rafforzato il partito dell’accordo.

              Fosse per Raffaele Bonanni, l’intesa si sarebbe fatta qui, nel parco amato dall’imperatrice Sissi. Pattista per indole, il segretario della Cisl accelera più di altri e a quanti si pongono nell’ottica dello scambio dice che «l’accordo si deve fare». «Bene che la Cgil chieda un compromesso. E anche sulla gradualità per superare lo scalone, sono convinto che in fondo in fondo sarà condivisa». Il suo intervento chiude la festa e il dibattito cui hanno preso parte anche il direttore generale di Confindustria, Maurizio Beretta e quello di Confcommercio Luigi Taranto che hanno sostenuto le ragioni dell’impresa. «Noi – ha concluso Bonanni – lavoriamo perché questo maledetto scalone sia più scalabile, con incentivi, santi incentivi, santi scalini, santa libertà». Certo, ha ammesso, i soldi sono pochi, ma «meglio poco che niente», soprattutto in virtù del fatto che «non c’è scambio», il sindacato non paga poste. Per chi ha bisogno di ammortizzatori sociali, per chi vive di pensioni minime l’intesa «sarebbe una buona notizia». «Dov’è lo scambio?». Decisamente ottimista.